I siciliani ritornano a "casa" per paura del contagio

In aumento, in questi ultimi giorni, i viaggi di ritorno nelle proprie famiglie in Sicilia, da parte di studenti e lavoratori che si erano trasferiti al Nord. Temono per il contagio del virus ma, il loro rientro, fa preoccupare gli abitanti dell'Isola

I siciliani ritornano a "casa" per paura del contagio

Dopo i primi tre casi di contagio da coronavirus a Palermo, aumentano le misure precauzionali su disposizione del governo regionale. Alle misure contenitive applicate per evitare che si accrescano i casi di contagio, i siciliani si sono divisi nel frattempo su due correnti di pensiero differenti: da una parte c’è chi adotta i comportamenti richiesti con la dovuta prudenza e chi, dall’altra è caduta nella psicosi da Covid-19. In quest’ultimo filone vi sono anche numerosi cittadini che adesso iniziano a temere per il rientro in Sicilia di tutte quelle persone originarie dell’Isola che, pur lavorando al Nord, stanno facendo rientro nella loro terra d’origine.

Proprio così, sono infatti in tanti i siciliani che lavorando nelle Regioni colpite dalla presenza del virus, in preda alla paura, stanno organizzando i bagagli per ritornare a “casa”. Molti di loro, stanno facendo rientro nelle proprie città d’origine utilizzando autobus e macchine come mezzi di trasporto. I bus che stanno arrivando nelle varie stazioni, sono pieni rispetto al solito di questo periodo, dove i flussi di viaggiatori registrati, sono stati sempre molto contenuti. Il piazzale Rosselli di Agrigento, ad esempio, sta facendo registrare un numero di arrivi insoliti per il mese di febbraio. C’è chi, per evitare il ricorso ai mezzi pubblici, si mette a bordo delle proprie auto percorrendo diversi chilometri alla guida prima di arrivare alla destinazione prefissata. Fra le persone che scelgono la macchina, ci sono anche quelle che lanciano dei messaggi, tramite i social, invitando chi vuol condividere il viaggio.

Tutto questo sta generando allarmismo fra molti siciliani che non vedono di buon occhio il rientro dei propri concittadini provenienti dai luoghi dove, per motivo precauzionale, scuole ed uffici, risultano in gran parte chiusi. Con le stesse modalità di come i cittadini bergamaschi hanno portato il coronavirus a Palermo, si teme che, chi provenga da quelle città, possa adesso dar vita a non pochi problemi sul fronte sanitario.

La situazione ad Agrigento

Al momento, fra le varie città dell’Isola, in provincia di Agrigento, vi sono alcune famiglie che, provenienti dalle città focolaio del virus sono state messe in quarantena dall’Asp. Fra loro vi sono anche tre carabinieri. Adesso che numerosi studenti e lavoratori stanno rientrando in città, controllare tutti diviene molto difficile. Questo, a maggior ragione, in virtù dei mezzi di trasporto utilizzati per i quali non vige nessun controllo. Si tratta tra l’altro anche di una preoccupazione espressa ieri pomeriggio dal presidente della Regione Nello Musumeci nel corso del vertice tenuto con tutti i prefetti dell’Isola a seguito di una conference call avuta con il premier Giuseppe Conte. "A parte gli aeroporti- ha detto ieri il governatore regionale- c'è il problema di chi arriva con i treni e lì non è stato effettuato alcun controllo così come con i bus di linea. Credo di avere il diritto e il dovere di chieder che la Sicilia non diventi la terra di approdo per chi sa che qui non trova alcun controllo e quindi alcuna barriera”.

L’ordinanza del sindaco di Agrigento

In un'ordinanza pubblicata dal primo cittadino, Calogero Firetto, si legge l’invito a tutti i cittadini che arrivano ad Agrigento dalle città focolaio del virus, di darne immediata comunicazione alle autorità competenti. “In attuazione dell’art. 3, comma 1, del decreto legge 23 febbraio 2020, n. 6, – si legge nella nota-e per le finalità di cui la medesimo articolo, gli individui che dal 1° febbraio 2020 sono transitati ed hanno sostato nei comuni richiamati dalla disposizione (in Lombardia: Bertronico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini; in Veneto: Vò), sono obbligati a comunicare tale circostanza al dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, ai fini dell’adozione, da parte dell’autorità sanitaria competente, di ogni misura necessaria, ivi compresa la permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva”. Rimane adesso un dubbio: tra gli arrivati, ci sarà davvero chi seguirà le direttive imposte dal'ordinanza?