"Così certi magistrati hanno distrutto la vita di mio padre..."

La storia di Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia, che ha visto arrestare ingiustamente il padre per una falsa trascrizione di un'intercettazione ambientale

"Così certi magistrati hanno distrutto la vita di mio padre..."

Un’intercettazione trascritta male, a causa di un “miraggio acustico” di cui sarebbero stati vittima gli inquirenti, basta per rovinare la vita di una persona e di una famiglia intera. È l’incredibile storia che Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia e componente della commissione Giustizia, ha raccontato a Quarta Repubblica, il talk show di Nicola Porro.

L’onorevole nel 2005 ha 19 anni, vive una vita tranquilla. Fino a quando, in una notte di maggio, gli uomini della Dia (la direzione investigativa antimafia) irrompono dentro casa per arrestare il padre. “Io e mia madre - racconta la deputata - pensavamo che si trattasse di un errore, che si sarebbe tutto risolto il giorno dopo”. E invece Salvatore Siracusano resta nel carcere Gazzi di Messina cinque mesi.

L’accusa è delle più infamanti: concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e riciclaggio. L’inchiesta, chiamata “gioco d’azzardo”, coinvolge in totale 64 persone. Tra gli indagati ci sono avvocati, imprenditori e magistrati. Il faldone delle intercettazioni è enorme: 53 mila pagine. Ma c’è una registrazione ambientale in particolare che, secondo la procura di Messina, incastra il padre di Siracusano. È una conversazione di 32 minuti registrata all’interno di un bar nel quale si sarebbe parlato di traffico di armi e di droga, ma anche di mandanti di omicidi.

Peccato che si tratti di un clamoroso falso, come spiega l’onorevole: “Non c’era assolutamente nulla, la trascrizione dell’intercettazione era totalmente inventata. L’audio in realtà era incomprensibile, non si distingueva alcunché di quello che mio padre diceva ai suoi due interlocutori, un magistrato e un avvocato”.

E così Salvatore Siracusano resta dietro la sbarre, finché non interviene il tribunale del riesame che ordina la sua scarcerazione. Ma la definitiva assoluzione arriva solo dopo diversi anni: le posizioni di tutti i 64 indagati vengono archiviate dalla procura. “Il processo non si celebra nemmeno. Nessuno viene rinviato a giudizio, tutti innocenti”.

Ma l’amarezza resta e anche numerose domande. Com’è potuto succedere che un’accusa così infamante sia stata portata avanti sulla base di un’intercettazione completamente inventata? Per ristabilire la verità, questa volta sotto accusa vengono messi i cinque inquirenti. Ma anche per loro alla fine arriva il proscioglimento. “Oltre al danno la beffa perché una perizia ordinata dal giudice per l’udienza preliminare discolpa gli inquirenti con una motivazione che non si è mai sentita prima”, dice Siracusano. E infatti nella perizia, datata 5 maggio 2008, emerge l’assurda causa che avrebbe indotto chi indagava all’errore: “Essendo così degradato il segnale acustico (…) molto spesso o quasi sempre. Quando si fanno questo tipo di trascrizioni, c’è il pericolo che quello che viene trascritto, è semplicemente un ‘miraggio acustico’, cioè io sento perché mi convinco di sentire così”.

In pratica gli inquirenti si sono convinti di aver sentito delle parole che non sono mai state pronunciate e per i magistrati questa cosa può evidentemente capitare, non merita di essere condannata così come ha confermato la Cassazione. “È una vergogna. L’inchiesta che ha portato all’arresto di mio padre è nata per colpire altri giudici, è stata una guerra tra bande. Peccato che - commenta con amarezza Siracusano - di mezzo ci siano andate persone innocenti”. Ora non resta che il ricordo di quelle settimane drammatiche: “Non dimenticherò mai il rumore della chiave dell’ufficiale di polizia penitenziaria che chiudeva il cancello di quella stanza dove andavo a trovare mio padre che nel frattempo diventava sempre più magro, sempre più devastato. E non dimenticherò mai la gogna mediatica. L'unico che scrisse a favore fu Gian Marco Chiocci. Fu uno stillicidio...".

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