Dall'Ue, 50 milioni per finanziare tre terapie anti-Covid 19

Tra i progetti di ricerca anche quello dell'Irb di Bellinzona, guidato da Luca Varani, che si concentra sullo studio degli anticorpi: i tre modi per farli diventare terapia

Lo scorso 30 gennaio, l'Unione Europea ha lanciato un bando, per incoraggiare progetti di ricerca sull'epidemia che si stava sviluppando in Cina. Bruxelles, che inizialmente aveva stanziato 10 milioni di euro, aveva capito per tempo che bisognava fare il possibile per combattere il Covid-19. Successivamente, il denaro destinato alla ricerca è arrivato fino a circa 50 milioni, che serviranno per finanziare 17 progetti.

I 17 team di ricercatori, che hanno a disposizione un budget di 47,5 milioni di euro, lavoreranno su diversi fronti. Infatti, gli scienziati puntano a sviluppare nuovi vaccini, efficaci contro il nuovo coronavirus, sia per la prevenzione del contagio, che per il trattamento. Inoltre, numerosi sforzi si concentreranno anche sui test diagnostici rapidi, che dovranno rivolgersi, in primo luogo, agli operatori sanitari. Altro obiettivo dei team di ricercatori è quello di arrivare a proporre nuovi trattamenti, a cui si arriverà con un duplice approccio: da un lato, accelerando trattamenti già "in cantiere", dall'altro identificando molecole che potrebbero attaccare il virus. I progetti "aiuteranno a sviluppare sistemi di monitoraggio migliori, al fine di prevenire e controllare efficacemente la diffusione del virus".

Tra i progetti che partecipano al bando europeo c'è anche quello dell'Istituto di ricerca in biomedicina (Irb) di Bellinzona, di cui fa parte anche Luca Varani. Il centro, che usa l'approvvio immunologico contro le malattie infettive, aveva già effettuato diversi studi sull'Ebola, sulla Sars e sulla Mers e ora, con la collaborazione di un team internazionale, darà il suo contributo anche per lo studio del nuovo coronavirus. L'intenzione è quella di sviluppare nuove immunoterapie contro il virus, partendo dagli anticorpi, che sviluppano i pazienti colpiti dai virus o dai batteri che entrano in contatto con l'organismo. "I pazienti guariti con COVID-19 hanno anticorpi nel sangue che lo hanno sconfitto- spiega Luca Varani- Il consorzio vuole sfruttare questi anticorpi in tre modi diversi e indipendenti".

Il primo consiste nel prelevare il sangue dei pazienti guariti dal Covid-19, estrarne gli anticorpi e somministrarli poi come farmaci ai pazienti malati. Questa soluzione, a cui sta lavorando il Karolinska Instituteta Stoccolma, partner del consorzio, "ha il vantaggio di essere veloce e relativamente semplice ma richiede ripetute donazioni di sangue".

Il secondo approccio, a cui stanno lavorando i ricercatori dell'Università di Braunschweig, in Germania, consiste nel prelevare frammenti degli anticorpo dei guariti dal Covid-19 e mescolarli, "cercando di ottenere un anticorpo artificiale", che risulti in grado di neutralizzare il Sars-CoV-2.

Il terzo metodo di lavoro punta, invece, alla ricerca dei migliori anticorpi presenti nel sangue dei guariti, che hanno dimostrato di essere in grado di sconfiggere la malattia. Una volta individuati, i ricercatori intendono riprodurli e somministrarli come farmaco. "il vantaggio- spiega Varani- è che una volta identificato un anticorpo 'buono', può essere 'prodotto in serie' in modo continuo".

I 17 team di ricerca sono già al lavoro e dovrebbero condividere rapidamente i dati, così da arrivare il più velocemente possibile a una soluzione.

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