Debito pubblico a prova di crisi

La cattiva notizia è che il superbonus 110%, fortemente voluto dal governo Conte 2 (Cinquestelle-Pd), continua a produrre crepe nei nostri conti, elevando il debito oltre ogni rovinosa previsione

Debito pubblico a prova di crisi
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La cattiva notizia è che il superbonus 110%, fortemente voluto dal governo Conte 2 (Cinquestelle-Pd), continua a produrre crepe nei nostri conti, elevando il debito oltre ogni rovinosa previsione. In estate si pensava che il costo di quella scriteriata iniziativa si potesse contenere in 90-100 miliardi, già di per sé cifra mostruosa; da qualche giorno abbiamo appreso che la voragine ora si è allargata a 160 miliardi, e ancora non è finita. Tutti denari sottratti alle attività di governo nell'affannosa ricerca di un consenso che, come si è visto, non ha portato fortuna a chi l'ha cavalcato, ma che oggi pesa drammaticamente sulla testa di tutti i cittadini alle prese con un debito cresciuto in un anno di 149,5 miliardi.

C'è però anche una buona notizia: grazie al maggior coinvolgimento dei risparmiatori italiani nelle iniziative del Tesoro che ieri ha collocato con successo la terza emissione di Btp Valore, più del 73% del debito pubblico oggi è custodito in portafogli nazionali. Una circostanza che, sebbene non sia di per sé garanzia di tenuta di fronte a eventuali tempeste finanziarie, rappresenta però un argine più solido davanti a potenziali fughe precipitose di investitori esteri, che avrebbero - come accaduto in passato - conseguenze letali per i conti e l'immagine del Paese. Dunque, un motivo in più per guardare alla situazione italiana con minore apprensione, cosa peraltro che da mesi i mercati stanno facendo anche grazie a un governo che alla distanza sembra non temere le turbolenze legate ai passaggi elettorali locali, dimostrando una tenuta segnalata con precisione dallo spread stabilmente a quota 150.

D'altronde, probabilmente i più accorti investitori istituzionali hanno cominciato a guardare in controluce la qualità del debito italiano, visto che al netto delle follie grilline e degli interessi è quello cresciuto meno negli ultimi vent'anni a dispetto di partner europei apparentemente più virtuosi.

E siccome non sono lontani gli anni in cui l'Italia era tra i pochi Paesi dell'Unione a poter contare su un surplus primario pressoché

ininterrotto (lo stato di grazia è durato fino alla pandemia), l'idea di scommettere sull'Italia non è poi così peregrina. Come dimostra la quota di debito pubblico in mano a istituzioni estere, cresciuta in un anno di 50 miliardi.

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