Sarah Scazzi, mistero senza fine: Sabrina Misseri innocente o colpevole?

A dieci anni dal ''delitto di Avetrana'', il legale di Sabrina Misseri, il professor Franco Coppi, non si dà pace: ''Sabrina è una vittima''. Ma la criminologa Bruzzone non ha dubbi: ''Nessun mistero sui colpevoli''

Intrighi, bugie e depistaggi. A dieci anni da quel tragico pomeriggio del 26 agosto 2010, in cui fu uccisa una ragazzina di appena 15 anni, Sarah Scazzi, il delitto di Avetrana resta uno dei casi più controversi e macabri della cronaca nera italiana. Due processi e 11 condanne non sono bastati a chiarire le dinamiche di un crimine maturato in un contesto familiare claustrofobico, viziato da una presunta rivalità amorosa tra cugine e da un silenzioso omertoso che tace, forse, verità inenarrabili e ancor più dolorose. Chi ha ucciso davvero la giovane Sarah? ''Sono state Cosima e Sabrina, senza ombra di dubbio. Michele Misseri, invece, si è occupato della soppressione del cadavere. Non c'è alcun mistero sul delitto di Avetrana'', dice la criminologa Roberta Bruzzone a IlGiornale.it. "Sabrina Misseri è una vittima del delitto di Avetrana come, del resto, lo è anche la signora Cosima'' rivela alla nostra redazione, invece, il professore e avvocato penalista Franco Coppi.

Chi è Sarah Scazzi

Bionda, minuta e con un sorriso vagamente accennato sul volto. Nelle foto diffuse dai familiari dopo la presunta scomparsa, in un vano e disperato appello, Sarah Scazzi appare serena, fasciata in un miniabito scuro o in una maglia arancione che nasconde le sinuosità ancora acerbe. Cresciuta ad Avetrana, una cittadina con 6.700 abitanti, nell'estate del 2010, ha da poco terminato il secondo anno dell'istituto alberghiero di Maruggio. ''Da grande'' sogna di fare l'estetista o, in alternativa, la cuoca in un ristorante di Milano. Le sue ambizioni sono modeste, fin troppo per una ragazzina così giovane. Ma Sarah è cresciuta in una piccola realtà di paese e, probabilmente, le basta una fantasticheria misurata per fare voli pindarici. Nella ridente cittadina pugliese si conoscono tutti, e tutti sanno che la ragazzina trascorre gran parte delle sue giornate a casa Misseri, con zio Michele e zia Cosima, ma soprattutto in compagnia della cugina Sabrina, di sette anni più grande. Fa parte di una comitiva di ragazzi, tutti tra i 20 e i 27 anni, con i quali si raduna alla sera presso il pub 102 per una cola e quattro chiacchiere. Non ha grilli per la testa ma solo un immenso bisogno di ''coccole'' e una voglia smisurata di esplorare il mondo fuori dalla porta di casa. Mamma Concetta è una fervente testimone di Geova mentre papà Giacomo è impegnato per lavoro lontano da casa. Poi c'è Claudio, il fratello che vive a Milano, e al quale Sarah confida le emozioni di un'adolescente qualunque ma con l'ingenuità bonaria di una bambina, la stessa che la condannerà ad un morte crudele in un torrido pomeriggio d'estate.

Cosa succede il 26 agosto 2010

Quel giorno Sarah si organizza per andare al mare con la Sabrina Misseri e un'amica comune, Mariangela Spagnoletti. Costei avrebbe dovuto prelevare entrambe con l'auto davanti alla villetta dei Misseri, al civico 22 di via Deledda. L'incontro è concordato per le 14.30, ma la 15enne non si presenterà mai all'appuntamento. La madre, Concetta Serrano Spagnolo, racconta che la giovane, di rientro dalla spesa con il padre, pressapoco alle ore 13, si è ''chiusa in camera per 15 minuti'', dopodiché avrebbe mangiato un cordon bleu alla svelta e raccattato i teli da mare dalla cantina. A quel punto, si sarebbe allontanata dall'abitazione di Vico II G. Verdi, circa 3/4 d'ora prima dell'orario fissato per l'appuntamento con la cugina. Sabrina sostiene - e i tabulati telefonici lo confermano - di aver inviato due sms alla cugina alle 14.25: ''Metti il costume che andiamo al mare'' e poi un altro alle 14.28 ''Hai ricevuto il messaggio?''. Sarah avrebbe quindi fatto partire uno squillo di conferma per la ricezione del messaggio ma alle 14.42 il suo cellulare è già spento.

La prima ipotesi: "Sarah rapita da uno sconosciuto"

''La persona che ha rapito Sarah, se ha un minimo di coscienza, la lasci tornare a casa". Sono le parole che Sabrina Misseri pronuncia tra le lacrime nei giorni successivi alla presunta scomparsa della cugina 15enne, allorquando i media cominciano ad interessarsi alla vicenda di Avetrana. Gli appelli della giovane, al tempo 22enne, vengono rilanciati in molteplici programmi televisivi con interviste esclusive e collegamenti in diretta dalla villetta di via Deledda. "Sabrina ha una personalità fortemente narcisistica – spiega la criminologa Bruzzone –, mente senza mai tradirsi una sola volta, è sempre fedele al ruolo che recita. È lei a gestire i rapporti coi media, ad essere protagonista della scena. Questo è tipico di tutte le personalità manipolative''. Intanto, gli investigatori lavorano al caso seguendo la pista dell'allontanamento volontario o, in alternativa, quella del rapimento da parte di un malintenzionato che avrebbe adescato la ragazzina sui social. Ma la verità è ben altra e, dopo un mese di ricerche inconcludenti, salterà fuori in tutto l'orrore.

Michele Misseri diventa lo ''zio assassino''

Occhi azzurri, un cappello calato sulle orecchie e mani arse dal sole. Michele Misseri, 57 anni, è un agricoltore, lavora nei campi del Tarantino, tra distese di uliveti e fichi d'india. Appare piuttosto schivo davanti alle telecamere e alle domande incalzanti dei giornalisti sulla nipotina, quella che lui e la moglie Cosima hanno cresciuto come ''una terza figlia'', risponde quasi sempre tra le lacrime. Suscita sentimenti di tenerezza alle prime apparizioni televisive al punto che passerà alla cronaca, e al pubblico del delitto di Avetrana, come "zio Michele''. Ma la sera del 28 settembre qualcosa cambia. L'uomo fa ritrovare il cellulare di Sarah, semibruciato e provvisto della sola sim, in un campo poco distante dalla sua abitazione. Dice di averlo riconosciuto dalle ''linguette delle lattine di Coca Cola'' che Sarah collezionava. Da quel momento, la misteriosa scomparsa della giovane assume contorni delittuosi e tutti i sospetti degli investigatori ricadono proprio su quell'uomo taciturno che, fino a quel momento, era rimasto defilato. Tacciato di ipotizzabile colpevolezza, diventa adesso lo ''zio assassino''.

La confessione del delitto e il ritrovamento del corpo

Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, al termine di un interrogatorio durato 9 ore, Michele Misseri confessa l'assassinio della nipote. In estrema sintesi, il contenuto della prima confessione si sostanzia nella rivelazione di un'azione condotta da un raptus omicida, esploso allorquando la giovane ragazza era scesa nel garage della casa di via Deledda mentre il 57enne era intento nella riparazione di un trattore. Il movente, a suo dire, sarebbe quello sessuale. Dopo le dichiarazioni rese agli inquirenti, Michele conduce i carabinieri nel luogo in cui è stato riposto il cadavere di Sarah, in un pozzo cisterna ''a campana'' in località Contrada Mosca. Dopo complesse e articolate operazioni di recupero, la salma della 15enne viene sottoposta all'osservazione del medico legale. L'esito della autopsia, dopo qualche settimana, fuga ogni dubbio sulla dinamica del decesso: ''Asfissia meccanica da costrizione''. Un solco nella parte posteriore del collo, di circa 2,6 millimetri, induce a pensare che sia stata soffocata con una cintura o un oggetto nastriforme. Ma proprio quando la quadra del delitto sembra essere fissata, la vicenda assume tutta un'altra piega.

Le verità dello zio assassino e l'ombra sulla figlia Sabrina

Per ben 7 volte Michele Misseri viene ascoltato dagli inquirenti e, in tutte le circostanze, fornisce descrizioni ''altalenanti'', così come le definisce il professor Franco Coppi, sulla esecuzione del delitto. La confessione chiave, quella che segnerà in definitiva il caso, è quella del 15 ottobre 2010. Lo zio di Sarah chiama in correità la figlia Sabrina. ''Nello sviluppo dichiarativo successivo e, ancora, nel corso dell'incidente probatorio, - si legge a pagine 4 della sentenza della Cassazione emessa il 21 febbraio 2017 – attribuiva, di converso, alla figlia stessa la responsabilità esclusiva dell'omicidio. Ammetteva contra se la sola soppressione del cadavere". Dunque, non avrebbe ucciso Sarah ma si sarebbe occupato di occultarne il cadavere. Nel corso della udienza preliminare, rendendo dichiarazioni spontanee, e nel corso del dibattimento, alle udienze del 5 e 12 dicembre 2012, ritratterà le accuse nei confronti della figlia attribuendosi l'esclusività del delitto. ''Michele Misseri non è mai stato in grado di raccontare i fatti in maniera coerente col ruolo di assassino. Non ha mai saputo dire neanche come fosse stata uccisa Sarah – spiega la dottoressa Bruzzone –. È stato, invece, di una precisione chirurgica per quello che riguarda la soppressione del cadavere. Ricordo benissimo il frangente in cui ci indicò dove aveva nascosto le chiavi di casa di Sarah. Ci indicò l'incavo di un ulivo, uno uguale a tutti gli altri che c'erano nelle campagne di Nardò. Ed effettivamente le ritrovammo proprio lì. Invece, per quello che riguarda l'esecuzione del delitto è stato sempre molto impreciso fornendo versioni incompatibili con la realtà dei fatti. Lui sa chi ha ucciso Sarah ma non sa dire in che modo, non ha neanche un'idea dell'arma usata per uccidere Sarah''. E, forse, a quel punto ne hanno un'idea anche in procura. Il 15 ottobre 2010, sulla scorta di quanto affermato dal padre, viene infatti disposto il fermo di Sabrina: è accusata di concorso in omicidio. Il 21 ottobre il gip di Taranto decide la convalida del fermo, basandosi anche sulla testimonianza dell'amica Mariangela Spagnoletti, la quale riferisce che, vedendo la cugina in ritardo all'appuntamento, Sabrina Misseri "appariva agitata", ripetendo che la ragazzina era stata certamente rapita e che occorreva avvertire immediatamente i carabinieri. L'ennesimo, inatteso risvolto di un delitto che non smette mai di riservare colpi di scena.

Il ''gioco del cavalluccio'': Sabrina e Cosima alla sbarra

Nell'atto istruttorio, Michele Misseri conferma che Sabrina gli ha confidato la circostanza del ''gioco del cavalluccio''. Afferma che, dopo pranzo, è stato svegliato dalla figlia. La 22enne gli avrebbe detto che stavano giocando, per l'appunto, e che Sarah era caduta. Chiestole cosa doveva fare, egli avrebbe garantito alla figlia che si sarebbe assunto la colpa. Dunque, avrebbe tolto la cinta dal collo della nipote e successivamente avrebbe caricato il cadavere in auto per dirigersi a Contrada Mosca per disfarsene. Cambia dunque la posizione di Sabrina che, da complice del misfatto, diventa esecutore esclusivo dell'omicidio. A seguito di ulteriori indagini, l'accusa nei confronti di Sabrina diviene solo di omicidio, mentre cade quella di sequestro di persona. Successivamente, in data 26 maggio 2011 viene arrestata Cosima Serrano, madre di Sabrina, con l'accusa di concorso in omicidio e sequestro di persona. Dall'analisi dei tabulati risulta, infatti, che il suo telefono cellulare avrebbe effettuato una chiamata dal garage, mentre la donna dichiara che, quel pomeriggio, non si sarebbe mai recata nel garage, circostanza sulla quale i carabinieri del Ros in sede di deposizione all'udienza del 27 marzo, pur precisando di non poter esprimere alcuna certezza, si sono espressi in termini di "compatibilità". Ci sono le dichiarazioni del fioraio di Avetrana, Giovanni Buccoleri, che dichiara di aver visto le due donne rincorrere la giovane Sarah in via Deledda, nel primo pomeriggio del 26 agosto, costringendola a salire a bordo della Opel Astra di Cosima. Successivamente l'uomo ritratterà dicendo di averlo solo immaginato o sognato. Ma per la Corte territoriale il suo narrato è ''di naturale reale''. ''Nel corso del procedimento viene ritenuta attendibile la testimonianza del fioraio - spiega il professor Coppi - Ma quanto può essere credibile? Lui dice prima di averle viste e poi di aver sognato la circostanza. Se solo si decidesse a dire la verità...''.

L'orrore in 15 minuti

A quel punto però per la procura tutti i tasselli del puzzle si combinano in un disegno delittuoso progettato con fulminea lucidità. Per la fase esecutiva dell'omicidio, la Corte d'assise d'appello osserva che la morte di Sarah è avvenuta nell'arco temporale tra il momento in cui la 15enne viene condotta dalle due imputate nell'abitazione di via Deledda e l'arrivo della Spagnoletti, verosimilmentre tra le 14.00 e le 14.15. In quei pochi minuti sarebbe esplosa una lite violenta tra le due cugine che avrebbe costretto Sarah ad andar via. A quel punto, sarebbe intervenuta Cosima che avrebbe inseguito la ragazza in strada con l'Opel Astra e, dopo averla affiancata, l'avrebbe caricata con la forza a bordo. In auto con la donna ci sarebbe stata anche la figlia Sabrina. Rientrate nella villetta del civico 22, Sarah viene strangolata con una cintura salvo poi essere trasferita nel garage con un passaggio interno alla casa. Successivamente, entra in gioco Michele Misseri; a lui viene affidato il compito di far sparire il cadavere e gli effetti personali della ragazzina. ''È tutto finito'', assicurerà l'uomo nel corso di una telefonata alla moglie alle 15.25.

Il movente e le condanne: nel 2020 sono 11

Il movente del delitto è rinconducibile ad un sentimento di gelosia che Sabrina avrebbe nutrito nei confronti della 15enne per via di Ivano Russo, il cuoco 27enne di Avetrana che fa parte della comitiva di amici, con il quale la Misseri ha un flirt. Nello specifico, ''il corto circuito emotivo'' sarebbe scattato quando Sarah confida al fratello che la cugina sarebbe stata respinta dal giovane durante un approccio sessuale. Cosima, informata dei fatti, avrebbe progettato con la figlia, in maniera fulminea, il delitto per impedire che la fuga di notizie inguaiasse la reputazione della famiglia: Avetrana è un paese piccolo e la gente mormora in fretta, ''Si tratta di una invenzione bella e buona - commenta il legale di Sabrina, il professor Coppi - In aggiunta, trovo che sia di una banalità assurda. Senza contare che la relazione tra i due ragazzi si era già interrotta a fine agosto del 2010. E poi a Sabrina sarebbe bastato non portare la cugina con sé quando usciva con lui, non serviva molto. Eppure, non lo ha mai fatto: le voleva bene come fosse una sorella''. Fatto sta che, il 20 aprile del 2013 la Corte d'assise di Taranto condanna all'ergastolo Sabrina Misseri e Cosima Serrano per l'omicidio di Sarah Scazzi. Michele Misseri viene invece condannato a 8 anni per concorso in soppressione di cadavere. Il 27 aprile del 2015, al termine del procedimento appello, le pene inflitte per i reati ascritti agli imputati vengono rinconfermate. Il 21 febbraio 2017 la Corte di cassazione non retrocede sulle posizioni della Corte territoriale e, in via definitiva, attribuisce la paternità del delitto alle due donne; ''zio Michele'' si è occupato della sopressione del cadavere e, in aggiunta, ha inquinato le indagini. Il 22 gennaio del 2020, il giudice monocratico del tribunale di Taranto, Loredana Galasso, emette 11 sentenze nei confronti di altrettanti imputati nel processo bis per depistaggi nell'inchiesta. Tra questi, vi è anche Ivano Russo a cui vengono comminati 5 anni per le ipotesi di false informazioni ai pm e falsa testimonianza alla Corte d'Assise.

C'è davvero un'altra verità?

Nonostante il caso sia concluso, i dubbi che alla vicenda possa sottendere una verità altra da quella trascritta agli atti permangono. Ma è davvero così? Insomma, chi sta mentendo? "Nessun mistero su Avetrana. – sostiene con tono perentorio la criminologa Bruzzone – Ad uccidere Sabrina sono state Cosima e Sabrina mentre Michele Misseri si è occupato della sola soppressione del cadavere. In quella famiglia comandava Cosima, è lei che dettava gli ordini e nessuno si sarebbe sognato mai di contraddirla. Michele aveva un ruolo subalterno, ha coperto la figlia e la moglie assumendosi la responsabilità del reato. E dopo dieci anni, escludo che possa avere un sussulto di coscienza''. Di tutt'altro avviso, invece, è l'avvocato Franco Coppi: ''Sabrina è innocente, così come lo è Cosima Serrano - dice - Il responsabile è Michele Misseri ed il movente del delitto è quello sessuale''. Non si dà pace il legale per la pena inflitta alla sua assistita: ''Vivo col terrore di morire senza aver potuto dimostrare l'innocenza di quella ragazza - conclude – Sabrina è un'altra vittima del delitto di Avetrana, è un peso che ormai mi porto nel cuore''.

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Commenti
Ritratto di bandog

bandog

Sab, 26/09/2020 - 13:30

vabbuò, vorrà dire che la povera Sarah si è suicidata!!!

investigator13

Sab, 26/09/2020 - 13:52

in questo omicidio il vero mistero è il ruolo di Cosima la madre di Sabrina. E' lei che sa la verità: Chi delle due ha materialmente ucciso Sarah, lei che ha preferito il carcere per stare accanto alla figlia per consolarla e sostenerla psicologicamente dopo l'omicidio? E' così? Probabilissimo che l'omicidio sia avvenuto per qualcosa che Sarah avrebbe confessato alla madre di Sabrina che non andava detto per nessuna ragione, qualcosa che Cosima non doveva assolutamente sapere riguardo sua figlia. Non lo sapremo mai

gigi0000

Sab, 26/09/2020 - 15:24

Oltre ogni ragionevole dubbio! Nei processi mediatici, e non soloi, tale principio viene rispettato? Sono sufficienti supposizioni, seppur suffragate da diversi indizi, per condannare qualcuno? La vita del condannato non vale alcunché? Quindi tutti fuori? No, ovviamente, ma nemmeno dentro tutti coloro che hanno la fortuna di suscitare l'interesse pubblico: il colpevole ad ogni costo è un abominio!