Cronache

"Una diagnosi precoce può fare la differenza con il morbo di Alzheimer"

Oggi è la Giornata Mondiale dell'Alzheimer. Solo in Italia i casi sono 630mila, il 20% della popolazione ultra 60enne. L'esperta a ilGiornale.it: "Alcuni comportamenti possono aiutare a prevenire la malattia"

"Una diagnosi precoce può fare la differenza con il morbo di Alzheimer"

"La prevenzione è fondamentale per contrastare tempestivamente il rischio di Alzheimer". Non ha dubbi la dottoressa Maria Cristina Gori, neurologa e psicoterapeuta, nonché responsabile scientifico del corso "La malattia di Alzheimer. Novità terapeutiche e ultime scoperte scientifiche - Pollicino" firmato da Consulcesi, leader italiano nell’ambito della formazione ECM per i professioni del settore sanitario. In occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer, l'esperta ribadisce l'importanza della diagnosi precoce prima che la malattia degeneri al punto da diventare invalidante per il paziente e i suoi familiari: "Da sempre sappiamo quanto le nostre abitudini e i nostri stili di vita influiscono sul rischio di sviluppare malattie - spiega la specialista -. Salvaguardare la nostra riserva cognitiva è possibile, ma si sa e si fa ancora troppo poco. Non dobbiamo dimenticare famiglie e amici che vedono sconvolgersi la vita da una diagnosi di Alzheimer".

Dottoressa Gori, cos'è l'Alzheimer?

"Il morbo di Alzheimer è un disturbo degenerativo che colpisce il sistema nervoso centrale. Nello specifico, si tratta un disturbo neurocognitivo che inibisce, gradualmente, le abilità intellettive di chi ne è affetto fino ad interferire con il normale svolgimento delle attività quotidiane".

Come si manifesta?

"I sintomi associati a questa malattia sono molteplici. In linea generale, l'Alzheimer si manifesta attraverso disturbi della memoria, del linguaggio e dell'orientamento spazio-temporale. Il sintomo più comune è sicuramente la perdita della memoria che può degenerare al punto da portare il paziente a non riconoscere nemmeno più i suoi familiari".

In che modo è possibile distinguere un declino cognitivo, legato quindi all'invecchiamento, dalla malattia di Alzheimer?

"Fare un distinguo è molto importante. Non sempre un disturbo della memoria è necessariamente il campanello d'allarme della malattia di Alzheimer. Le cosiddette 'dimenticanze', i classici 'vuoti di memoria' per intenderci, sono tipici dell'aziano. Chiaramente, vale anche il contrario. Intendo dire che se non si tratta di episodi sporadici, non bisogna sottovalutare alcuni comportamenti".

A che età possono insorgere i sintomi dell'Alzheimer?

"L'età media è dopo i 60 anni. Anche se, dal momento che l'aspettativa di vita si è prolungata, è molto più probabile che i sintomi dell'Alzheimer insorgano in età molto avanzata. In tal caso, si parla di insorgenza tardiva".

Ad oggi, quante persone ne sono affette?

"Il morbo di Alzheimer è la forma più diffusa di disturbo neurocogntivo. In Europa, con tre milioni di casi, rappresenta il 54% di tutte le demenze, interessando solo in Italia circa il 20% della popolazione ultrasessantenne per un totale di oltre 630mila casi".

Esiste una predisposizione genetica?

"A parte alcune forme (rare) che fanno capo a particolari predisposizioni genetiche, generalmente molto dipende dalla nostra riserva cognitiva".

Ovvero?

"Da quanto abbiamo esercitato la nostra attività cognitiva durante l'età adulta, quindi dopo la conclusione del percorso scolastico. Ed è per questo motivo che è fondamentale leggere o, ad esempio, partecipare a una mostra d'arte. La riserva cognitiva è un elemento protettivo per il nostro cervello e rallenta il decadimento cognitivo".

Quali sono i maggiori fattori di rischio?

"Sicuramente avere una vita sana ed equilibrata è fondamentale. Anche se, è bene precisarlo, purtroppo non sono state ancora individuate le cause scantenanti dell'Alzheimer. Non abbiamo ancora risposte certe al riguardo".

Quanto incide l'alimentazione?

"Per certo, gioca un ruolo importante. Ma se nel caso delle vasculopatie cerebrali, come ad esempio l'Aterosclerosi, abbiamo la certezza che il diabete sia un importante fattore di rischio, lo stesso non si può dire per l'Alzheimer. Tuttavia sarebbe meglio limitare gli abusi alimentari, specie quelli legati al consumo di grassi e carboidrati. E, neanche a dirlo, il fumo e l'alcol sono dannosissimi".

Vale lo stesso per l'attività sportiva?

"Sì. Studi recenti hanno dimostrato che l'attività sportiva migliora anche l'ossigenazione del cervello. Quindi è molto importante non avere una vita sedentaria".

Esiste una cura per l'Alzheimer?

"La ricerca ha fatto grandissimi passi avanti in tal senso. Esistono dei farmaci in grado di prolungare il livello di acetilcolina all'interno delle sinapsi cerebrali. Lacetilcolina è un neurotrasmettitore, ovvero una sostanza che ha il compito di propagare l'impulso nervoso tra due neuroni collegati tramite una sinapsi".

E invece, un rimedio pratico per preservare la memoria?

"Fare la settimana enigmistica o leggere libri. Ha presente quando si dice che fare le parole crociate aiuta a mantenere 'il cervello allenato'? Nulla di più vero. È molto importante esercitare e stimolare costantemente le nostre funzioni cognitive. Ma la vera cura è la prevenzione".

Quanto è importante fare prevenzione?

"La prevenzione è fondamentale. Una diagnosi precoce può davvero fare la differenza nella progressione del morbo di Alzeheimer".

L'Alzheimer si ripercuote anche sulla vita dei familiari della persona malata. Qual è il suo consiglio?

"Anzitutto è molto importante che i parenti di un paziente affetto da Alzheimer riconoscano di essere in presenza di una persona malata. Un genitore che ha perso la memoria storica, che fa fatica persino a riconoscere i propri figli, è un individuo che ha perso completamente la propria identità. Questo deve essere chiaro. E poi, c'è un altra cosa: il testamento biologico. Una persona a cui sia stato diagnosticato il morbo di Alzheimer ha tutto il diritto di essere informato e di scegliere per il proprio futuro. Per il resto, suggerisco di vivere alla giornata e di non sprecare un solo momento di vita".

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