Alzheimer, il nuovo metodo che lo prevede

Anche se non sostituiranno mai le figure sanitarie, le tecnologie possono rendere la medicina più accessibile e incoraggiare la diagnosi precoce, anche in caso di Alzheimer

Alzheimer, un nuovo metodo lo prevede con quasi il 100% di accuratezza

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità il morbo di Alzheimer, la causa più frequente di demenza, colpisce nel mondo circa 24 milioni di persone e si prevede che questo numero raddoppierà tra 20 anni, con un conseguente marcato onere per la salute pubblica. I ricercatori dell'Università di Kaunas (Lituania) hanno sviluppato un modello basato sull'apprendimento profondo in grado di prevedere la possibile insorgenza della malattia dalle immagini del cervello e con una precisione superiore al 99%.

Il metodo ha ottenuto risultati migliori in termini di accuratezza, sensibilità e specificità rispetto agli strumenti diagnostici messi a punto in precedenza. Lo studio è stato pubblicato su "Diagnostics".

Uno dei possibili primi segni di Alzheimer è il deterioramento cognitivo lieve (MCI), ovvero lo stadio intermedio tra il previsto declino cognitivo tipico dell'invecchiamento e la demenza. Da altre ricerche è emerso che la risonanza magnetica funzionale (fMRI) può essere utilizzata per identificare le regioni del cervello potenzialmente associate allo sviluppo della patologia. Tuttavia, l'analisi manuale delle immagini fMRI non solo richiede conoscenze specifiche, ma porta via molto tempo. Inoltre, lo studio delle caratteristiche di tali immagini non indica necessariamente la presenza dell'Alzheimer, in quanto esse potrebbero essere sintomo di altri disturbi.

Il modello basato sull'apprendimento profondo è stato creato sfruttando le potenzialità dell'intelligenza artificiale e una modifica della ResNet 18 (rete neurale residua). L'indagine è stata condotta sulle immagini MRI funzionali di 138 soggetti. Queste ultime rientravano in 6 diverse categorie: dal sano allo spettro del deterioramento cognitivo lieve, al morbo di Alzheimer. In tutto sono state selezionate 51.443 e 27.310 immagini dal set di dati fMRI dell'Alzheimer's Disease Neuroimaging Initiative. Il modello è stato in grado di trovare le caratteristiche dell'MCI con una precisione del 99,99%.

Secondo gli scienziati l'algoritmo potrebbe essere sviluppato in un software in grado di analizzare i dati raccolti dai gruppi vulnerabili (pazienti con più di 65 anni, ipertesi, con una storia di lesioni cerebrali) e notificherebbe così al personale medico le anomalie legate all'esordio precoce del morbo di Alzheimer. Infine, questo modello può essere integrato in un sistema più complesso che, tenendo conto di diversi parametri, andrebbe altresì a monitorare i movimenti oculari, le espressioni del viso, l'analisi vocale. Anche se non sostituiranno mai le figure sanitarie, le tecnologie possono rendere la medicina più accessibile e incoraggiare la diagnosi precoce.

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