Alzheimer, nuovi farmaci possono prevenire la malattia

Un gruppo di ricercatori ha scoperto il meccanismo alla base del quale inizia la degenerazione del cervello che porta allo sviluppo del morbo di Alzheimer: cosa succede e quale può essere la cura

Alzheimer, nuovi farmaci possono prevenire la malattia

La prevenzione è sempre meglio di una cura laddove la Medicina ovviamente lo consenta. Dopo anni, potrebbe esserci una svolta decisiva nella prevenzione dell'Alzheimer, malattia del cervello che comporta il lento declino delle capacità di memoria, di pensare e del ragionamento. Alcuni ricercatori americani avrebbero scoperto il modo per evitare l'accumulo dell'amiloide, proteina che si deposita nel cervello dei pazienti nei quali si sviluppa dopo molti anni il terribile morbo.

Alzheimer, i farmaci ad hoc

I farmaci che possono riusire in questa impresa sono anticorpi che colpiscono e eliminano le proteine "amiloide-Beta" nel cervello, che compongono masse chiamate placche. Dal momento che queste proteine tossiche "sono una caratteristica di diversi tipi di demenza, questi studi sugli anticorpi potrebbero anche offrire suggerimenti su come trattare i 55 milioni di persone in tutto il mondo che hanno queste condizioni", ha spiegato il neurologo Paul Aisen della University of Southern California a San Diego. La maggior parte della popolazione mondiale colpita dalle demenze si manifesta al di sopra dei 65 anni, molti dei casi sono incurabili. Secondo gli studi condotti finora, questi farmaci funzionerebbero eliminando l'amiloide oltre a essere sicuri e convenienti: di sicuro, però, non saranno disponibili sul mercato a stretto giro, potrebbero essere necessari alcuni anni. Ma la via imboccata sembra essere quella giusta.

Qual è la "chiave" giusta

Come riporta Repubblica, la strada è stata aperta dal team del genetista John Hardy dell'University College London identificando una mutazione genetica in alcune persone dello stesso nucleo familiare: un gene codificherebbe una grande proteina che si trova nelle membrane dei neuroni, la proteina precursore dell'amiloide (App), suddivista da un gruppo di enzimi in amiloide Beta e altre catene di proteina amiloide. Se con il passare dell'età questi amiloidi si accumulano nel cervello fino ad aggregarsi in placche, ecco l'ipotesi degenerativa che sarebbe causa del morbo di Alzheimer. Secondo la teoria di Hardy, prevenire l'evento scatenante dell'accumulo di amiloide-β potrebbe rallentare il processo della malattia o addirittura impedire che si possa sviluppare.

Gli studi sui farmaci

Ecco perché le aziende farmaceutiche e di biotecnologia stanno iniziando a sviluppare farmaci che blocchino gli enzimi precedono l'App e la creazione di anticorpi contro i peptidi amiloide-β. Al momento, però, si tratta solodi bocciature a causa di importanti effetti collaterali che ne hanno peggiorato la patologia. Nel frattempo, ne sono stati testati altri sui topi che hanno dato migliori risultati e altri ancora sono in fase iniziale. "Questi farmaci sono importanti, come i cambiamenti in gioco - ha affermato il neuroscienziato Bart de Strooper, direttore dell'Istituto di ricerca sulla demenza del Regno Unito all'University College di Londra - Permetteranno di testare definitivamente l'ipotesi dell'amiloide".

Il test sulle famiglie

Il "segreto" è somministrarli in anticipo, prima che la malattia si manifesti. Il Dian (Dominantly Inherited Alzheimer Network) (DIAN) sta coinvolgendo 300 famiglie che hanno alcune mutazioni in uno dei tre geni associati all'Alzheimer precoce. "Sarà davvero la prova definitiva della prevenzione dell'Alzheimer", hanno detto i ricercatori a Repubblica. Lo studio durerà almemo quattro anni nei quali verrà monitorato lo stato dell'amiloide intervalli regolari: in questo periodo sarà inizialmente somministrato il placedo, poi si passerà al farmaco vero per capire come evolverà la malattia e se verrà bloccata o meno. Il movimento mondiale sta producendo numerosi altri studi ma non sarà certamente una passeggiata. "Il morbo di Alzheimer è più complesso - ha spiegato il neurobiologo Roger Nitsch, uno degli sviluppatori originali del farmaco aducanumab all'Università di Zurig - L'amiloide è una neurotossina a combustione molto lenta che avvia la malattia, ma le cellule cerebrali, comprese quelle che si collegano ai vasi sanguigni e alle cellule del sistema immunitario, reagiscono".

Insomma, si trovanno vari modi per colpire la malattia ma ci vorrà tempo per una cura definitiva e le prime sperimentazioni, nonostante gli inevitabili incidenti di percorso, sono imporanti e promettenti. La Nia, Istituto Nazionale sull'Invecchiamento, ha finanziato ben 72 studi contro la demenza per la sperimentazione di farmaci mirati su vari obiettivi oltre al supporto di almeno 120 ricerche per capire l'impatto di interventi non farmacologici quali l'alllenamento cognitivo, l'esercizio fisico e una dieta sana.

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