"Abbiamo deragliato", poi il boato: così a Viareggio morirono in 32

Il 29 giugno 2009 a mezzanotte un treno contenente Gpl deraglia in prossimità della stazione di Viareggio. A causa della tremenda esplosione muoiono 32 persone, i cui familiari ancora oggi chiedono sia fatta giustizia

"Abbiamo deragliato", poi il boato: così a Viareggio morirono in 32

Viareggio, 29 giugno 2009, ore 23.48. Un boato si propaga per tutta la città. Il fragore, che è simile all’esplosione di una bomba, proviene dalla stazione ferroviaria. “Sono il macchinista del treno a Viareggio, abbiamo deragliato noi siamo scopp… siamo scappati ma è scoppiato tutto, portavamo gas liquefatto infiammabile!”. La telefonata, che viene presa dal dirigente della stazione della città della Versilia, arriva da uno dei macchinisti riusciti a scampare al disastro. La voce è concitata, disperata. Il motivo è presto intuibile: due vie attigue alla stazione, via Ponchiellini e via Porta Pietrasanta, sono avvolte da nubi di fiamme e fumo. Quando i soccorsi arrivano sul posto, la devastazione che si trovano davanti è paragonabile a quella lasciata da un bombardamento di guerra. Ma cos’è successo?

La dinamica dell’incidente

Quel giorno un treno merci, contenente 14 cisterne di Gpl, partito da San Martino di Trecate, transita attraverso diverse stazioni, tra cui Alessandria, Genova Brignole e La Spezia Migliarina, diretto a Gricignano di Aversa, nel Casertano. Ma, giunto alla stazione di Viareggio, uno dei vagoni deraglia, trascinando con sé altri quattro carri a causa di un cedimento di un asse del carrello. Per via dell’impatto con i binari, in uno dei vagoni si apre uno squarcio dal quale fuoriesce il gas. Sono le 23.45. Tre minuti più tardi una scintilla venuta a contatto con il Gpl innesca una tremenda esplosione, che investe tutta la zona circostante e il cui impatto devastante viene avvertito in tutta Viareggio.

Undici persone muoiono investite dalle fiamme, prigioniere delle loro abitazioni o a causa del crollo dei palazzi in cui vivevano. Perdono la vita dei bambini che si erano appena affacciati alla vita: Iman Ayad di soli 3 anni, Lorenzo e Luca Piagentini di 2 e 4 anni. Muoiono anche Hamza Ayad di 17 anni e tanti altri, giovani e adulti, tutti investiti dalla furia dell’esplosione. Due persone vengono colte da infarto e si spengono per il forte spavento scatenato dall’esplosione, mentre i feriti sono decine. La maggior parte di loro, le cui condizioni appaiono serie da subito, morirà nelle settimane e nei mesi successivi a causa delle gravissime ustioni riportate. Il bilancio è di 32 morti. Gli unici a uscire illesi dal terribile incidente sono i due macchinisti, che trovano rifugio dietro un muro, riuscendo così a sfuggire all’esplosione.

L’inchiesta giudiziaria

A seguito dell’incidente la Procura di Lucca avvia le indagini per verificare le cause che portarono al deragliamento. Dopo sei mesi non si trova nessun colpevole, e soltanto 9 mesi più tardi, il 29 marzo 2010, i familiari delle vittime organizzano un sit in davanti alla procura di Lucca per chiedere che venga fatta luce sull’accaduto e che i loro cari possano finalmente trovare pace nella giustizia. Le indagini proseguono, finché il 21 aprile dello stesso anno la procura stabilisce che vi sono 7 indagati per il disastro, che il 21 giugno salgono a 18. “L'individuazione dei soggetti da sottoporre a indagine non può ritenersi allo stato conclusa" , riferisce all'epoca la procura di Lucca, che alla fine dell’anno emette 38 avvisi di garanzia.

Solo nel 2013 il gup di Lucca rinvia a giudizio 33 imputati tra persone fisiche e giuridiche, tra cui l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, Michele Mario Elia, ex amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, e Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia. All’apertura del processo, nel novembre 2013, i capi d’imputazione richiesti per gli imputati sono disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali e violazione delle normative di sicurezza. Ma la strada verso la giustizia è travagliata: nel 2017 il tribunale di Lucca emette la sua sentenza: 7 anni e sei mesi di carcere per Moretti, Elia e Soprano. Le condanne più dure vengono riservate alla società Gatx Rail Austria, proprietaria dei carri su cui viaggiava il Gpl e all’officina tedesca Jugenthal, che si occupò di effettuare il cambio dell’assale responsabile del deragliamento.

Ma non è ancora finita. L’8 gennaio 2021, tra lo sgomento e la disperazione dei parenti delle vittime, dopo anni di battaglie legali, la Corte di Cassazione dichiara prescritti i reati di omicidio colposo per l’esclusione dell’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro, rimandando gli imputati a un nuovo processo per il solo reato di disastro ferroviario colposo. Vengono assolte anche le aziende che si sono occupate della manutenzione dei vagoni, ossia Trenitalia, Rfi, GatxRail Austria, Gatx Rail Germania, Jungenthal Waggon, Mercitalia Rail, perché “il fatto non sussiste”.

Nelle parole dei familiari delle vittime, che hanno dato vita all'associazione "Il Mondo che Vorrei", si avverte l’amarezza per un percorso interrotto verso la giustizia, tutto da rifare. “Oggi con la parola prescrizione si cancella con un colpo di spugna tutto il lavoro di queste persone e la ricerca della verità e della giustizia”, ha affermato dopo la lettura della sentenza, Marco Piagentini, presidente della onlus. Marco, che nella strage ha perso la moglie e due bimbi di 2 e 4 anni, è scampato per un soffio al disastro, salvandosi miracolosamente insieme all’altro figlio, Leonardo.“Oggi abbiamo perso. Tutto il Paese ha perso”, sono le dure parole pronunciate dopo la sentenza, che ha ribaltato anni di indagini, nello sconcerto di quanti hanno perso i loro cari quella maledetta notte.

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