Un dovere per tutti

Presentando i propri candidati alle elezioni regionali in Lombardia, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha dichiarato che "l'autonomia sarà una realtà entro il 2023"

Un dovere per tutti

Presentando i propri candidati alle elezioni regionali in Lombardia, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha dichiarato che «l'autonomia sarà una realtà entro il 2023». Questo impegno in materia di autogoverno locale è soltanto l'ultimo di una lunga serie e quindi il vice-premier probabilmente è stato un po' malaccorto nell'essere tanto esplicito. È comunque opportuno appuntarsi anche stavolta la promessa, sebbene sia lecito essere scettici.

Uno dei problemi anche se non è l'unico sta nel fatto che nella maggioranza che sostiene il governo non tutti sono interessati a dirigersi verso un qualche esito federalista. In particolare, la forza che ha vinto le ultime consultazioni (Fratelli d'Italia) affonda in una tradizione centralista. È allora cruciale che il premier Giorgia Meloni sappia operare davvero quel rinnovamento che mette al centro dei suoi propositi; e tale rifondazione del centrodestra deve passare dalla riscoperta di quei filoni intellettuali conservatori e liberali che hanno valorizzato l'autogoverno delle comunità, sapendo contrastare ogni nazionalismo ottocentesco.

Ad esempio, sono sempre stati per il pieno diritto di ogni realtà locale a gestirsi da sé molti autori contro-rivoluzionari, ma anche cattolici liberali come Antonio Rosmini, Lord Acton e Luigi Sturzo. Uno dei massimi conservatori del secolo scorso, Robert Nisbet, vide proprio nella centralizzazione del potere uno dei maggiori fattori di distruzione dello spirito comunitario e delle tradizioni emerse spontaneamente.

Per la destra non si tratta soltanto di capire «chi si è» e «da dove si viene», perché alla fine è in gioco la stessa possibilità di dare risposte ai problemi della società italiana. Bisogna allora che si scardinino quei tortuosi meccanismi che negli ultimi sei anni hanno bloccato perfino quell'autonomia differenziata che pure in nessun modo consegnerebbe un vero autogoverno alle Regioni e alle città.

Su questi temi la coalizione di governo rischia molto: specie quando annuncia riforme volte a restituire alle Regioni una qualche capacità di autodecisione e poi delude le attese. Al Nord, in effetti, la questione è cruciale, come nel 2017 attestarono i risultati dei due referendum: in Lombardia e ancor più in Veneto, dove la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto si dichiarò in favore dell'autonomia.

A questo punto si tratta di avviare una «operazione verità», la quale mostri come sia soprattutto il Mezzogiorno ad avere bisogno di quel federalismo che se effettivo obbligherebbe ogni comunità a reggersi da sola e a competere con le altre.

D'altra parte, mentre sono le Regioni settentrionali a lamentarsi e protestare, il prezzo più alto del centralismo (a tutto scapito delle logiche di mercato) è pagato proprio dal Sud, che non a caso continua a trovarsi in una situazione quanto mai difficile.

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