Cronache

"Violento e improvviso": cosa succederà al clima in autunno

Il forte maltempo con fenomeni estremi che ha colpito l'Italia nelle ultime ore potrebbe non essere un caso isolato: ecco quali sono i timori per l'autunno e come provare a correre ai ripari

"Violento e improvviso": cosa succederà al clima in autunno

L'eccezionale ondata di maltempo che ha sferzato il Centro-Nord con enormi danni e due vittime in Toscana potrebbe diventare la nuova normalità in futuro, soprattutto se sperimenteremo mesi di caldo sopra la media e anticicloni africani persistenti nel nostro Paese e sul Mediterraneo. Adesso, però, si guarda con preoccupazione all'autunno visto il surplus energetico immagazzinato dal nostro mare che è stato alla base dei temporali e delle grandinate così violente delle ultime ore. "Sì. Di questi fenomeni ne vedremo tanti e dobbiamo prepararci", ha spiegato a Repubblica Antonello Pasini, fisico del clima e ricercatore del Cnr.

"Eventi potenzialmente catastrofici"

Il motivo lo abbiamo detto più volte: praticamente senza soluzione di continuità, da fine maggio il Mediterraneo continua ad accumulare calore con temperature superficiali tipiche dei mari tropicali con valori fino a 28-29 gradi. Quando arrivano correnti più fresche ecco le alluvioni-lampo, venti di tempesta e grandine sempre più grossa. È l'ormai conclamato cambiamento climatico: bisognerà adattarsi nella speranza di saper gestire eventi "che rischiano di diventare catastrofici".

La violenza dei fenomeni

Ma a cosa è dovuta questa violenza, sicuramente più frequente che in passato? "Più ampio è il contrasto di temperatura fra le due masse d’aria, più i fenomeni sono violenti", ha affermato al Corriere della Sera il prof. Antonio Navarra, fisico e presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici. Un mare molto più caldo del normale crea un contrasto importante con le correnti fredde in quota, da qui l'origine del ciclone mediterraneo che ci sta interessando e dei fenomeni estremi che abbiamo osservato sui video che circolano in rete. "In questi giorni il Mediterraneo era 'maturo', aria e suolo erano eccezionalmente caldi, le temperature marine molto alte, e alla prima incursione di un vortice di aria fredda si sono create le precipitazioni estreme, che sono una funzione dell’energia presente in atmosfera", ha aggiunto Navarra.

I tre fattori di pericolo

L'autunno è alle porte e, se questo è l'antipasto, ci sarà da preoccuparsi. C'è da dire, però, che dopo l'estate record del 2003 non seguirono fenomeni eccezionali e la speranza è che il passaggio di stagioni non sia traumatico come ipotizzato da vari esperti. A preoccupare è anche il territorio italiano sempre più fragile con tre fattori di rischio: "La pericolosità degli eventi climatici, la vulnerabilità del territorio e l'esposizione delle persone e dei loro beni. Per diminuire i rischi non c'è altra strada che diminuire questi tre fattori", afferma Pasini. Se è vero che sul clima si può fare ben poco, bisognerà rafforzare gli altri due punti critici per limitare i danni.

Le ipotesi sul futuro

L'asticella, comunque, si è ormai spostata verso l'alto tant'è che ci troviamo a un punto in cui un’estate come questa potrebbe non essere più estremamente rara anche se "dobbiamo trovare ancora la risposta", spiega Navarra. Le previsioni non vanno oltre i 5-7 giorni, ecco perché si può pensare agli effetti a breve termine ma "dobbiamo però cominciare a considerare con grande serietà l’effetto combinato di lungo periodo, ad esempio sulla progettazione di grandi infrastrutture nei prossimi 30-40 anni". Sull'immediato, però, il pericolo che l'estate mediterranea si allunghi da aprile a settembre non è campata in aria: più caldo e meno pioggia specialmente al Centro-Sud. "Questo è lo scenario, l’incertezza riguarda l’entità di questo cambiamento. È tempo di agire per far sì che abbia il minore impatto possibile sulla nostra economia, sui tessuti sociali, sulle comunità".

Il modello giapponese

Di necessità virtù: in Giappone si insegna già nelle scuole cosa fare e come comportarsi in caso di terremoto, da noi "dovremmo adottare un modello come quello dei giapponesi". In che modo? Pasini spiega che va insegnato "dove rifugiarsi in caso di alluvione, come proteggere le proprie case, il rischio vero di un abuso edilizio, cosa fare in caso di incendio". I numeri spesso ci sfuggono ma negli ultimi 50 anni, le vittime del clima in Italia "sono state 1.630, due terzi provocate da frane, un terzo da alluvioni. E ben 2.100 i Comuni colpiti, di tutte le Regioni, nessuna esclusa".

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