La finanza milanese e la guerra d'agosto

Le grandi battaglie finanziarie passano per temi che scaldano solo pochi addetti ai lavori. Eppure è in queste dispute così lontane dal Green pass o dal calciomercato che si fanno e si disfano gli equilibri di una buona fetta di potere

La finanza milanese e la guerra d'agosto

Le grandi battaglie finanziarie passano per temi che scaldano solo pochi addetti ai lavori. Eppure è in queste dispute così lontane dal Green pass o dal calciomercato che si fanno e si disfano gli equilibri di una buona fetta di potere. E non è mai un caso che queste partite si giochino in piena estate, in una Milano semideserta. In questo 2021 la Guerra d'agosto per i nuovi contrappesi post pandemia è già partita e promette di stravolgere i connotati della finanza milanese.

Ieri un banchiere di Intesa, Gaetano Micciché, si è dimesso dal consiglio di Rcs, la società editrice del Corriere della Sera. Un episodio da cronaca finanziaria che rivela una pentola in ebollizione: la prima banca italiana divorzia dal primo quotidiano nazionale. È la stessa banca che 5 anni fa aveva appoggiato Urbano Cairo, insieme con il suo Richelieu, il potente avvocato d'affari Sergio Erede, proprio nella conquista di Rcs, contro la storica influenza di Mediobanca. Cairo controlla Rcs con il 63% e ha risanato i suoi conti. Ma da allora si è fatto molti nemici, e questo di Micciché ieri pare il via a una nuova battaglia per via Solferino. Dove potrebbero giocare un ruolo anche soci nuovi (come la Unipol delle coop e di Carlo Cimbri) e vecchi (Pirelli, Della Valle) che non hanno mai abbandonato l'idea di controllare il Corriere. Un giornale che, pur nel declino dell'editoria, rappresenta sempre uno strumento di potere straordinario. Di sicuro, da ieri, l'asse Cairo-Intesa viene a mancare e, di fronte alla causa con cui i finanzieri Usa di Blackstone hanno chiesto a Rcs 600 milioni di dollari, tutto diventa possibile.

Anche perché le geometrie stanno cambiando pure dalle parti di Mediobanca, dove l'ad Alberto Nagel, ormai privo di grandi soci che lo sostengono, è in trincea sotto l'attacco dei due imprenditori più liquidi d'Italia: il patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio (grande elettore del nuovo capo di Unicredit, Andrea Orcel) e l'imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, messi insieme sono arrivati al 25% del capitale della banca d'affari, a sua volta primo azionista del maggiore polmone finanziario italiano e grande custode di Btp, le Generali. Obiettivo dei due è proprio quello di scalzare Mediobanca dal ruolo secolare di padre padrone delle assicurazioni triestine.

Corriere da una parte, Generali dall'altra: i capisaldi della «galassia» di potere costruita da Enrico Cuccia sono le prede della Guerra d'agosto. Combattuta, per la prima volta, da soggetti nuovi. Che forse trovano nel clima del governo Draghi il terreno più adatto per venire allo scoperto e giocarsi le loro carte.

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