Gerusalemme, pioggia di razzi di Hamas

Chissà se adesso le intenzioni dei palestinesi sono chiare: terrorizzare, dominare, fare fuggire gli ebrei da Gerusalemme, mettere in ginocchio Israele, umiliandone la capitale coi missili, la violenza

Gerusalemme, pioggia di razzi di Hamas

Chissà se adesso le intenzioni dei palestinesi sono chiare: terrorizzare, dominare, fare fuggire gli ebrei da Gerusalemme, mettere in ginocchio Israele, umiliandone la capitale coi missili, la violenza. L'escalation degli scontri di questi giorni è feroce, e adesso Israele non potrà farsi mettere in ginocchio né farsi ricattare. In un'ora, da Gaza sono stati lanciati 30 missili sul sud d'Israele. Bruciata un'auto in sosta, terrorizzate Sderot e Ashkelon. Sette dei missili hanno spedito tutta Gerusalemme nei rifugi e hanno centrato almeno un edificio sulle colline. Un'intera famiglia era in casa e, fortunatamente, ha fatto in tempo a ripararsi nel rifugio prima dell'esplosione.

I palestinesi vogliono terrorizzare tutta Gerusalemme, contestare a fondo l'ebraicità della città in cui l'ebraismo è nato col re David, e che Gesù ha condiviso. All'inizio del pomeriggio, Hamas aveva lanciato un ultimatum in cui minacciava i bombardamenti se entro le 18 non fosse stato sgomberato il Monte del Tempio, ovvero la Spianata delle Moschee, e il quartiere di Sheich Jarra (ovvero Shimon HaTzadik) da ogni presenza ebraica.

In realtà, per tutto quello che è stato possibile, i desideri di Hamas, data la situazione di tensione estrema dopo una mattinata di scontri, sono stati quasi del tutto esauditi: la grande sfilata delle bandiere della festa ha modificato il percorso, così da non passare dalla porta di Shkem, la zona più calda; ed è stata proibita ai fedeli ebrei, contro la loro stessa libertà religiosa, la salita sulla Spianata, sia pure in gruppi ristretti per pregare dove un tempo sorgeva il Grande Tempio che era il simbolo e la ricchezza d'Israele, finché i romani non lo distrussero nel 70 dC. Ma questo non ha placato il desiderio famelico di schiacciare gli ebrei, e alle 18.02 locali il bombardamento ha colpito i quartieri di Ein Karem e Kiriat Anavim, in collina. Le sirene hanno richiamato un passato relativamente recente, il 1991 con Saddam Hussein, e poi i missili palestinesi dell'Intifada su Gilo dal 2001 al 2003. Chi scrive ha vissuto tutte le puntate, e il déjà vu è stato immediato e motivato. Il tempo e la memoria non contano per un mondo che sogna la vittoria islamista e che usa l'arma dell'unità antisraeliana su Gerusalemme anche per sopraffarsi l'un l'altro: è più antisraeliano Hamas o Abu Mazen? Su questo si gioca la loro popolarità, come quella della gara fra Erdogan e Khamenei: chi odia di più Israele, vince. Alla fine, a causa dei missili, Hamas è decisamente in testa su Fatah, almeno finché Israele non risponderà all'attacco di ieri. Finora la scelta di Netanyahu, prossimo a lasciare il ruolo di premier, è stata quella di non lasciarsi dietro una scia di sangue, ma ieri la reazione è stata dura: «Hamas ha varcato una linea rossa, Israele colpirà con grande potenza, non tolleriamo attacchi. Chi ci attacca pagherà un duro prezzo». Un anticipo sono i tre terroristi che sono stati neutralizzati ieri sera dagli attacchi mirati dell'aviazione israeliana.

Gli scontri alle moschee si sono ingenerati dopo la scoperta di un vero arsenale di molotov, bastoni, pietre, e dopo un tentativo di linciaggio contro un gruppo di tre persone dentro un'auto, passata vicino al Muro del Pianto, sventato da un poliziotto. Si seguita a immaginare il mondo palestinese che va alla moschea come un universo di sfruttati e oppressi, ma si tratta in genere di giovani che lavorano e godono della sicurezza sociale di Israele, forti, spesso istruiti, oggi ringalluzziti dall'atmosfera generale di sostegno che ne circonda le gesta violente come quella che ha dato inizio a questa fase: l'attacco violento per strada a un religioso che portava il cane a passeggiare di notte e la diffusione del video su TikTok con risate e commenti soddisfatti. I social palestinesi rimbalzano la propaganda del disegno israeliano di «rubare» la Spianata delle moschee ai musulmani e le dimostrazioni di gruppetti di estremisti ebrei - peraltro perseguiti e indagati dalla polizia - sono strumentalizzate per alimentare il falso mito dello scontro alla pari fra le parti. Anche la vicenda di Sheich Jarra viene piegata alle esigenze narrative dell'occupazione, mentre la Corte Suprema israeliana, spesso madre di decisioni filopalestinesi, è incaricata di scioglierne il nodo. È evidente che la leadership palestinese punta all'escalation nella sua gara interna. E approfitta dell'avvento di Biden, che non fa nulla per smontare questo pericoloso scenario, se non rimproverare Israele.

Le sirene a Gerusalemme nei giorni della Festa della città sono bizzarre, un segno triste dopo il ritorno dall'infinito esilio dalla città dell'anima ebraica; risuonano su 900mila abitanti in un pomeriggio caldo in cui le scuole sono chiuse e i bambini giocano nei cortili. Mentre scriviamo brucia un albero sulla Spianata e si sentono gli scoppi delle bombe a mano e dei fuochi d'artificio, di cui i giovani palestinesi hanno riempito pericolosamente il luogo. Continua una lunga notte di pericolo.

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