Il giustizialista Santoro scopre gli errori dei pm

I tempi cambiano e anche lui adesso si fa venire i dubbi. Michele Santoro, sempre spiazzante e corrosivo, torna in tv e confessa a Lilli Gruber, nel salotto di Otto e mezzo, la nostalgia per il piccolo schermo

Il giustizialista Santoro scopre gli errori dei pm

I tempi cambiano e anche lui adesso si fa venire i dubbi. Michele Santoro, sempre spiazzante e corrosivo, torna in tv e confessa a Lilli Gruber, nel salotto di Otto e mezzo, la nostalgia per il piccolo schermo: «È ovvio che mi manca, è il mio lavoro e mi sento ancora capace di fornire qualche contributo». Tanti i temi sul tappeto: dalla pandemia al governo Draghi, e poi la giustizia, osservata attraverso la lente d'ingrandimento dell'inchiesta sul presunto stupro di cui sono accusati Ciro Grillo e altri tre ragazzi. Un caso al centro di interminabili polemiche, anche per via del video girato dal papà di Ciro, Beppe Grillo. «Sono fuori discussione sia le caz... di Grillo che il suo dolore, due aspetti che non meritano un dibattito», è l'esordio del giornalista, conduttore di programmi di grande successo negli anni scorsi.

Ma il tribuno di Samarcanda, il giustizialista sempre al fianco dei pm, l'accusatore dal dito perennemente puntato, questa volta vira e indirizza le sue bordate in direzione dei magistrati di Tempio Pausania. «Voglio capire perché questi ragazzi sono stati sentiti un mese dopo la denuncia della ragazza - afferma Santoro - Qualcuno mi deve dare una risposta a questa domanda. La cosa è stata tenuta in silenzio; mentre i pm andavano in giro a fare domande, questi ragazzi intanto si sono preparati e poi dopo un mese sono stati interrogati già con gli avvocati e una versione stabilita e in comune».

I pm, sempre osannati nelle sue maratone televisive, ora non sono più infallibili per dogma o almeno non lo sono quelli del tribunale che deve dipanare questa spinosissima vicenda. I magistrati sono andati per le lunghe, almeno a sentire lui, e avrebbero perso per strada la possibilità di chiudere nell'angolo gli indagati. Lui negli anni d'oro seguiva ombre e sospetti, li cuciva con straordinaria abilità, emetteva - a modo suo - sentenze che erano un sigillo definitivo per il suo pubblico. Il tribunale di Samarcanda, di Annozero, di Tempo reale, ha condannato le infinite complicità dei colletti bianchi, alleati del sistema mafioso, e ha portato alla sbarra, chissà quante volte, il Cavaliere, tributando standing ovation ai pubblici ministeri di culto, da Gian Carlo Caselli a Ilda Boccassini.

Ora quelle certezze granitiche non ci sono più. Anzi: «Dopo che una ragazza denuncia uno stupro, bisogna immediatamente interrogare, invece queste indagini sono state fatte un po' cosi». L'era dell'epica giudiziaria si esaurisce nel perimetro scivoloso del caso Grillo. Niente proclami, niente gogna, niente condanne preventive: questa volta i dubbi riguardano l'azione dei pm. Per il resto il personaggio è sempre scoppiettante e ha mille cose da fare: ha appena scritto un libro, Nient'altro che la verità, e stasera parteciperà ad una serata speciale su La7: Enrico Mentana, in compagnia di Andrea Purgatori, accenderà i riflettori su Cosa nostra.

Le ultime stilettate sono per la Rai, che sforna «programmi con share dell'1 per cento», e per lo sbarco dei 5 Stelle in viale Mazzini: «Mi sarei aspettato che l'epoca dei 5 Stelle portasse una trasgressione violenta nella Rai, invece mi sembra che si siano accomodati alle proprie poltrone».

Infine il governo Draghi: stiamo per costruire «un grande ponte verso il futuro con 248 miliardi di euro, ma qui a Roma non siamo capaci di cremare i morti. E in Calabria non si riesce a fare un piano vaccinale degno di questo nome. Ma lo Stato che aspetta?». Santoro è sempre lui: polemico e a briglie sciolte. Questa volta però non batte la mani ai pm.

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