Un anno di sbarchi: così è ripartito l'assedio alle nostre coste

Un anno nero quello che ha segnato le coste italiane sotto il profilo dell'immigrazione. Dati in vertiginoso aumento rispetto al 2020. Lampedusa e Crotone le zone messe sotto assedio

Un anno di sbarchi: così è ripartito l'assedio alle nostre coste

Speranze vane per quanto riguarda il capitolo immigrazione. Il 2021 si classifica il peggiore degli anni dalla crisi migratoria delle rotte mediterranee registrata nel biennio 2016-2017. Gli sbarchi di questi giorni lo confermano. E la sentenza choc che ha assolto Carola Rackete ha di fatto dato piena libertà alle Ong di agire come taxi del mare. Il cambio di governo non ha sortito su questo fronte un decisivo cambio di rotta. Le speranze sono rivolte adesso al 2022, anno in cui il presidente del consiglio Mario Draghi si aspetta maggior sostegno dall’Europa.

I dati del Ministero

Anche l'ultimo dell'anno non è stato esente da sbarchi. La mattinata del 31 dicembre è stata caratterizzata dall'arrivo di 440 migranti scesi dalla Sea Watch 3 a Pozzallo. Un episodio che fa da specchio a quanto patito, sul fronte immigrazione, nel 2021. Conti alla mano, anzi, conti eseguiti dal Ministero dell’Interno, il numero dei protagonisti dei viaggi della speranza approdati nelle nostre coste è di 67.040. Numeri raddoppiati rispetto a quelli dello scorso anno che si sono fermati a quota 33.296. Fermi invece a 11.097 quelli del 2019. Dati che fanno riflettere su come in un’emergenza di così delicata importanza non si riesca a trovare una soluzione che possa, almeno in un primo momento, fungere da tampone per poi arrivare al passo decisivo. Incontri istituzionali e scambi di idee siglati da una stretta di mano fra i rappresentati del governo italiano e quelli dei Paesi africani coinvolti nel fenomeno migratorio da una parte e dall’altra la speranza di un intervento concreto da parte del Consiglio europeo.

Nulla di fatto. Per l’Italia sembra proprio ci sia ancora da attendere prima di una decisiva svolta. Svolta che sembra ancor più lontana anche alla luce delle attività delle Ong. Le navi delle Organizzazioni Non Governative contribuiscono in modo prepotente all’arrivo di migranti: dopo aver recuperato i malcapitati a ridosso delle coste libiche chiedono con insistenza di sbarcare in Italia. Attività che si ripete sempre come in un copione, come se la nostra nazione fosse l’unica deputata in Europa all’accoglienza.

Da Lampedusa a Crotone: "Soli e abbandonati"

Tra le coste martoriate dagli sbarchi, quelle di Lampedusa confermano il primato anche nel 2021. Sull’Isola agrigentina non si è mai arrestato il flusso degli arrivi. Non c’è stata stagione di mezzo che ha visto l’appiattirsi dei viaggi della speranza. Anche durante i periodi più freddi e caratterizzati da condizioni marine avverse, la macchina dell’accoglienza non ha mai smesso di funzionare. Nemmeno la fase clou dei contagi Covid e le restrizioni ai movimenti imposti sul territorio italiano hanno avuto un ruolo da deterrente in questi eventi. All’arrivo dei migranti sulla terraferma è corrisposta più volte la rabbia dei cittadini che si sono sentiti abbandonati dal Viminale. “Siamo soli e abbandonati a noi stessi dentro una grave situazione” ha dichiarato più volte e dichiara ancora a “IlGiornale.it” il coordinatore della Lega a Lampedusa Attilio Lucia. E intanto a Lampedusa si è affiancata anche Crotone, in Calabria. Qui, nel 2021, il numero degli sbarchi ha subito un’impennata vertiginosa rispetto agli altri anni. La città calabra potrebbe divenire nei prossimi mesi una nuova Lampedusa? La domanda è lecita visti gli ultimi avvenimenti geopolitici.

I flussi: chi approda in Italia

Le emergenze vissute tra Lampedusa e la Calabria rispecchiano l'andamento delle principali rotte che hanno interessato l'Italia. Andando a guardare i dati del Viminale, tra i migranti arrivati la nazionalità più rappresentata è quella tunisina. Dal Paese nordafricano sono partite almeno il 24% delle persone poi sbarcate lungo le nostre coste. Ed è chiaro che chi è partito dalla Tunisia ha poi trovato in Lampedusa la propria meta di riferimento. Sull'isola sono sbarcati anche molti cittadini di origine subsahariana salpati dalla Libia. Molti gli ivoriani, quasi 4.000, così come i migranti provenienti dalla Guinea. Sono stati soprattutto loro nel 2021 a popolare i porti di Sabratha, Garabulli, Khoms e delle altre località libiche in cui i trafficanti organizzano i viaggi della speranza. La stragrande maggioranza di loro ha raggiunto in autonomia l'Italia. In alcuni casi gli sbarchi sono avvenuti tramite il soccorso di motovedette della Guardia Costiera oppure delle navi Ong. Queste ultime nel 2021 sono risultate molto attive, soprattutto nella seconda parte dell'anno.

Per quanto riguarda le rotte tunisine e libiche, appaiono invece in diminuzione i cosiddetti “sbarchi fantasma” nella Sicilia continentale. Un'inversione di tendenza rispetto ad annate in cui molti paesi dell'agrigentino e del trapanese hanno dovuto fare i conti con approdi di barchini probabilmente messi in mare da una nave madre. Dove invece gli sbarchi fantasma sono aumentati è in Calabria. Anche in questo caso sono i numeri del Viminale a svelare i motivi. Sono aumentate le partenze dalla Turchia, da cui poi si arriva lungo le coste ioniche tramite barche a vela o mezzi più capienti. L'incremento della rotta turca è a sua volta figlio della crisi afghana generata dall'avanzata talebana della scorsa estate. Migliaia di afghani, tramite l'Iran e la Turchia, negli ultimi mesi hanno provato a raggiungere l'Europa e, la Calabria, è una delle vie di accesso privilegiate. La rotta turca è risultata molto trafficata anche da bengalesi, egiziani, iracheni e iraniani.

Le sfide di Draghi e le critiche a Lamorgese

Il 2021 è stato l'anno del cambio di governo. Caduto il Conte II, a palazzo Chigi è arrivato Mario Draghi. Al Viminale però non c'è stato alcun avvicendamento, con la conferma di Luciana Lamorgese quale ministro dell'Interno. Per il titolare del ministero non è stata un'annata semplice. L'aumento degli sbarchi ha spesso messo l'ex prefetto di Milano al centro di numerose critiche, anche all'interno della maggioranza. Dal canto suo Mario Draghi ha cercato da subito di operare sul fronte immigrazione anche in politica estera. Importante in tal senso è stata la visita a Tripoli del mese di aprile. In quell'occasione il presidente del consiglio è stato il primo leader europeo a incontrare il neo premier libico Abdel Hamid Ddedeibah. Il nuovo corso politico della Libia e i buoni rapporti instaurati tra i due capi di governo sembravano presagire novità positive anche sul controllo dell'immigrazione.

Così non è stato. In Libia anzi, con l'approssimarsi delle elezioni (poi rinviate) l'instabilità è tornata di nuovo a farla da padrona. Draghi ha quindi puntato l'obiettivo sull'Europa. A differenza di quanto fatto dal precedente governo, l'accento non è stato posto sul tema della redistribuzione. Al contrario, il presidente del consiglio ha puntato su un meccanismo europeo per velocizzare i rimpatri. Inoltre l'Italia ha spinto per far mettere in agenda nei consigli europei la tematica legata agli sbarchi. I risultati però non sono stati al momento quelli sperati. Roma, sul fronte migratorio, continua a subire un certo isolamento. Da evidenziare anche il discorso relativo alle Ong. Le missioni da parte delle navi umanitarie sono aumentate rispetto al 2020, creando quindi una maggiore pressione politica sul governo e sulla maggioranza. Il trend, considerate anche le recenti sentenze favorevoli alle Ong (non ultima quella che riguarda Carola Rackete), potrebbe essere destinato a proseguire nel 2022.

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