Chi sono gli "invincibili" del Covid: "Perché non si ammaleranno mai"

La risposta in chi non si è mai ammalato al Covid-19 in due anni di pandemia risiede dentro di noi ed è soltanto una: ecco quale

Chi sono gli "invincibili" del Covid: "Perché non si ammaleranno mai"

Li chiamano gli "invincibili" del Covid: si parla di chi, indipendentemente dalla vaccinazione, in questi due anni di pandemia non ha mai contratto l'infezione pur trovandosi a stretto contatto con il partner, amici, familiari, conoscenti e sconosciuti di cui poi si è scoperta la positività al virus.

Quali sono i fattori protettivi

Il New York Post li ha definiti "Covid invincibles" e ha cercato di capire perché sono immuni: fortuna? Genetica? Oppure supereroi progettati per promuovere la razza umana come ironicamente si legge in rete con dei meme condivisi sui social? “Quando scoppia una malattia infettiva, l’infezione non dipende soltanto dal virus ma anche dall’ospite. Si capisce automaticamente dal fatto che ci sono persone asintomatiche, persone con una forma lieve o moderata, persone con una forma grave e altri gravissima. Ma il virus è lo stesso", afferma al Giornale.it il professore Giuseppe Novelli, genetista e rettore dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata”. Cos'è che fa la differenza? È l'ospite, cioè il nostro organismo che "ospita" l'infezione. "Per questo motivo, è del tutto normale che possano esserci risposte diverse all’infezione".

Chi sono i "resistenti"

Accanto a queste categorie, troviamo i resistenti: per tutte le malattie infettive esistono persone più suscettibili e altre meno. "Ciò non significa che abbiano una corazza e siano super eroi, non è così. I fattori di resistenza li abbiamo dentro di noi, altrimenti non riusciremmo ad eliminare il virus”, ci spiega il prof. Novelli. Insomma, hai voglia a mangiare frutta e verdura, non fumare, prendere tanta vitamina D come spesso è stato consigliato come "barriera" anti-Covid: nulla di tutto ciò può fermare l'infezione virale se non la genetica di ognuno di noi, che predispone o difende. Ecco quali sono i fattori di resistenza. "Ognuno di noi risponde in maniera diversa ma non al Covid, a qualunque malattia - sottolinea Novelli - Perché c’è chi sviluppa il cancro e quelli che non lo sviluppano? Perché c’è chi si ammala di diabete e chi no? La genetica ci rende tutti diversi, non esistono due individui uguali su questa Terra”.

Così entra in gioco la genetica

Quindi, se io sono un resistente al virus, cosa succede se sono protetto geneticamente? Prendo il virus senza neanche accorgermene? “Certo, come si spiegano gli asintomatici?", domanda il genetista. "C’è gente che se ne accorge successivamente, se si fa il test per gli anticorpi si trovano. In molti scoprono di aver avuto il virus dopo essere guariti". Il professore ci ha spiegato che le nostre cellule eliminano virus e batteri ogni giorno "altrimenti saremmo già morti", ma nessuno se ne accorge perché fa parte della nostra natura. Sappiamo, per esempio, che il gruppo sanguigno 0 offre un minimo di resistenza in più ma non si può definire resistente chi ha il gruppo 0. "Il 40% della popolazione fa parte di questo gruppo, dovremmo avere il 40% di resistenti ma non è così. I fattori aggiungono un pezzettino di resistenza ma non basta per essere sicuri di non prendere il Covid”.

Negli ultimi tempi, sono stati scoperti due fattori genetici che aiutano a rimanere naturalmente immuni al Covid-19. "Uno si chiama OAS1, è stato appena scoperto. Un altro TMPRSS2. Si tratta di forme alternative del gene che sono diversamente attivi”. Possedere queste varianti genetiche, però, non significa avere una patente di immunità genetica: questa "difesa" non ha nulla a che fare con i vaccini che sono e rimarranno per lungo tempo i farmaci più importanti per combattere la pandemia.

Qual è la funzione dei vaccini

A tal proposito, abbiamo chiesto al prof. Novelli il ruolo dei vaccini in questa vicenda, qual è la loro funzione. "I vaccini non eliminano il virus ma ci difendono, ci aiutano, ma non entrano dentro le cellule ad eliminare il virus che fa copie di se stesso. La funzione del vaccino è impedirgli di entrare nel nostro organismo addestrando e stimolando le nostre cellule ad eliminarlo". I vaccini, quindi, “allenano” le cellule che possono rispondere bene o meno bene rispetto all’eliminazione dell’agente patogeno. Ormai da anni si stanno studiando questi fattori che servono a capire bene come si riproduce il virus, come entra nelle nostre cellule, come si replica, come esce e come viene eliminato. "Ci aiuterà a capire come funziona la biologia del virus e a sviluppare farmaci mirati e specifici. I fattori di resistenza sono dentro di noi, ognuno di noi è diverso”, afferma il genetista.

Quanto influisce il sistema immunitario

Chi pensa di essere "forte" e protetto per un discorso legato all'età e al sistema immunitario si sbaglia. O meglio, anche il nostro sistema immunitario, a monte, è regolato e dipende da un'unico fattore. "Ci può aiutare ma dipende sempre dai geni, il sistema immunitario è geneticamente definito ed è produzione di anticorpi chiamate cellule immuno-competenti che vanno a distruggere virus e batteri". Novelli ci spiega che sono delle "armi" che vengono prodotte sempre dai geni. Quando arriva un batterio ci difendiamo, produciamo dei fattori contro questi invasori ma la linea di difesa la facciamo noi. "Infatti, i geni che producono l’interferone sono importantissimi perché rappresentano la prima linea di difesa contro tutti i batteri e virus. Lo scorso anno abbiamo scoperto che coloro i quali hanno un difetto nella produzione di interferone si ammalano della forma più grave di Covid, ma può essere anche al contrario: chi ha una difesa più forte si ammala di meno". I geni non vanno in un’unica direzione: possono rendere più sensibile o più resistente, "la genetica ha sempre un rovescio della medaglia".

L'esempio che abbiamo chiesto a Novelli riguarda la popolazione sarda, che ha una maggior frequenza del gene talassemico, l’anemia mediterranea. Proprio perché hanno questo difetto, però, i portatori sani del difetto genetico sono più resistenti alla malaria. "La genetica funziona così".

Il Long Covid: come influisce l'ospite

Questi studi per identificare i fattori di suscettibilità e di resistenza, sono importantissimi perché faranno scoprire nuovi farmaci e come eliminare questo virus più rapidamente. Come abbiamo recentemente trattato sul Giornale.it, il Long Covid colpisce mediamente il 30% di chi ha sviluppato anche in maniera leggera la malattia legata a Sars-CoV-2. Anche in questo caso "dipende dall’ospite, non è più il virus. L’infezione evidentemente ha modificato qualcosa che ha provocato sintomi dopo sei mesi vedi depressione, dolori". Il Covid-19 rimane pur sempre una malattia nuova, "per tante altre ci abbiamo impiegato anni per capire il loro funzionamento - sottolinea il genetista - È straordinario il porgresso fatto in due anni, con vaccini efficaci, anticorpi monoclonali di prima e di seconda generazione, e incominciamo ad avere anche nuovi farmaci. È una lotta continua”.

I tre fattori determinanti per la pandemia

In conclusione, il prof. Novelli ci dice che da quando è scoppiata la pandemia ha sempre affermato che si sarebbe dovuto guardare alla "triade": il patogeno, l’ospite e l’ambiente, questi tre fattori vanno a braccetto. "Molti si focalizzano solo sul virus ma è sbagliato, vanno visti tutti insieme.

Ambiente significa clima ma anche strutture sanitarie, stile di vita, comportamenti, co-morbidità. Le famose varianti si sono originate dove c’erano meno vaccini e sistemi sanitari efficienti, ecco cos’è l’ambiente”, conclude.

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