L'ex moglie lo accusa di stalking, lui finisce in carcere da innocente

Accusato di violenze e maltrattamenti dalla ex moglie, un consulente finanziario di Rimini finisce in carcere da innocente. Il dramma di un padre separato: "Le leggi italiane mi avrebbero tutelato, i giudici non lo hanno fatto"

Nella vita di Gianni Fattori c’è un prima e un dopo. Il filo della sua esistenza si tronca di netto nel 2011. Avviene nella maniera più brusca e dolorosa che si possa immaginare. "Mi sono piombati a casa i carabinieri – ricorda – e mi hanno detto di preparare la valigia". Gianni finisce in carcere e sui giornali. È il mostro da sbattere in prima pagina. L’orco che per anni ha terrorizzato le figlie e perseguitato l’ex moglie è stato finalmente neutralizzato.

Peccato fosse innocente. Ma questo non lo ha raccontato nessuno. A quasi dieci anni dal suo arresto non troverete neppure un trafiletto che parli della sua innocenza. Forse perché la sua storia è una sconfitta collettiva. È la prova di come il pregiudizio, talvolta, possa sostituirsi alla legge. Soprattutto quando si ha a che fare con una separazione. "È sempre l’uomo – denuncia – quello destinato a soccombere". Lui ha scoperto che sua moglie lo tradiva nel 2007. "Ho provato a tenere unita la famiglia, l’avrei anche perdonata, ma lei – racconta – non ne ha voluto sapere e mi ha cacciato di casa".

L’appartamento di Rimini, quello che Gianni aveva contribuito a pagare, va alla moglie. Le due figlie, di 8 e 10 anni, rimangono con la madre. Anche se gli stipendi dei due coniugi sono uguali, il giudice stabilisce che è il papà a dover pagare un assegno di mantenimento di più di mille euro. "Una cifra insostenibile per me – dice – che all’epoca ne guadagnavo in tutto 1.250". Il genitore si sente a un passo dalla rovina e impugna il provvedimento del giudice. "La nostra Costituzione dice che tutti i cittadini debbono avere pari dignità sociale, ma il mio caso dimostra che per i padri cacciati dalle proprie case perché le mogli si sono stancate questo principio non vale".

Il braccio di ferro sul mantenimento, iniziato nelle aule giudiziarie, presto assume una portata devastante. Il terreno di scontro diventano le due figlie. Armi di ricatto con cui la madre pungola quotidianamente l’ex nel tentativo di punirlo. "Quando andavo a prenderle a casa inventava sempre delle scuse, faceva di tutto per non farmele vedere". Lo stillicidio va avanti per anni. Finché non arriva il colpo di grazia. "Quando sono venuti a casa per arrestarmi – ricorda – è stata una doccia gelata". Gianni viene rinchiuso nel penitenziario di Rimini, in una cella di pochi metri quadri, assieme a ladri e spacciatori. Deve difendersi dall'accusa di maltrattamenti e violenza nei confronti delle figlie minorenni. Per tutti è uno stalker. Un violento che terrorizzava la madre delle sue figlie.

"Dei miei trentadue giorni di prigionia da innocente, tutto sommato - racconta - non ho un ricordo così brutto, in carcere ho trovato più solidarietà che fuori". Sì perché nel mondo al di là delle sbarre Gianni è già stato condannato. Perde il lavoro di consulente finanziario perché nessuno si fida più di lui. La donna con cui aveva iniziato una frequentazione lo lascia e per un anno non potrà più vedere le sue bambine: "Credevano che fossi morto, me lo hanno confessato quando ci siamo rincontrati". La voglia di lottare però rimane intatta, nonostante il lungo calvario giudiziario che ha davanti a sé.

È la corte d’appello di Bologna, il 10 gennaio del 2018, a scrivere la parola fine, ribaltando il verdetto di primo grado e assolvendolo definitivamente dalle accuse di maltrattamenti e stalking. Inizia da qui la seconda vita di Gianni. Quasi due anni dopo quella sentenza, il genitore si guarda allo specchio e stenta ancora a riconoscersi. Il dolore lo ha trasformato lasciando ferite che non si possono rimarginare. "Mi sento svuotato e impotente, non ho più nulla, anche se le mie figlie ormai sono cresciute e hanno scelto di rimanermi vicine non si può ricostruire quello che è stato distrutto".

"Prima di tutta questa vicenda avevo fiducia nella giustizia e pensavo che l’Italia fosse un Paese dove un minimo di civiltà fosse stata raggiunta, ma mi sono reso conto che la realtà è molto diversa". "Se solo fossero state applicate, le leggi italiane mi avrebbero tutelato, cosa che - conclude - i giudici non hanno fatto".

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Commenti

cgf

Sab, 28/12/2019 - 09:38

in itaGlia la Legge s'interpreta e non si applica.

Viewty

Sab, 28/12/2019 - 10:07

@cgf: A quale delle due sentenze di riferisce, al primo o al secondo grado? Perché sa, anche le sentenze di secondo grado sono emesse da magistrati... applicando le leggi e interpretandole laddove il legislatore, per pigrizia, disonestà o ignoranza, ha lasciato delle lacune. E aggiungo: la smetta di storpiare il nome del nostro Paese, non fa un bella figura. Lei, intendo.

Ritratto di bandog

bandog

Sab, 28/12/2019 - 10:57

naturalmente le toghe non verranno punite,anzi avanzeranno di grado!bell'itaglia!!

cgf

Sab, 28/12/2019 - 11:17

@Viewty In alcuni mi permetto eccome di chiamare in quel modo il MIO bellissimo Paese proprio perché non mi ci riconosco. Provi a domandarsi come mai molto spesso le sentenze vengono ribaltate in secondo grado. Nel frattempo dei poveri christi hanno dilapidato patrimoni, perso anche tutto, soprattutto la stima e voglia di fare (questo anche senza le sentenze). IMHO NON metto sullo stesso piano i due gradi di giudizio come ha fatto lei, probabilmente per spirito corporativistico. Ovviamente è il mio pensiero, non necessariamente di chiunque, però mi piace osservare e notare le differenze, ad esempio qui dove mi trovo ora, in un processo le prove vanno "provate" in tribunale per arrivare ad un giudizio, non solo su prassi/teoremi/perchénonpuòesserealtrimenti. IDEM anche nel VERO diritto Romano al quale l'Italia si ispira per amministrare la Giustizia, con la G maiuscola alla quale fermamente credo.

fifaus

Sab, 28/12/2019 - 11:26

Viewty: a ragione, però qualche magistrato ha pesantemente sbagliato. Inutile chiedersi se avrà pagato l'errore...

steacanessa

Sab, 28/12/2019 - 11:41

Viewty: guardi che il pover’uomo è stato in carcere e rovinato dalla sentenza di primo grado e non risulta che i giudici e il pm abbiano subito alcun provvedimento per aver interpretato a loro piacimento (per pigrizia, disonestà o ignoranza come scrive lei a proposito del legislatore) la legge.

Dordolio

Sab, 28/12/2019 - 12:09

Qui nella mia città mi dicono esserci una via di periferia popolata di roulottes, camper ecc.. dove vivono mariti separati, cacciati dalle ex mogli da casa (che ora occupano con i loro nuovi partner). Le mogli ai mariti hanno mangiato tutto e si sono tenute pure i figli (il tutto a norma di legge). L'aspetto più penoso del tutto è dato dalla vergogna di questi ex mariti che FINGONO pubblicamente una vita normale, nel loro mondo professionale. E approfittano dei bagni di qualche locale compiacente per rassettarsi e arrivare presentabili sul luogo di lavoro. Prima o poi farò un salto lì, ma ho paura di trovarci qualcuno che conosco....

[_Raphaël_]

Sab, 28/12/2019 - 12:38

Questo non è un caso. Le false accuse sono un fenomeno ben noto e mancare di perseguire i responsabili, oltre ad evidenziare una palese distorsione del sistema, ne incoraggia la pratica. Per il resto, il sistema giudiziario spesso in questi casi ha adottato forme di double standard, per le leggi da applicare e la discrezionalità nei procedimenti. L'orientamento della giurisprudenza a volte si giustifica facendo leva sul momento storico in cui si sono innestate le riforme e dai successivi mutamenti sociali che sono "tecnicamente asicroni" alle norme in vigore. Credo che sia una debole argomentazione, il giudice esercita la sua discrezionalità per ricondurre il fatto astratto al caso particolare. L'orientamento maggioritario non ammette sentenze fotocopia, come si sarebbe evidenziato in alcuni casi, ma la motivazione data all'applicazione, visto il caso specifico, più autorevole nel senso.

salmodiante

Sab, 28/12/2019 - 12:43

il mio commento sarebbe devastante, comunque considerare che l' appello corregge il primo grado e magari la Cassazione rivede la punteggiatura! Bha! Basterebbe il primo grado e il ricorso con licenziamento del primo giudice. Basta la parola per essere denunciati? fantastico, ma succede in Italia (correttamente scritto, contenti) :)

Ritratto di venividi

venividi

Sab, 28/12/2019 - 14:48

Adesso non potrebbe chiedere i danni alla signora che fra l'altro vive con un nuovo partner?

cgf

Sab, 28/12/2019 - 19:20

Vero che scrivo itaGlia così come scrivo sQuola oppure PiDiota. Notare le lettera MAIUSCOLA, vero anche che "il sarcasmo è una figura retorica consistente in una forma di ironia amara e pungente, volta allo schernire o ad umiliare qualcuno o qualcosa" ed ogni volta che scrivo in quel modo è per rimarcare ANCHE certe I-DIO-ZI-E (calmi, è solo sillabato) riguardo certe argomentazioni che sarebbero semplici e spesso ovvie da risolvere, ma di non facile risoluzione per coloro che ad ogni soluzione pongono più problemi, la classica persona negativa che vorresti sempre evitare d'incontrare. A volte davanti a persone come queste comincio a dare volutamente risposte non-sense, vanno in crisi, per iscritto è più difficile, non hai la persona davanti, allora prendo tutto per... la leggera, non cambia molto il risultato. La figura? con chi? con chi si ferma a guardare il dito mentre indico la Luna?