L'ipotesi sul palazzo di Londra: "Vaticano aveva autorizzato tutto"

Il finanziere Raffaele Mincione opta per un'azione di accertamento nei confronti della segreteria di Stato. Ora spuntano le carte: forse il Vaticano sapeva?

L'ipotesi sul palazzo di Londra: "Vaticano aveva autorizzato tutto"

C'è una nuova ipotesi in campo rispetto al caso del "palazzo di Londra", l'immobile di lusso al centro dell'ultimo scandalo che riguarda il Vaticano. Il finanziere Raffaele Mincione ha optato per una mossa che forse non era stata prevista dalle alte sfere della Santa Sede: Mincione ha deciso di portare avanti un'azione di accertamento nei confronti della segreteria di Stato.

Si tratta, con buone probabilità, di unicum storico o quasi. La segreteria di Stato è quella in cui sono state effettuate alcune perquisizioni per via di "operazioni finanziarie sospette". E sempre all'interno della segreteria di Stato alcuni dirigenti sono stati sospesi. Adesso però l'eventualità in campo è più o meno questa: si cercherà di verificare se "il ministero degli Esteri" del Vaticano fosse o non consapevole delle stesse operazioni che poi tra le mura leonine hanno deciso di contestare dal punto di vista giuridico.

Il finanziere Raffaele Mincione, qualche settimana fa, aveva posto degli accenti sulla vicenda, parlandone con l'Adnkronos: "Io il palazzo l'ho venduto al Vaticano. L'ho venduto a Edgar Pena Parra, allo sceriffo messo da altre persone per fare questa cosa. Non l'ho venduto a Torzi. Torzi è stato incaricato dal Vaticano di comprare il palazzo per loro: è differente la storia. Questa storia mi fa impazzire dalla rabbia, ogni volta. Bisogna stare attenti a quello che si scrive". Insomma il finanziere si era chiamato fuori, perché "non deve difendersi da nulla". Questa storia del palazzo di Londra può essere divisa in due parti: la prima - quella in cui Mincione vende l'immobile - e la seconda, quella in cui la Santa Sede decide di coinvolgere un altro broker, Gianluigi Torzi, per cui ad un certo punto sono scattate le manette. Di Torzi si è parlato molto: è persino spuntata l'ipotesi di un'estorsione milionaria da parte di Torzi.

L'avvocato Raffaele Mincione sarebbe indagato dai "pm" di Bergoglio perché avrebbe "tratto il maggior vantaggio economico" dalla vicenda. Soltanto che, stando a quanto riportato dall'edizione odierna de Il Messaggero, la memoria difensiva dei legali che rappresentano il finanziere avrebbe fatto emergere un'estraneità totale. All'interno della memoria"emergono accordi regolarmente firmati, mail, lettere, comunicazioni sia formali che informali che certificano che ogni fase è stata effettivamente condivisa dal Vaticano". Dalle parti di piazza San Pietro, insomma, avrebbero avuto contezza delle "operazioni finanziarie". Ma non è finita.

Sempre secondo quanto ripercorso dalla fonte sopracitata, Raffaele Mincione potrebbe anche procedere con un'azione legale per "per i danni reputazionali subiti', per il congelamento dei suoi conti correnti in Svizzera...". L'azione di accertamento all'High Court Justice di Londra potrebbe non rappresentare l'unica mossa giuridica di Mincione, mentre buona parte della narrativa su questo scandalo, insomma, potrebbe essere destinata a cambiare in breve tempo.

Papa Francesco si era detto orgoglioso per via del fatto che la "pentola" fosse stata "scoperchiata" da dentro. Ora bisognerà comprendere però se il "dentro" della Santa Sede abbia giocato o no un ruolo. Sembrerebbe che, tra i vari documenti fuoriusciti per via dell'inchiesta, vie ne siano anche alcuni firmati dallo stesso Papa Francesco. Il Vaticano sapeva? Prescindendo da questi aspetti, però, vale la pena rimarcare come gli avvocati di Mincione si siano pure detti convinti che "non c'è nessun comportamento penalmente rilevante ascrivibile a Mincione, ne alle sue società".

Commenti