L'orribile storia del Giorno del Ringraziamento

Il Giorno del Ringraziamento è celebrato negli Stati Uniti d'America con tavolate colme di cibo, bei vestiti e foto colme di persone sorridenti. Ma qual è la vera storia del Giorno del Ringraziamento?

The First Thanksgiving at Plymouth di Jeannie Augusta Brownscombe

"Prima di riempire il vostro piatto per favore ricordate perché onoriamo questo giorno", apre così il suo articolo Charles M. Blow sulle colonne del New York Times, spiegando che prima di festeggiare qualcosa occorre conoscerne le origini. La storia del Giorno del Ringraziamento è una festa di origine cristiana che viene celebrata negli Stati Uniti d'America ogni quarto giovedì di novembre, mentre in Canada lo si festeggia il secondo lunedì di ottobre.

"When I was a child, Thanksgiving was simple", spiega Blow nel suo articolo. Quando era un ragazzo il Giorno del ringraziamento era semplice: ci si vestiva bene, si preparava il tacchino e chi ne aveva la possibilità si scattava fotografie colme di sorrisi. Anche a scuola ciò che si imparava era assolutamente semplice, una storiella semplice per semplici bambini; pellegrini e Nativi Americani si incontravano per dirsi grazie.

Se non c'era il tacchino lo si costruiva con la carta. Le classi povere non potevano permettersi il tacchino, dunque si ricorreva a ciò che si poteva per celebrare il Thanksgiving. "It was such a beautiful story", era una così bella storia dove tutte le persone riuscivano a superare i limiti imposti da culture e razze. Tutti insieme, tutti felici. Ma come molti tasselli della storia americana, anche quello del Giorno del Ringraziamento è stato adattato dai "Bianchi" affinché fosse semplice e bello. "[...] All atrocity has been politely papered over", affinché tutte le atrocità fossero filtrate e non ricordate, nella speranza che l'indomani la memoria le dimenticasse e che si ricordasse soltanto la bellezza del gesto: "Grazie".

Il primo Giorno del Ringraziamento è quello in cui i pellegrini invitarono gli appartenenti alla tribù dei Wampanoag ai tre giorni di festività indetti per l'abbondante raccolto. In 90 locali Wampanoag arrivarono, quasi il doppio del numero dei pellegrini. Siamo a Plymouth, nel 1621.

La prima storia è che furono i pellegrini a dominare questa giornata, mentre i nativi americani sostengono di essere stati loro ad avere la meglio sia per numero che per cibo fornito. Infatti, secondo il Manataka American Indian Council, una delle più autorevoli organizzazioni americane, i nativi americani avrebbero fornito moltissimo cibo affinché queste tre giornate di festa fossero un successo. Il predominio "bianco" del primo giorno del ringraziamento è quello che alla fine è passato maggiormente, anche l'arte lo ha celebrato con i suoi due celebri dipinti di Brownscombe e Ferris in cui si vedono i pellegrini a festeggiare con il loro cibo mentre i nativi americani sono seduti a terra senza unirsi al banchetto. Tra le altre cose, spiega Blow nel suo articolo, un senso di vittimismo è stato fatto passare nella storia: infatti, nonostante le condizioni di vita dei primi pellegrini e le estenuanti fatiche alla fine un po' di fortuna è girata e hanno avuto un raccolto favoloso che li ha ripagati di tutte le lacrime versate durante gli anni delle colonizzazioni.

La seconda storia è invece diversa e vedrebbe come protagonisti i Wampanoag che stavano festeggiando con i loro nuovi amici pellegrini. Ciò non sembra molto vero, stando all'intervento di Peter C. Mancall della University of Southern California scritto per Cnn. Sempre secondo lo storico i Wampanoag avrebbero portato anche le armi, insicuri se i pellegrini volessero davvero fare festa o massacrarli. Non è certo neanche che si fosse mangiato tacchino durante questa giornata. Sarebbe stato Lincoln, nel 1863 a decidere che il Thanksgiving sarebbe stato il quarto giovedì di novembre e sarebbe stata festa nazionale. Mancall non manca di ricordare che nel 1600 Champlain e il capitano John Smith, esploratori del Nuovo Mondo, hanno descritto una terribile malattia che stava distruggendo le tribù dei nativi americani. Gli storici moderni hanno individuato questa malattia nella leptospirosi trasmessa dalle feci dei topi che erano arrivati nel Nuovo Mondo con le navi del Vecchio Mondo. E proprio questo indebolimento, secondo lo storico, ha fatto sì che i pellegrini potessero iniziare a colonizzare facilmente l'America. Il sottoposto del re inglese James ha definito questa piaga: "Una meravigliosa peste che in breve avrebbe aiutato a devastare e spopolare le regioni americane". Molti di quei nativi non uccisi dalla peste sarebbero successivamente stati uccisi per mano dei pellegrini.

Dalla celebrazione del 1621, spiegava Grace Donnelly sulle colonne del Fortune 2017, i rapporti tra nativi americani e pellegrini non sono migliorati. La loro relazione si deteriorò al punto tale da scaturire nella guerra di Pequot del 1673 dove almeno 500 tra uomini, donne e bambini Wampanoag. E per quel massacro il governatore di Plymouth Willam Bradford indisse per i prossimi 100 anni che ogni Giorno del Ringraziamento sarebbe stato celebrato proprio per la vittoria dell'uomo bianco sui nativi americani. Sedici anni dal primo giorno del ringraziamento, dal primo pasto condiviso tutti i Wampanoag furono massacrati.

"This was just one of the earliest episodes in wich settlers and colonists did something horrible to the natives", questo sarebbe stato solo uno dei primi episodi in cui coloni e pellegrini avrebbero fatto qualcosa di atroce ai nativi. Nel 1831 molti nativi americani furono costretti con la violenza a muoversi dalla loro terra d'origine, spostandosi nella parte ovest del Mississipi River. Questo episodio è ricordato come il Trail of Tears, la scia delle lacrime. Celebre la canzone di Fabrizio De André "Fiume Sand Creek", in cui ricorda il massacro della tribù Cheyenne: all'alba del 29 novembre 1864 il colonnello Chivington comandò l'attacco di un villaggio indiano composto da seicento nativi che si fecero massacrare inermi, senza possibilità di reagire nonostante gli accordi presi in precedenza. Si racconta che ai primi spari di fucile il capo indiano fece issare una bandiera americana e si vestì di bianco per far capire che la loro tribù non avrebbe reagito, in segno di pace. Questo segnale fu completamente ignorato dagli uomini di Chivington che nonostante tutto fecero un massacro. Il Congresso americano aprì un'indagine, i presunti colpevoli non furono mai condannati e ciò innescò una guerra durata dodici anni che culminò con l'uccisione del generale George A. Custer a Little Big Horn. Nel 2000, dopo 136 anni, il Congresso statunitense si è scusato con i nativi americani riconoscendo il massacro gratuito compiuto ai danni delle popolazioni Cheyenne.

Blow conclude il suo articolo dicendo: "Ho speso la maggior parte della mia vita pensando al Giorno del Ringraziamento come un giorno fatto di felicità, vestiti e tacchini", mentre quei vestiti erano sporchi di sangue proprio come le mani di tantissimi coloni e contadini. Una versione che lui stesso definisce: "Da asilo". Blow sostiene di essere stato cieco e assolutamente ignorante.

"I can no longer abide that", non posso più sopportarlo.

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Commenti

killkoms

Gio, 28/11/2019 - 23:15

non tutte le favole sono belle!