L'Ue tradisce l'Italia sugli immigrati: agli altri Stati miliardi, a noi pochi milioni

Così Bruxelles ha abbandonato il nostro Paese, da sempre in prima fila nel gestire l'accoglienza degli immigrati: pochi fondi e leggi ingiuste

L'Ue tradisce l'Italia sugli immigrati: agli altri Stati miliardi, a noi pochi milioni

Si dice spesso che l'Italia dà all'Europa più di quanto riceva: sicuramente è vero per quanto riguarda la prima accoglienza degli immigrati. Questo dato emerge chiaramente se si guardano le cifre degli stanziamenti degli ultimi anni.

Dal 2015 al 2017, scrive Il Messaggero, Bruxelles ha messo a disposizione dei 28 Stati membri 7,6 miliardi di euro per la prima accoglienza, oltre ai 3 destinati alla Turchia per bloccare i flussi di migranti lungo la rotta balcanica in seguito all'accordo stipulato con Ankara nei primi mesi del 2016. Di questa mole immensa di denaro però, ricorda il quotidiano capitolino, solo pochi milioni sono finiti all'Italia, che pure è anche fisicamente in prima linea nella gestione della crisi.

Si pensi che al nostro Paese l'accoglienza è costata 1,7 miliardi di euro nel solo 2015, di cui 1,29 per la prima accoglienza, 266 milioni per la seconda accoglienza e 111,5 milioni per assistere i minori stranieri non accompagnati. Dalla Ue sono arrivati 8,1 milioni attraverso Frontex e 38,7 dal fondo comunitario per asilo, migrazione e integrazione: praticamente briciole.

I mancati ricollocamenti

Inoltre i nostri governi hanno dovuto anche fare i conti con i costi derivanti da un'altra deficienza della Ue: i mancati ricollocamenti degli immigrati già presenti sul suolo nazionale verso gli altri Stati membri. A fine ottobre i ricollocamenti dall'Italia erano circa 10mila ma dovendo condividere la quota con la Grecia ne mancano ancora quasi 30mila.

Al 15 ottobre dello scorso anno la Corte dei Conti calcolava che l'Italia aveva sborsato ben 762,5 milioni di euro per le mancate ricollocazioni verso gli altri Paesi, come è attestato dalla Relazione sulla gestione del fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo 2013-2016 appena licenziata dai giudici contabili.

E anche il Viminale nella direttiva del 2018 chiarisce che "nonostante la virtuosa pianificazione di rientro di situazione pregresse, l' assenza del necessario e cospicuo aumento delle risorse destinate alla gestione del sistema di accoglienza, comporterà continue richieste di integrazione fondi, in assenza delle quali verrebbero a generarsi debiti fuori bilancio". Insomma: i soldi a disposizione non bastano. E per una volta sarebbe nbene che si muovesse anche la Ue.

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