"Mia figlia cardiopatica è in Dad e la preside chiama i servizi sociali"

Una madre single lascia a casa la sua bimba cardiopatica per proteggerla dal Covid e la preside della sua scuola la segnala ai servizi sociali per inadempienza

"Mia figlia cardiopatica è in Dad e la preside chiama i servizi sociali"

Una madre single, una bambina cardiopatica e i servizi sociali di un comune del brianzolo. Mettendo insieme questi tre elementi, nel bel mezzo di una pandemia, il rischio di un secondo caso Bibbiano è alle porte.

Tutto ha inizio quando una ragazza madre di oltre 40 anni, dopo aver perso il lavoro, è costretta a sospendere il mutuo della propria casa e a tornare a vivere dai suoi genitori. Sua figlia, Giulia (nome di fantasia) di 8 anni ha una patologia cardiaca per colpa della quale “corre il rischio di morire all'improvviso come, a volte, capita agli atleti mentre giocano a pallone”, spiega a ilGiornale.it un parente della bambina. La Lombardia viene colpita dal covid. Lockdown, zone rosse e il bombardamento mediatico di notizie terribili spingono la mamma di Giulia a lasciare sua figlia a casa. “In Lombardia c'è stata una vera ecatombe e, anche quando la scuola è rimasta aperta, molte classi erano in quarantena. La mamma, per proteggere sia il nonno sia la bambina, ha optato per la Dad”, ci dicono i familiari. Anche il nonno 75enne di Giulia, infatti, rientra tra le categorie a rischio in quanto cardiopatico e disabile 100%. In pratica, i rischi di una frequenza in presenza erano troppo alti, visto e considerato che i problemi cardiaci della piccola Giulia saranno risolvibili con un intervento solo quando compirà i 12 anni.

Ebbene, nonostante Giulia sia sempre regolarmente andata a scuola fino allo scoppio della pandemia, la preside noncurante di questa situazione decide di chiamare i servizi sociali. “È assurdo. La preside avrebbe dovuto contattare la famiglia prima di contattare i servizi sociali. Ha fatto un qualcosa che è passibile di denuncia penale”, attaccano i familiari di Giulia che ci tengono a precisare che la scuola era al corrente di tutto. “La madre ha avvertito ripetutamente la direzione scolastica e la preside, ma nessuno ha mai risposto. Non solo. La bambina ha sempre regolarmente fatto tutti i compiti, ma niente”, osservano i familiari per i quali la vita cambia quando un bel giorno gli agenti della polizia locale suonano alla porta di casa in cerca della madre di Giulia che, da quel momento, subisce una vera e propria Inquisizione. “Gli interrogatori dell'assistente sociale e dello psicologo sono assurdi e riguardano anche argomenti totalmente non correlati alla vicenda. “Fanno domande del tipo: 'perché, dove e come ha concepito sua figlia'. Sembra un interrogatorio sessuale....”, ci dicono i parenti di Giulia che aggiungono: “Sono domande che non farebbero nemmeno “al peggior boss della mafia o a un genitore in un campo rom...”.

Una situazione che rischia di precipitare perché esiste il forte timore che da parte dei servizi sociali si possa profilare la sottrazione del minore, ma quello che sconcerta ancora una volta sono le motivazioni. “Si sono inventati che la casa dei nonni, una villetta di 100 mq con giardino, è inadeguata per la bambina...”, ci dicono i parenti di Giulia che, indignati per questa situazione, ci salutano con una domanda alla quale non abbiamo risposta: "Per quanto ancora dovremo subire queste umiliazioni?"

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