Varese, partita di mini basket finisce a botte: un papà rompe il naso all'allenatore

L’uomo non avrebbe gradito il rimprovero che l’istruttore ha rivolto ad alcune persone del pubblico che inveivano contro l’arbitro: denunciato, si è poi scusato

Avrebbe dovuto essere un pomeriggio all’insegna dello sport e del divertimento. Invece è finito nella violenza, con l’allenatore di una squadra di mini basket aggredito da un genitore.

Come riporta Il Corriere della Sera, i fatti si sono svolti alcuni giorni fa a Luino, (Varese), alla fine della partita tra Basket 2000 Ponte Tresa e Venegono, una sfida che ha visti impegnati bambini di nove e dieci anni.

Il padre di uno degli “aquilotti”, questo il nome dei baby cestisti della categoria, un uomo sulla quarantina, ha però deciso di rovinare tutto a suon di pugni. Vittima dell’aggressore è stato l’allenatore venticinquenne della compagine di Ponte Tresa, Roberto Guali, che si è ritrovato con il naso fratturato e con un occhio nero.

Secondo quanto ha raccontato il coach stesso sulla pagina Facebook “La giornata tipo” dove scrivono, tra gli altri, appassionati della palla al cesto, l’atto è scaturito da un rimprovero rivolto a qualche genitore della sua squadra che inveiva contro l’arbitro.

“All'ennesima reazione esagerata di alcuni genitori – ha affermato - ho dovuto richiamarli all'ordine dalla panchina. Uno di loro, però, ha preso male il mio richiamo e a fine partita è entrato nello spogliatoio, un luogo dove un genitore, appena finita la partita, non dovrebbe mai entrare. La persona in questione, davanti a mezza squadra, ha prima esclamato "Ti devo spiegare una cosa", poi mi ha aggredito con una serie di pugni sul volto. Ho riportato una frattura al naso e un occhio bello viola”.

Una volta uscito dal pronto soccorso, Guali è andato dai carabinieri per denunciare il quarantenne.

Alcuni giorni dopo, l’allenatore ha ricevuto la telefonata di scuse dell’autore del gesto. Mi ha fatto piacere, spero che abbia capito la gravità di quello che ha fatto. Però la denuncia rimane”.

Il giovane istruttore ha ricevuto tanta solidarietà. La Pallacanestro Verbano Luino e il Basket 2000 Lavena Ponte Tresa hanno ribadito che “vogliamo solo supporto positivo e che “le proteste contro gli arbitri, gli insulti contro gli avversari o addirittura i nostri allenatori non sono ciò che insegniamo e chi non lo capisce, a Luino e Ponte Tresa, non è benvenuto”.

Più che le botte, a Guali ha fatto male l’idea che gli è balenata in testa dopo essere stato picchiato, quella di mollare la pallacanestro. A fargli subito cambiare parere sono state le facce spaventante e gli occhi dei suoi bimbi che volevano aiutarlo.

“Non li posso tradire – questo il pensiero del giovane - io per loro sono un istruttore, un insegnante, una guida nel bel mezzo del cammino di questo sport meraviglioso. Quello che facciamo ogni settimana in palestra viene prima di tutto”.

Così è tornato in campo. “Uno dei bimbi che martedì mi ha abbracciato più forte – ha detto - è il figlio di chi mi ha aggredito”. “Il rispetto dei ruoli – ha aggiunto - è un aspetto fondamentale nella vita. Quel genitore non ha fatto male a me, ha fatto male soprattutto a suo figlio”.

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