"Strano livido": la "stellina del porno" morta nel fiume

A 25 anni dall'accaduto, la morte di Agata Bornino, ritrovata nelle acque del fiume Chiese, resta ancora un mistero: suicidio o omicidio?

Il "suicidio" e il livido: la "stellina del porno" morta nel fiume

Da astro nascente del porno a protagonista di un mistero italiano che dura ben 25 anni. La morte di Agata Bornino, ritrovata cadavere sulle sponde del fiume Chiese il 25 maggio del 1996, rimane un giallo irrisolto, un enigma profondo. Profondo come le acque di quel torrente che attraversa e bagna Vobarno e in cui la 24enne, originaria di Moncalieri, ha perso la vita. Omicidio o suicidio? Le circostanze del decesso non sono mai state chiarite. Forse Agata ha deciso volontariamente di farla finita. O forse qualcuno con cui potrebbe aver avuto un conto in sospeso si è vendicato, gettandola nel canale. "Agata è morta per annegamento, il fatto che abbia tentato in precedenza il suicidio ingerendo benzodiazepine, che abusasse di farmaci e alcool - 'Per dimenticare bevo da far schifo' - e che si definisse 'la pazza isterica' fanno propendere per un suicidio", spiega a IlGiornale.it la criminologa Ursula Franco, esperta di omicidi scambiati per suicidi e viceversa.

"Valutammo tutte le ipotesi possibili, anche l'eventualità che una seconda persona potesse essere coinvolta nella vicenda. Non trovammo nulla. Giungemmo quindi alla conclusione che si fosse trattato di un gesto estremo, volontario, della ragazza dettato dalla disperazione", racconta alla nostra redazione uno dei carabinieri intervenuti sul luogo del ritrovamento.

Il ritrovamento del corpo

Collio è una piccola frazione di Vobarno, cittadina a piedi della Val Sabbia, nel Bresciano. Un paese tranquillo, abitato da poche centinaia di persone alla fine del secolo scorso. Un sabato pomeriggio, il 25 maggio del 1996, un pescatore si reca sulle sponde del fiume Chiese, il corso d'acqua che attraversa l'intera vallata. Mentre prepara l'occorrente per la pesca, scorge da lontano un oggetto non mglio identificato tra i rami degli arbusti prospicienti la riva. Avvicinandosi alla sponda, si accorge che si tratta del corpo di una giovane donna. Allarmato dal macabro ritrovamento, l'uomo contatta subito i carabinieri. Sul luogo della segnalazione giungono i militari della stazione di Vobarno che, coadiuvati dai sommozzatori del soccorso civile, estraggono il cadavere dall'acqua. La ragazza è semisvestita, con i pantaloni abbassati all'altezza delle ginocchia, la maglia sollevata fin sopra il reggiseno ed è senza scarpe. Ha i capelli raccolti in piccole trecce che le coprono il volto, al punto da sembrare di origini nordafricane. Ma poi, un carabiniere ricorda che, da circa 5 giorni, una ragazza con una acconciatura simile a quella è scomparsa da Roè Volciano, una piccola cittadina confinante con Vobarno. Le sue fotografie sono state affisse nei bar e nella cabine telefoniche del paese. Non ci sono dubbi: è Agata Bornino.

L'autopsia e il "giallo" di quel segno sul collo

Agata è morta per "asfissia meccanica da annegamento". I suoi polmoni si sono riempiti d'acqua dopo la caduta nel torrente, è l'autopsia a chiarire la dinamica del decesso. Secondo le perizie dei medici legali, la 24enne è rimasta nel fiume per diversi giorni. Sul corpo ci sono ferite compatibili con l'impatto accidentale contro gli argini rocciosi del fiume: graffi, escoriazioni e lividi. C'è però un segno rosso, a forma di "v", che la ragazza ha sul collo, vicino alla carotide, e che non sembra riconducibile alle circostanze delle morte. Il medico legale ne è certo: le è stato inferto quando era ancora in vita. Se non ci fosse quel piccolo ematoma, sarebbe tutto molto chiaro: la ragazza si è suicidata o è scivolata involontariamente nel canale. E invece c'è qualcosa che non torna. Forse qualcuno l'ha spinta giù dalla riva dopo averle stretto le mani attorno al collo. Ma chi potrebbe averle fatto deliberatamente del male? Cosa nasconde il passato di Agata?

Agata, la "stellina del porno" col sogno del principe azzurro

Agata ha 24 anni ed è nata a Moncalieri, in provincia di Torino. Da qualche mese si è trasferita a Roè Volciano, in Val Sabbia, dove condivide l'appartamento con Yvonne, l'amica transgender conosciuta durante una serata in discoteca. Dopo aver lavorato come cubista in alcuni night del Nord Italia, la 24enne decide di intraprendere la carriera da attrice porno: posa con scatti osé per alcune riviste di settore e si esibisce nei locali notturni. Sogna di aprire una palestra tutta sua e, nel tentativo di racimolare soldi il prima possibile, si prostituisce. Tuttavia resta una ragazza profondamente romantica, col sogno del principe azzurro. Un principe che forse Agata ha già conosciuto e al quale indirizza decine di lettere mai spedite. Si tratta di un ragazzo di Torino con cui la giovane, qualche anno prima del trasferimento in Lombardia, ha avuto una relazione. Ma la storia si è brutalmente interrotta, circostanza che l'avrebbe fatta precipitare in una depressione profonda. Un giorno, nell'estate del 1992, Agata finisce in ospedale dopo aver ingerito una dose massiccia di Valium. È in quel frangente che scopre di essere incinta. Ma poi perde il bambino che porta in grembo con l'aggravante di non poter mai più mettere al mondo dei figli. Un trauma che forse la segna per il resto della sua breve esistenza. Così come quell'amore ideale, il "principe azzurro" che non ha mai dimenticato e di cui racconta nelle pagine del suo diario. Ma un "mal d'amore" è sufficiente per spiegare un suicidio? Forse, sì. Tuttavia ci sono dei punti oscuri in questa triste vicenda che gettano ombre sulla morte sospetta.

Le minacce di morte

Nei giorni precedenti alla scomparsa, Agata è molto nervosa. "Bevo da far schifo", "sono una pazza isterica" scrive nelle pagine del suo diario. Assume psicofarmaci per dormire e discute anche con la sua amica Yvonne, alla quale però non racconta nulla dei suoi tormenti. In quel periodo riceve sovente telefonate da uno sconosciuto, minacce di morte di cui è testimone anche la sua coinquilina. "Ti farò a pezzi e ti metterò in una valigia se non pagherai la tangente all'organizzazione", dice un uomo dall'accento settentrionale, sui 30/40 anni, all'altro capo della cornetta. Le intimidazioni sono frequenti al punto che Agata è costretta a cambiare la scheda Sim del cellulare. Il 14 maggio, qualche giorno prima di morire, la giovane riceve un'altra di quelle telefonate. Quando lo sconosciuto si accorge della presenza di Yvonne, minaccia anche lei. Ma chi vuol fare del male alla 24enne? A quale "organizzazione" Agata dovrebbe "la tangente"? Lei fa la squillo, riceve clienti a casa e in quella zona non c'è un racket che sfrutti quel particolare tipo di prostituzione. E allora, si tratta forse di un mitomane? Qualcuno che vuole spillarle dei soldi o solo spaventarla? Tutte domande che, ancora oggi, sono senza risposta.

Il giorno della scomparsa

Per capire cosa sia successo ad Agata, al di là delle tormentate vicende personali, bisogna ricostruire il giorno della scomparsa perché probabilmente è nelle ore antecedenti al presunto delitto che può essere accaduto qualcosa di significativo. La mattina del 25 maggio 1996, Yvonne esce di casa presto per andare al lavoro. Agata resta da sola ma nessuno sa come abbia passato il tempo, a quali attività si sia dedicata, se sia andata a fare una passeggiata oppure no. È certo però che abbia ricevuto numerose telefonate sul cellulare - ci sono i tabulati telefonici che lo provano – ma non risulta nulla di strano. Pressappoco alle ore 20, Yvonne rientra a casa e trova Agata intenta a pulire nervosamente la cucina. L'amica le chiede spiegazioni ma la giovane glissa l'argomento sebbene accenni poi a un "problema personale" di cui intende parlarle. Le due ragazze escono per andare a prendere un gelato a Salò, ma quando arrivano quasi in città Agata dice di non averne più voglia. Una volta tornate a casa, si mettono a chiacchierare sul divano. Sembra una serata tranquilla, una serata come tante. A un certo punto però accade qualcosa di strano. Attorno alle 22.45 Agata riceve una telefonata. Concorda un appuntamento, di lì a breve, con qualcuno nello spiazzo davanti alla banca, a pochi passi da casa sua. Raccatta un milione di vecchie lire dal tavolo, li arrotola in un mucchietto e infila i soldi nell'elastico dei pantacollant bianchi. Non si trucca, non si cambia d'abito e non porta con sé il cellulare. "Torno tra 5 minuti", dice all'amica Yvonne. Sarà ritrovata senza vita, nelle acque del fiume Chiese, 5 giorni dopo quell'ultimo saluto.

"Di quei soldi non rivenimmo traccia. - spiega uno dei carabinieri intervenuti sul luogo del ritrovamento - Percorremmo per un paio di chilometri gli argini del fiume Chiese nel tentativo di trovare qualche effetto personale della ragazza ma non trovammo nulla. Del resto, per il tempo in cui era rimasta in acqua, era difficile recuperare qualche oggetto ancora intonso. Senza contare che la corrente fluviale potrebbe averli trasportati altrove, posto che avesse qualcosa con sé".

Suicidio o omicidio?

La tragica morte di Agata non è l'epilogo di triste di una storia come tante. Non lo è perché mancano elementi che possano accertare la dinamica e le circostanze del decesso. Il suicidio sembrerebbe l'ipotesi più compatibile con i fatti narrati e le vicende personali della ragazza. "Agata è morta per annegamento, il fatto che abbia tentato in precedenza il suicidio ingerendo benzodiazepine, che abusasse di farmaci e alcool - 'Per dimenticare bevo da far schifo' - e che si definisse 'la pazza isterica' fanno propendere per un suicidio", spiega la criminologa Ursula Franco. Ma quel segno rosso a forma di "v" sotto il mento, in prossimità della carotide, non esclude l'eventualità di un omicidio. Sono ancora tanti, troppi, i dubbi su quello che le cronache del tempo ribattezzarono come "il mistero del fiume". Resta però la certezza di un cuore tormentato, di un'anima inquietam che ha trovato pace solo tra i flutti leggeri della corrente fluviale.

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