Né razzisti né illiberali

Né razzisti né illiberali

Caro direttore,

questa volta si è davvero esagerato. Non si può mettere in dubbio sulla base del voto al Senato relativo alla mozione che ha come prima firmataria Liliana Segre - la nostra e la mia personale coerenza su un tema di straordinario valore morale e civile come l'amicizia con il popolo ebraico e lo Stato d'Israele.

Non si può far finta di dimenticare la nostra radicale opposizione ad ogni forma di antisemitismo vecchio e nuovo, un pericolo che io stesso tante volte ho denunciato, ricordando che l'Olocausto è stato il male assoluto, sul quale non è tollerabile alcun revisionismo, negazionismo o sottovalutazione.

Su questi temi, e sulla nostra fermissima opposizione ad ogni intolleranza e ad ogni totalitarismo di destra come di sinistra, la nostra storia parla per noi.

Ho imparato questo valore, il grande valore della libertà, da mio padre, esule in Svizzera per non essere arrestato dai nazifascisti, e da mia madre che, incinta, rischiò la vita per sottrarre a un soldato nazista una donna ebrea destinata ai campi di sterminio. Li ho sempre affermati e richiamati in ogni occasione, voglio ricordare fra le tante il discorso che pronunciai da Presidente del Consiglio ad Onna, in occasione di un drammatico 25 aprile segnato dalla tragedia del terremoto. In quella città-martire ebbi a indicare come sfida suprema per le nostre generazioni «la lotta contro il terrorismo, la lotta contro l'integralismo fanatico e liberticida, la lotta contro il razzismo, perché la libertà, la dignità e la pace sono un diritto di ogni essere umano, ovunque nel mondo».

I nostri valori del resto sono quelli della Carta del Partito Popolare Europeo, che io personalmente fui chiamato a riscrivere ed aggiornare in occasione del trentennale della più grande famiglia politica europea.

Coerentemente con tutto questo, i governi che ho presieduto sono stati i più vicini ad Israele nella storia della Repubblica, e di questo mi hanno dato atto più volte sia il governo israeliano sia le Comunità della diaspora. Diverse volte sono intervenuto con il veto in Europa per bloccare risoluzioni ostili o non corrette nei confronti di Israele.

Ho proposto in più occasioni di accogliere lo Stato ebraico nell'Unione Europea, perché Israele e l'ebraismo sono parte integrante della nostra identità e delle nostre radici di europei. Alla senatrice Segre ho espresso e voglio ribadire la mia stima, la drastica condanna per le ignobili aggressioni di cui è stata oggetto, e il mio commosso omaggio alla straordinaria testimonianza storica e umana di cui è portatrice.

Noi eravamo e siamo favorevoli alla creazione della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, come proposto dalla senatrice Segre.

Il voto al Senato dove la sinistra aveva appena bocciato una nostra mozione contro l'antisemitismo e il razzismo verteva però su un altro tema: la mozione della maggioranza conteneva errori tecnico-giuridici dalle conseguenze preoccupanti, prefigurando l'introduzione di nuovi reati d'opinione e quindi sovrapponendosi in modo generico e confuso a norme già esistenti. Questo per noi liberali è inaccettabile. Il divieto di praticare, a incoraggiare, di propagandare il razzismo o la sopraffazione non può intaccare la libertà di opinione. Il confine è sottile ed è una delle questioni decisive della libertà e della democrazia.

Non può essere oggetto di improvvisazioni e di propaganda. Sulle questioni di libertà siamo intransigenti, perché ad Auschwitz si è arrivati proprio da una serie di crescenti limitazioni della libertà.

Stupisce e mi addolora profondamente che possa dubitarne proprio qualche persona che fa parte della nostra comunità umana e politica: con questo offende non solo me ma anche la sua stessa storia.

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