Nella stanza di Alberto Genovese anche "il kit del torturatore"

Continuano le indagini sulle feste di Alberto Genovese ed emergono sempre più dettagli sulle modalità di azione dell'ex imprenditore

Nella stanza di Alberto Genovese anche "il kit del torturatore"

La stanza di Alberto Genovese nell'ormai famoso attico di Terrazza Sentimento a Milano cela ben più di quanto le telecamere abbiano mostrato. A svelare i retroscena è stato Gianluigi Nuzzi, che in un articolo per La Stampa ha raccontato di un vero e proprio "arsenale" di giochi erotici, trasformati in strumenti di tortura nelle mani dell'ex enfant prodige dell'imprenditoria italiana. Tutto è partito dallo stupro del 10 ottobre denunciato da una delle ospiti delle grandi feste nell'appartamento di Milano. Nei giorni scorsi si è aggiunta anche un'altra denuncia da parte di una ragazza che sarebbe stata abusata nella villa di Ibiza dell'ex imprenditore, ora recluso. Nel suo articolo, Gianluigi Nuzzi racconta di un vero e proprio rituale dello stupro da parte di Alberto Genovese, con tempi, modalità e gesti ben scanditi.

Il primo passo era la scelta della preda, che non doveva mai avere più di 25 anni e non è quindi un caso che la ragazza vittima della violenza di Alberto Genovese il 10 ottobre fosse la più giovane della festa. Ma il tutto probabilmente iniziava anche prima, come spiega Gianluigi Nuzzi, perché pare che quella che dovrebbe essere la donna dell'imprenditore chiedesse di visualizzare le fotografie delle invitate, che poi venivano selezionate da Alberto Genovese. Tutte le "ammesse" alle feste di Terrazza Sentimento e, in generale, alle feste organizzate da e per Alberto Genovese dovevano essere magre, alte e slanciate. Per questo motivo le invitate erano il più delle volte modelle giovanissime, vogliose di entrare a far parte della scintillante vita notturna milanese, dove si fanno solitamente le "conoscenze giuste".

La ragazza non veniva avvicinata subito ma si godeva la festa e tutto, nelle location, doveva trasudare lusso e divertimento estremo e senza limiti. Alberto Genovese era sempre il mattatore della serata, lui doveva essere l'unico uomo sul quale accentrare le attenzioni. Tutto era costruito per far apparire l'imprenditore come un uomo alfa attraente e affascinante. La vittima dello stupro del 10 ottobre era già stata ospite delle feste di Genovese a Terrazza Sentimento e non aveva mai percepito la sensazione di pericolo. C'era la droga, distribuita gratuitamente, c'era da bere in abbondanza e tutto quanto una persona si può immaginare di trovare in feste di quel tipo. Ma il 10 ottobre, Alberto Genovese fa quel passo in più e invita la ragazza nella sua camera per consumare droga. Davanti alla porta c'è una guardia del corpo, i telefoni cellulari sono stati lasciati all'ingresso.

È a quel punto che inizia l'incubo per la giovanissima, che "incosciente vede il proprio corpo abusato da oggetti ricoperti dallo stupefacente", scrive Gianluigi Nuzzi. L'effetto sul corpo è devastante, tanto che la ragazza non riesce ad avere ricordi coerenti dei fatti, anzi. Per lunghi giorni è convinta di essere stata abusata da più di un uomo. Gli inquirenti hanno sequestrato 85 oggetti nella stanza di Alberto Genovese, la maggior parte dei quali erano strumenti del dolore. Ma Gianluigi Nuzzi nella sua descrizione va molto più a fondo: "Tra i 50 reperti portati via, primeggia il kit del torturatore: ecco una confezione di fascette nere, un' altra di fascette multicolore, ecco due palette in legno per sculacciare, due analoghe però in similpelle con borchie. Si prosegue con un' intera collezione di fruste, due nere, una nero-viola, una bianca e nera, un altro sculacciatore di colore rosso fino al classico battipanni dai molteplici usi e le immancabili manette con chiavi".

E l'elenco continua con "un' infinità di vibratori di dimensioni, forme (dal classico al rotondo), materiali e colori diversi" e altri oggetti destinati alle pratiche più estreme. Gli investigatori stanno analizzando 250mila video sequestrati per capire cosa accadesse davvero nelle feste di Alberto Genovese, che costringeranno gli inquirenti a trascorrere le feste natalizie a visionare fiumi di filmati per capire fin dove si sia potuto spingere la mente dell'ex imprenditore.