"Non ci pentiremo mai". Lo schiaffo delle ex Br alle vittime

Al via a Parigi tra accuse all'Italia e insulti ai giornalisti la prima udienza del processo per l'estradizione dei nove ex terroristi rossi arrestati in Francia

"Non ci pentiremo mai". Lo schiaffo delle ex Br alle vittime

Si è aperta tra dichiarazioni di innocenza, mancati pentimenti e insulti ai giornalisti la prima udienza per l’estradizione dei nove ex brigatisti condannati in Italia per i reati commessi negli anni di piombo. Si è trattato di un’udienza tecnica. La prima di un processo che potrebbe durare fino a tre anni e che porterà il tribunale di Parigi a decidere se approvare o meno la richiesta dell’Italia.

La retata è scattata mercoledì scorso in Francia dopo una trattativa durata anni con il nostro Paese. Sette degli ex terroristi sono stati arrestati nelle loro case e altri due si sono consegnati alla polizia. Tutti sono stati interrogati e rilasciati in libertà vigilata. Manca all’appello solo Maurizio Di Marzio, ancora latitante, che deve scontare una pena residua di cinque anni per tentato sequestro. È ricercato attivamente e se venisse preso difficilmente gli verrà concessa la libertà vigilata, visto il rischio di fuga. Lunedì prossimo, però, per lui scatterebbe la prescrizione.

"Vi rendo partecipi del mio dolore, sono sconvolta", ha detto Marina Petrella arrivando all’Ile de la Cité. Ha già scontato otto anni di carcere in Italia, dove è stata condannata per l’omicidio di un poliziotto e per il coinvolgimento nel rapimento di Aldo Moro. Davanti ai giudici della Corte d’Appello dice che di "pentimento" non vuole parlare "e non parlerà mai". Ha rischiato l’estradizione già nel 2008. Oggi, racconta la corrispondente di Repubblica da Parigi, fasciata in un cappotto blu, parla di "responsabilità collettiva" per i reati di cui è accusata. Si sente un’esiliata. Una condizione che, spiega ancora davanti alle toghe, è "una forma di espiazione permanente che non prevede né riduzione di pene né grazia". "Qualcosa – aggiunge - che mi porterò dentro fino alla morte".

Meno poetica e ancor meno diplomatica è la compagna Roberta Cappelli. "Pezzi di merda", ha urlato rivolta ai cronisti ammassati davanti al tribunale prima di coprirsi il volto. Anche lei è condannata all’ergastolo per terrorismo e per una serie di omicidi commessi tra il 1979 e il 1981, come quello del generale dei carabinieri Paolo Galvaligi, dell'agente di polizia Michele Granato e del vice questore Sebastiano Vinci. Guarda i giudici francesi, li ringrazia per l’accoglienza da parte del loro Paese. La Francia, dice, "ha capito la nostra storia, non in modo compiacente come dicono alcuni, ma immaginando una traiettoria diversa da quella unicamente penale".

Si dichiara innocente anche Giorgio Pietrostefani, ex dirigente di Lotta Continua considerato l’ispiratore del commando che freddò all’ingresso della sua casa milanese il commissario di Polizia, Mario Calabresi. "Ho avuto una brutta malattia, mi hanno trapiantato il fegato, ogni tre mesi devo fare ricovero in ospedale", si lamenta con i giudici interrompendosi di tanto in tanto. Uno dopo l’altro ripetono come un mantra di essere contari all’estradizione. Sergio Tornaghi, sempre secondo il resoconto di Repubblica, parla di "accuse infondate e condanna eccessivamente punitiva". In Italia è stato condannato all’ergastolo per una serie di reati tra cui banda armata, attentato per finalità di terrorismo ed eversione, e l'omicidio di Renato Briano, direttore generale della "Ercole Marelli" di Sesto San Giovanni, ucciso mentre si recava al lavoro.

Un altro ex brigatista, Enzo Calvitti, si dichiara "sorpreso" per il trambusto della scorsa settimana che ha sconvolto le esistenze tranquille degli ex terroristi che in Francia hanno archiviato il loro passato. C’è chi chiama in causa figli o nipoti e chi come Raffaele Ventura giura fedeltà alla République e rivendica di aver rinunciato al passaporto italiano per quello francese. Luigi Bergamin, che si è costituito successivamente agli arresti dei suoi compagni, pronuncia una vera e propria arringa sulla "legittimità dell’operazione Ombre Rosse". Nel nostro Paese l’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, è considerato il mandante dell’omicidio del maresciallo Antonio Santoro.

Le prossime udienze sono previste a giugno. Intanto, la Corte d'Appello parigina ha "autorizzato formalmente l'intervento dello Stato italiano nell'ambito della procedura in corso nei confronti dei nove ex terroristi".

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