Svolta sul caso Yara? L'esame che può ribaltare tutto

I legali di Massimo Bossetti sostengono che il Dna di "Ignoto Uno" non sia riferibile a quello del loro assistito: "Siamo convinti della sua innocenza"

Svolta sul caso Yara? L'esame che può ribaltare tutto

"Sono teso ma fiducioso che possano essere ammesse nuove analisi sui reperti di dna rimasti". A dirlo è Massimo Bossetti, il muratore di Malpello condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio. In attesa che la corte d'assise di Bergamo si esprima in merito alla richiesta del pool difensivo sulla possibilità di avere accesso ai cossiddetti "reperti secondari" del processo, il 51enne continua a proclamarsi innocente. "L'unica cosa che può dimostrare la sua colpevolezza o innocenza è la perizia del Dna", spiega l'avvocato Claudio Salvagni nel corso di un'intervista a Cusato Italia Tv.

La richiesta dei legali di Bossetti

Lo scorso 26 maggio, la Corte di Cassazione ha accolto l'istanza della difesa di Massimo Bossetti che aveva chiesto di poter aver accesso ai reperti ritenuti di "secondaria importanza" nel processo di condanna all'ergastolo per il delitto della giovane ginnasta bergamasca. Trattasi di quelle prove che la Procura definisce "scartini" ma che, secondo i legali del 51enne, potrebbero giocare un punto a favore del loro assistito. "Ho trovato un Bossetti molto in tensione per questi ultimi sviluppi - rivela l'avvocato Salvagni - ma anche fiducioso, spera che questo esame possa essere effettuato. Rivelo inoltre che mi chiamò il giorno prima dell'ultima udienza in questo mese di maggio, per incoraggiare noi della difesa a non lasciare nulla di intentato. Perché Massimo Bossetti ha sempre chiesto, fin dai vari processi, l'unica cosa che avrebbe potuto dimostrare veramente la sua colpevolezza o innocenza: la perizia sul Dna".

I dubbi sul Dna di "Ignoto Uno"

La colpevolezza di Massimo Bossetti fu dimostrata dalla sovrapponibilità del Dna nucleare con quello di "Ignoto Uno", rilevato sugli indumenti intimi di Yara e ritenuto dall'accusa l'unico riconducibile all'assassino, oltre che per la posizione, perché riscontrato nella zona colpita da arma da taglio sul corpo della giovane vittima. Per contro, gli avvocati del 51enne hanno sempre sostenuto che il Dna mitocondriale minoritario appartenga a un altro individuo, definito per convenzione "Ignoto 2". Per questo motivo, a più riprese, i legali Salvagni e Camporini hanno chiesto una revisione del processo puntando ai residui della traccia 31G 20 ritenuta la "prova regina" nel corso del processo.

"Abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a sostenere che quel Dna lì era sbagliato, che il Dna di 'Ignoto 1' non è riferibile a Massimo Giuseppe Bossetti e l'unico modo per dimostrarlo, era effettuare quella perizia sempre chiesta e sempre negata. Dopo oltre 10 anni la tecnologia per le analisi del Dna è decisamente migliorata, quindi pensiamo sia giusto poter fare nuovi esami. Adesso comunque dobbiamo solo attendere e capire quando e dove verranno fatti nuovi esami sui reperti rimasti. Una volta avuto l'esito delle analisi - conclude l'avvocato Salvagni - provvederemo a chiedere la revisione del processo perché essendo assolutamente convinti dell'innocenza di Bossetti, siamo convinti che dalle nuove analisi sui reperti avremo gli elementi utili per arrivare alla revisione del processo. Purtroppo dovremo ancora attendere qualche mese prima che venga fissata la nuova udienza".

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