Quella sabbia sospesa in cielo: cosa succede nel Centro-Sud Italia

L'eccezionale ondata di caldo africano ha portato con sé anche un fenomeno particolare ma non insolito: particelle di sabbia desertica di estrazione sahariana "sospese" nel cielo. Ecco spiegato il fenomeno

Quella sabbia sospesa in cielo: cosa succede nel Centro-Sud Italia

Il caldo africano che non ha dato tregua al Centro-Sud per alcuni giorni ha portato con sè un fenomeno particolare chiamato dagli esperti "torbidità atmosferica", particelle di sabbia in sospensione nel cielo di estrazione sahariana.

Perché è caduta "sabbia"

Milioni di italiani si saranno accorti che il cielo è stato spesso lattiginoso ed offuscato non soltanto da nubi africane ma dal pulviscolo sahariano in sospensione "estratto" dall'anticiclone africano direttamente dal cuore del deserto e trasportato migliaia di chilometri più a nord fino al Mediterraneo e all'Italia centro-meridionale. Da Roma a Catania ce ne siamo accorti anche per le autovetture sporche di sabbia desertica caduta durante le lievi e sporadiche precipitazioni durante passaggi nuvolosi più consistenti. L'Università della Calabria, in un video pubblicato su YouTube e che potrete vedere all'interno del pezzo, ha spiegato il fenomeno. "L'ondata di calore che ha colpito in questi giorni il Sud Italia, ha portato con sé un particolare fenomeno simile alla foschia: si tratta di piccole particelle rimaste in sospensione che riducono la trasparenza del cielo", scrive Giuseppe Liberti, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Fisica dell'Unical.

Come nasce questo fenomeno

"Le polveri si comportano come un filtro che attenua la radiazione solare e quando sono molto concentrare riducono sensibilmente la visibilità", continua Liberti. Questo fenomeno nasce da eventi naturali quando le particelle sono sollevate dai venti, emesse da vulcani o incendi o derivano da processi di origine antropica come per i processi di combustione. Quello che abbiamo visto in questi giorni, come accennato prima, deriva però dal Sahara, uno dei serbatoi principali essendo anche il più vasto deserto della Terra e molto vicino al nostro Paese. Quando le turbolenze atmosferiche sono molto intense, le particelle di sabbia si sollevano fino a qualche chilometro sopra la superficie terrestre nella media troposfera: le più pesanti restano a terra, le più leggere possono essere trasportate per migliaia di chilometri.

Quanto durano le particelle "sospese" in cielo

"Con stabilità atmosferica e venti deboli, la polvere potrebbe restare per diversi giorni rendendo il cielo lattiginoso in pieno giorno e colorandolo di giallo o rosso prima dell'alba o del tramonto", ha aggiunto il ricercatore. Vedendo il satellite, infatti, si nota quella patina che oggi, invece, non è più presente nemmeno al Sud grazie ad un cambiamento delle correnti in quota che hanno disperso le particelle direzionandole verso est, verso cioè Grecia e Mediterraneo orientale. Questo fenomeno è frequente anche in altre stagioni, primavera e autunno su tutte, soprattutto al Centro-Sud ma occasionalmente particelle di sabbia desertica si possono spingere ancora più a nord, fin sull'arco alpino, dove recentemente è stato osservato il fenomeno della "neve rossa" (qui un nostro pezzo) causata dalla polvere sahariana che ha dato quella colorazione inconfondibile.

Perché è fondamentale per gli ecosistemi

Tralasciando il trascurabile problema legato allo sporco su macchine e balconi, questo fenomeno naturale è molto utile per gli ecosistemi: la caduta di polvere del deserto, infatti, fertilizza il terreno apportando buone quantità di fosforo, fondamentale per lo sviluppo delle piante. Un aspetto negativo, però, non manca perché, come detto, le precipitazioni sporcano la neve: quest’ultima, di conseguenza, assorbe maggiormente la radiazione solare che ne accelera lo scioglimento. Il tutto è dimostrato da uno studio recente intitolato "Saharan dust events in the European Alps" dell’Università di Milano condotto a Torgnon, in Val d’Aosta: dalla ricerca si è capito che la presenza di queste polveri può anticipare anche di un mese la scomparsa primaverile del manto nevoso.

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