"Ora la magistratura va cambiata". Così Nordio inchioda le toghe

Ampliamento delle competenze dell'avvocatura e rigidi criteri di ineleggibilità dei magistrati: le parole dell'ex procuratore aggiunto di Venezia

"Ora la magistratura va cambiata". Così Nordio inchioda le toghe

Intervenuto stamani in videoconferenza alla Camera nel corso della riunione della commissione Giustizia, l'ex magistrato Carlo Nordio ha espresso il proprio parere in merito ai progetti di legge relativi alla riforma dell'ordinamento giudiziario ed all'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare.

Costituzione e codice penale

Per l'ex procuratore aggiunto di Venezia il codice di procedura penale italiano del 1989, conosciuto come codice Vassalli, deriva da"un impianto accusatorio completamente diverso", dal momento che da un lato si trova "la discrezionalità dell'azione penale, la ritrattabilità dell'azione penale, il pm elettivo come negli Stati Uniti, oppure indipendente come in Gran Bretagna", mentre nel nostro Paese "il pm gode di un immenso potere senza avere nessuna responsabilità, perché gode delle garanzie di autonomia e di indipendenza del giudice".

Proprio per questo, ha spiegato l'ex magistrato, l'incompatibilità si è concretamente mostrata quando "la Corte Costituzionale ha cominciato a demolire questo codice di procedura penale, e lo ha demolito anche in modo consistente". In pratica, ha aggiunto Nordio, "tutti gli sforzi che si fanno e si continuano a fare anche nell'ambito dell'ordinamento giudiziario e della stessa composizione del Csm, sono degli sforzi immensi ma sono sforzi inutili, o almeno in gran parte inutili, perché la nostra Costituzione e il nostro codice di procedura penale, cioè il nostro sistema giudiziario, non sono compatibili fra di loro". La Costituzione sarebbe per Nordio troppo rigida ed incompatibile col codice di procedura penale, pertanto l'unica via percorribile sarebbe quella di cambiare uno dei due.

"La nostra Costituzione, benché antifascista e del '48, è stata costruita avendo in mente il sistema processuale vigente all'epoca, il sistema inquisitoriale del codice Rocco, quindi reca con sé tutte le caratteristiche di quel codice, compresa l'unità delle carriere, l'unità della giurisdizione fra giudice del fatto e giudice del diritto, l'obbligatorietà dell'azione penale, eccetera", precisa ancora l'ex procuratore aggiunto di Venezia.

Magistrato: giurista e manager

Nella valutazione di un magistrato che aspiri a posizioni dirigenziali, precisa Nordio, bisognerebbe tener conto non solo della sua abilità da giurista ma anche di eventuali doti manageriali, due caratteristiche che "non sempre coincidono. Un eccellente giurista che scrive eccellenti sentenze e che ha un'ottima cultura giuridica può non rivelarsi" un altrettanto eccellente manager. Quando si verifica una situazione del genere ci si viene a trovare in una condizione diametralmente opposta rispetto a quella prospettata in precedenza: "Prima ho detto che i pm hanno dei poteri senza responsabilità, qui i magistrati si trovano in una posizione opposta. Hanno delle responsabilità senza poteri. Perché? Perché in qualsiasi azienda il personale viene assunto e valutato dall'imprenditore". All'opposto, invece, nella magistratura "il magistrato si trova a dover operare con quelle poche risorse quantitative e anche spesso qualitativamente non del tutto omogenee, per non dire altro, che gli vengono conferite dall'esterno". Ciò significa doversi confrontare con situazioni di responsabilità non addebitabili direttamente a lui, "sia perché il suo ufficio è sotto organico sia perché gli è stato dato del personale nel quale ad esempio lui non ha fiducia, e magari giustamente".

Nuovo risalto all'avvocatura

Positivo per Nordio il progetto di legge per allargare le competenze dell'avvocatura in"quella che è la gestione dell'ordinamento giudiziario, e comunque la stessa gestione anche della giurisdizione. Faccio presente che molti miei colleghi usano questa parola, 'cultura della giurisdizione', quando si oppongono alla divisione delle carriere. Ora, la giurisdizione o si intende in senso stretto, come limitata al giudice, o in senso più largo come dialettica fra accusa, difesa e giudicante, e allora è un tavolo a tre gambe, e gli avvocati hanno e devono avere la stessa dignità dell'altra parte. Quindi tutte queste riforme", dichiara Nordio,"secondo me sono benvenute". Giusto, quindi, ampliare la presenza dell'avvocatura, anche per quanto concerne il diritto di voto: "Non c'è nessuno scandalo se i voti ai magistrati li danno anche gli avvocati. In linea generale sono propenso ad aumentare, enfatizzare e rendere più intenso il ruolo dell'avvocatura anche nei giudizi rispetto ai magistrati"

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Ineleggibilità dei magistrati

L'ex procuratore aggiunto di Venezia chiede dei criteri più rigidi per rafforzare l'ineleggibilità dei magistrati ed evitare che questi possano candidarsi alle elezioni nei luoghi in cui hanno svolto le proprie funzioni. C'è, tuttavia, una grave lacuna in tal senso: "Mi pare di aver capito che questo limite non è esteso, non vale per i magistrati antimafia che hanno una competenza nazionale. Questo, secondo me, è contraddittorio, perché chi ha esercitato soprattutto in quei delicatissimi uffici che hanno appunto competenza investigativa o pari-investigativa nazionale, viene a conoscenza di una tale serie di notizie (e la conoscenza è potere, questo lo sappiamo tutti), che li dovrebbe rendere addirittura più estranei a quella che è la competizione politica, proprio perché partono da una condizione molto più non dico vantaggiosa ma delicata". Dunque la questione ineleggibilità dovrebbe essere ancora più rigida proprio laddove si parli di funzioni esercitate in un luogo specifico ma con valenza nazionale.

Sorteggio dei membri del Csm

Gli scandali che hanno travolto di recente il mondo delle toghe sono evitabili, secondo Nordio, tramite il "sorteggio dei membri del Csm, proprio per spezzare il vincolo fra elettori ed eletti". La rigidità, in tal senso, della Costituzione si può affrontare unendo "i due criteri dell'elezione e del sorteggio in modo da poter non confliggere con la Costituzione ma nello stesso tempo anche allentare se non proprio spezzare il vincolo tra eletti ed elettori".

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