Nella Chiesa accade qualcosa: perché il Papa "avverte" l'Italia

Si apre la partita sul Sinodo: l'idea è che il fronte tradizionale sia estromesso. Si va verso un monopolio progressista?

Nella Chiesa accade qualcosa: perché il Papa "avverte" l'Italia

L'Italia sembra vivere una fase densa di cambiamenti, tanto a livello sociale quanto a livello politico, e papa Francesco è intenzionato ad intercettare il momento. La richiesta di un Sinodo per l'Italia coinvolge la Chiesa cattolica, ma anche il Belpaese in sé. Perché la Chiesa è una istituzione immutabile per buona parte della nostra nazione. L'Italia è Italia anche per la Chiesa. Nonostante questo assunto faccia storcere il naso a più di qualcuno.

Il regno di Bergoglio, poi, non è per l'immobilismo. Mentre tutto, anche a causa della pandemia, muta, gli ambienti ecclesiastici non possono, stando soprattutto alla linea del primo Papa gesuita della storia del cattolicesimo, essere autoreferenziali. Anche perché è da tempo che il vescovo di Roma ha chiesto ai vescovi della Cei di organizzare un appuntamento sinodale. E sul concetto di "sinodalità" l'ex arcivescovo di Buenos Aires ha impostato la sua azione pastorale. La reprimenda di queste ore va interpretata partendo da questi punti fermi.

Il Papa ha tuonato sia nei confronti della destra ecclesiastica sia in direzione della sinistra della Ecclesia. Il Concilio Vaticano II, ha fatto intendere il pontefice argentino, è un monolite granitico che non può essere rivisitato per mezzo di interpretazioni varie ed a piacimento: "Il Concilio è magistero della Chiesa - ha premesso il Papa - . O tu stai con la Chiesa e pertanto segui il Concilio, e se tu non segui il Concilio o tu l'interpreti a modo tuo, come vuoi tu, tu non stai con la Chiesa". Significa che qualcuno, per sua stretta volontà, si sta autoescludendo dalla Chiesa cattolica? E ancora:"Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi - ha continuato Bergoglio, nel medesimo intervento tramite cui ha richiamato tutti affinché quanto stabilito al Convegno di Firenze, ossia l'organizzazione di un Sinodo italiano, divenga effettivo in breve tempo -. Il Concilio non va negoziato, per avere più di questi... No, il Concilio è così", ha chiosato il Papa sudamericano, chiudendo la strada alle interpretazioni personalistiche.

Durante il regno di Francesco sul soglio di Pietro, almeno sino ad oggi, si sono confrontate due spinte culturali: una, di stampo tradizionalista, che sembra in un certo senso avere l'intenzione di riavvolgere il nastro della storia, e un'altra, di carattere ultra-progressista, che vorrebbe andare avanti attraverso sdoganamenti organizzativi, pastorali e dottrinali. Bergoglio è sempre stato accostato per prossimità al secondo di questi due "schieramenti", mentre i conservatori hanno sempre ricusato le accuse di "tradizionalismo", sottolineando come sia l'azione del pontefice a far virare il cattolicesimo a sinistra con decisione, come nel caso della apertura nei confronti delle "unioni civili" o, più in generale, per via di alcune scelte fatte da Bergoglio. Mosse che, per il "fronte conservatore", hanno avuto conseguenze politiche: il presunto sostegno a Joe Biden ai danni della rielezione di Donald Trump può essere un titolo esemplificativo. Uno spaccato - questo del pontificato "politicizzato" -, che per i tradizionalisti è rilevante per l'Italia come per il resto dell'Occidente.

Durante l'udienza con l'Uffico catechesi della Conferenza episcopale italiana, così come ripercorso dall'Adnkronos, il Papa ha invitato tutti a rispettare quanto programmato:"Dopo cinque anni, la Chiesa italiana deve tornare al Convengo di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi", ha dichiarato il Santo Padre. C'è aria di rivoluzione per la Chiesa italiana, che adesso deve assecondare la volontà del gesuita: edificare un appuntamento sinodale, al netto di limiti dettati dalla pandemia. Sì, ma si terrà un Sinodo nazionale con quali esiti per il magistero e per l'organizzazione delle parrocchie del Belpaese? A ben vedere, la necessità di dare vita ad un Sinodo e la rinnovata volontà di confinare al di fuori della Chiesa gli interpreti a modo loro del Conclio potrebbero andare di pari passo. Di sicuro, alcune diocesi potrebbero scomparire o uscirne ridimensionate. Ma questo, in caso, avverrà soprattutto per esigenze di semplificazione.

L'intento del pontefice argentino

Le parole del Papa non sono passate inosservate. Anzitutto perché la proposta di un Sinodo italiano non è partita da una realtà ecclesiastica a caso: sono stati i gesuiti de La Civiltà Cattolica - la rivista diretta dallo "spin doctor" di Bergoglio, ossia padre Antonio Spadaro -, a lanciare il sasso nello stagno. La ratio di base sembra essere quella di "normalizzare" la Chiesa in un contesto, quello italiano, che ha sempre rappresentato per i consacrati, nel bene e nel male, un'eccezione. Jorge Mario Bergoglio vorrebbe che lo spirito missionario - lo stesso che contraddistingue tante realtà episcopali di periferia - diventi ordinario anche in Europa, in specie magari in Italia. Non è un caso se padre Bartolomeo Sorge, che nel frattempo è deceduto, abbia voluto citare la riflessione di monsignor Domenico Pompili su un convegno svoltosi nel 1976 a Firenze, che al suo centro aveva il tema della missioni. La Chiesa deve diventare in "uscita" pure in Italia, dove forse alcune realtà vengono percepite dal pontefice argentino come ingessate o comunque troppo legate a logiche curiali poco edificanti.

La riforma della Costituzione apostolica - il documento che dovrebbe riorganizzare la Curia romana - è in divenire, ma il Sinodo guarda soprattutto al "basso" degli ambienti ecclesiastici: gli episcopati territoriali sono chiamati a prendere atto della nuova impostazione targata Francesco. Si tratta di avvicinarsi alle periferie e di recitare un ruolo da protagonista rispetto ai temi sociali. Non solo: alcune realtà - come proprio quella coordinata da Pompili, che è il vescovo di Rieti, hanno anche introdotto alcuni nuovi focus dottrinali, tutti posti su questioni di stretta attualità, come nel caso della ecologia integrale. Un tema molto sentito dal vescovo di Roma. Lo stesso che però non soddisfa le aspettative della destra ecclesiastica, come abbiamo avuto modo di constatare durante il Sinodo sull'Amazzonia.

Cosa aspettarsi da un Sinodo italiano? Non è semplice rispondere a questo quesito. Qualcosa possiamo dedurre da alcune indicazioni che lo stesso Santo Padre ha pronunciato nella medesima occasione in cui ha ricordato la necessità di mettersi "in cammino": "Questo - ha fatto presente Bergoglio - è il tempo per essere artigiani di comunità aperte che sanno valorizzare i talenti di ciascuno. È il tempo di comunità missionarie, libere e disinteressate, che non cerchino rilevanza e tornaconti, ma percorrano i sentieri della gente del nostro tempo, chinandosi su chi è al margine. È il tempo - ha continuato Papa - di comunità che guardino negli occhi i giovani delusi, che accolgano i forestieri e diano speranza agli sfiduciati. È il tempo di comunità che dialoghino senza paura con chi ha idee diverse". La "Chiesa in uscita", appunto, dunque aperta al multiculturalismo, alla gestione aperturista dei fenomeni migratori, magari ad alcune tendenze culturali giovanili e, in senso lato, alla contemporaneità. Tutti elementi che a destra non riescono a digerire. Dovessero essere affrontati temi spinosi, poi, come la pastorale Lgbt, allora il clima diventerebbe davvero infuocato.

La reazione dei conservatori

La richiesta di Sinodo è passata un po' in sordina, ma era lecito attendersi che non tutti reagissero alla stessa maniera. Il fatto che l'input sia partito dagli ambienti gesuitici, poi, costituisce un altro fattore che può suggerire come non tutti siano in procinto di festeggiare per l'iniziativa, anzi. All'interno dell'ampio discorso tenuto, inoltre, papa Francesco ha citato la questione del Concilio, lasciando intendere quale sia il clima destinato agli anti-concliari o, al contrario, ai sostenitori della interpretazione estensiva delle decisioni prese nel Vaticano II.

Non si può, per Bergoglio, modellare il Concilio sulla base della propria visione. Il professor Giovanni Zenone, che abbiamo voluto interpellare per commentare le parole del pontefice argentino, è abbastanza netto nei giudizi: "Io sono convinto - dice sul Sinodo italiano - che nel clima di confusione e polarizzazione estrema - al limite dello scisma - in cui ci troviamo, il peggio che si possa fare è insistere con un metodo, quello dei sinodi, dei documenti, delle risme di carta scritta, che sono una frenesia isterica che scaturisce da un vero vuoto di spiritualità. Mons. Schneider scrive nel libro "Christus vincit" (edito da Fede e Cultura): "L’intera crisi nella Chiesa, così come si vede dopo il Concilio, si è manifestata in un’incredibile inflazione di frenetica attività umana per riempire il vuoto o il vacuum di preghiera e adorazione, per riempire il vuoto creato dall’abbandono del soprannaturale... ci si prodiga in sforzi per colmarlo, per esempio, nei continui raduni e incontri ecclesiali a vari livelli e in varie modalità, sinodi continui. Si tratta spesso di un affaccendarsi indossando una maschera di devozione. È uno spreco di denaro, uno spreco di tempo che si potrebbe impiegare per la preghiera e per l’evangelizzazione diretta...". Per i cattolici conservatori, in pratica, siamo dinanzi ad una forma di perdita di tempo.

La diatriba attorno al Concilio Vaticano II

Possibile che il Sinodo voluto dal Papa tagli fuori gli anti-conciliari o i critici del Concilio dalla Chiesa? Bergoglio è per il dialogo interreligioso e l'inclusione. Difficile quindi che la Chiesa metta in atto un meccanismo teso a tagliare ogni ponte. Anche in questa circostanza il professor Giovanni Zenone non la prende alla larga: "Affermare che "Chi non segue il Concilio è fuori dalla Chiesa" è una sciocchezza di proporzioni omeriche. Il Conciio Vaticano II è solo uno fra i molti che la Chiesa ha fatto, non è l'unico e soprattutto non è il più importante - ha premesso l'esperto - . E ancora: "Ha voluto essere un Concilio "pastorale", quindi non dogmatico, definitorio. La "pastorale" ha un valore limitato nel tempo perché cambia con i tempi. Solo chi non segue il Vangelo e Gesù Cristo è fuori dalla Chiesa! Non possiamo ipostatizzare, assolutizzare e quasi divinizzare il Vaticano II. Certo che si tratta di magistero, ma di un magistero che risente di problemi di linguaggio (troppe parole e ambiguità) e del clima culturale anni sessanta in maniera importante...".

Qualche problema la Chiesa cattolica italiana lo deve risolvere. La situazione dei seminari italiani raccontano una crisi vocazionale che forse è senza eguali in termini numerici. Per i conservatori - come sempre - la ricetta per risalire la china è la fedeltà alla dottrina. Per quelli che vengono chiamati "modernisti", l'innovazione. Siamo alle solite, insomma. Ma Zenone sembra avere le idee chiare sulle dinamiche che non funzionano (e che stando ai conservatori assecondano il "collasso"):"Si tratta di un concilio con troppe parole e poche definizioni o chiarificazioni dogmatiche vere. Quando si parla - o si scrive troppo, in genere è perché non si ha niente da dire, o si deve nascondere qualcosa, o si hanno le idee poco chiare, o si devono mettere d'accordo troppe teste. Se una cosa di buono ha detto l'ultimo Concilio è l'affermazione della universale chiamata alla santità e in particolare il coinvolgimento dei laici. Ma appena i laici alzano la voce per dire che questi continui cambi liturgici, pastorali e dottrinali sono contrari alla nostra fede e li rifiutiamo, ecco il solito ritornello che "devono obbedire e sottometterci ai pastori che hanno lo Spirito Santo". Questo puzza di quel clericalismo che Francesco a parole dice di voler contrastare", conclude. La soluzione, dunque, risiede nell'ortodossia dottrinale. E un Sinodo, per alcuni cattolici, non è necessario.

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