Il Papa dà un anno alla Chiesa: cosa nasconde l'ultimatum

Papa Francesco dà il via ai lavori per il Sinodo nazionale italiano. "Destra" e "sinistra" ecclesiastica potrebbero restare deluse

Il Papa dà un anno alla Chiesa: ora arriva l'ultimatum

C'è il count down che può rivoluzionare la Chiesa cattolica italiana. Papa Francesco ha dato un anno alla Conferenza episcopale italiana per l'organizzazione del Sinodo nazionale. Un Sinodo, nel cammino della Chiesa, non è solo uno dei tanti appuntamenti ecclesiastici, ma può, anzi, dovrebbe, essere uno spartiacque: in grado di modificare impostazioni e stile. Per questo è così atteso. Per questo, soprattutto per il contesto italiano, gli osservatori progressisti si aspettano tanto. Può essere il più classico dei "banchi di prova" per il regno del primo pontefice gesuita della storia. Presto per dire cosa aspettarsi. Di sicuro una scossa capace di far sì che la Chiesa italiana divenga più "in uscita" e meno legata a dinamiche stantie. Sappiamo, però, quanto e da quanto Jorge Mario Bergoglio attenda questo appuntamento sinodale.

Francesco, parlando con i vescovi italiani, ha fatto chiarezza: "Sono passate tante cose dal primo incontro che abbiamo avuto noi a San Pietro ad oggi - ha fatto presente il Santo Padre ai presuli-. E una delle cose, che poi è un atteggiamento che abbiamo tutti e succede anche in Cei, è una amnesia: perdiamo la memoria di quello che abbiamo fatto e poi andiamo avanti. Una delle cose su cui abbiamo perso la memoria è Firenze, l' incontro di 5 anni fa. Questo è stato un passo avanti nella formulazione . Direi che il Sinodo deve svolgersi sotto la luce di questo incontro di a Firenze, che è patrimonio vostro che deve illuminare il vostro percorso. Dal basso in alto, con tutto il popolo di Dio". Non è un dettaglio a caso: è dai tempi di Firenze che Bergoglio domanda ai vescovi di organizzare un Sinodo. Qualche tempo fa, era arrivato uno sprono. Le dichiarazioni di questi giorni dilatano i tempi, quindi consentono ai vescovi di organizzarsi con calma. Il vescovo di Roma - come sottolineato da l'Adnkronos - ha spoi specificato: "La luce viene dalla dottrina della Chiesa ma diciamo da quell'incontro di Firenze: si deve cominciare dal basso, dalle piccole parrocchie e questo richiederà pazienza, lavoro, fare parlare la gente, che esca la saggezza del popolo di Dio. La totalità del popolo di Dio: dal vescovo in giù, quando c'è armonia non si può sbagliare". In queste poche parole sono nascoste molte indicazioni.

Uno, il Papa vuole che il Sinodo proceda dal basso in alto, quindi che il Sinodo radicalizzi una visione già persistente: l'ordine gerarchico non è imposto ma partecipato. Dalle parrocchie alle sacre stanze: questo è il processo, che forse inverte un po' la prassi. Due, l'attesa non è cosa di ieri, bensì di un quinquennio. L'incontro di Firenze ha cinque anni, da allora poco è accaduto. Ecco perché quello del Papa potrebbe essere interpretato come un "ultimatum". Tre, al Papa non sembrano piacere troppo certe logiche curiali che in Italia attecchiscono meglio che altrove. Dipendesse dalla Chiesa povera per i poveri, sarebbe rivoluzione.

Secondo alcuni, in realtà, un Sinodo non serve. Da parte conservatrice, sembra prevalere scetticismo. Forse si preferirebbe un cambio di paradigma dottrinale in senso tradizionale e l'abbandono, di rimando, di certe tematiche che al lato "destro" del laicato e dei consacrati cattolici viene difficile da comprendere. Un esempio pratico: sul Ddl Zan, i conservatori vorrebbero una maggiore mobilitazione dei vescovi e nessuno spazio per il dialogo con chi percorre un "pendio scivoloso" in bioetica. E questo vale per tutti i "nuovi diritti".

Attenzione poi agli imprevisti, perché le priorità poste potrebbero non essere in linea con quello che i vari "schieramenti" della Chiesa invocano. Un esempio pratico è già arrivato. Sempre intervenendo con i vescovi durante un congresso, Bergoglio ha posto un accento sulla formazione: "Su questo il cardinale presidente - ossia il presidente della Cei e cardinale Gualtiero Bassetti - ha ricevuto una lettera dal prefetto del Clero sulla preoccupazione sulla formazione sacerdotale: questo dobbiamo averlo avanti". Cioè la priorità deve diventare la "formazione", appunto, di chi entra in seminario. Un luogo dove, per Bergoglio, sussiste un problema di "rigidità": "Sbagliare nella formazione e anche sbagliare nella ammissione dei seminaristi - ha proseguito il pontefice argentino, che ai presuli riuniti in assemblea ha parlato anche senza un discorso scritto - . Con frequenza abbiamo visto seminaristi che sembravano buoni ma rigidi e la rigidità non è una buona cosa. Ci siamo accorti che dietro quella rigidità c'erano grossi problemi". Fedeltà alla dottrina non può dunque significare "rigidismo", come il vescovo di Roma ha avuto modo di chiamarlo più volte.

Il Sinodo, in sintesi, potrebbe essere meno "politico" di come destra e sinistra ecclesiastica potrebbero auspicarsi. E non sarebbe strano se Bergoglio decidesse di procedere, sulla base delle indicazioni pervenute dal "basso" delle parrocchie, attraverso un'agenda capace di scompaginare le velleità dei più. Tutto inizierà ad ottobre. Poi la Chiesa italiana sarà ufficialmente in cammino.

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