"Ho sventato un attentato in Italia". Il Colle lo premia (ma di nascosto)

L'assistente di volo ha sventato un dirottamento aereo di un volo Roma-Parigi. Intervistato da La Verità, Rossi racconta di come Alitalia e lo Stato abbiano voluto insabbiare tutto

"Ho sventato un attentato in Italia". Il Colle lo premia (ma di nascosto)

La storia di Ermenegildo Rossi è una di quelle che in altri Paesi avrebbe avuto una cassa di risonanza enorme. Ma qui, in Italia, sembra che tutti se ne siano dimenticati. E anche lo Stato, nonostante la medaglia d'oro al valor civile assegnata dal presidente del Repubblica. Forse molti non se lo ricorderanno, ma Ermenegildo Rossi è l'assistente di volo dell'Alitalia che su un aereo Parigi-Roma ha sventato un dirottamento aereo. Lo ricorda La Verità, che ha intervistato quello che per molti è, giustamente, un vero e proprio eroe. Ma che lo Stato sembra essersi completamente dimenticato.

Era il 24 aprile 2011, quando un uomo armato di coltello, il kazako Valery Tolmachyov, aveva preso in ostaggio una collega di Rossi puntandole un coltello alla gola e ordinando di dirottare l'aereo in Libia. "Io ho mantenuto la calma - spiega Rossi a La Verità -. Gli ho detto: 'Ti faccio io una richiesta. Togli il coltello dalla gola della collega e prendi me al suo posto' ma lui ha risposto no, aggiungendo: 'Se non si fa come dico io, la sgozzo'".

Il capitano dell'aereo, ovviamente avvertito, non avrebbe mai raggiunto la Libia. I protocolli di sicurezza obbligano ad atterrare all'aeroporto più vicino, in quel caso Milano o Torino. Ma Rossi era riuscito intanto a portare il dirottatore e l'ostaggio verso la business class. "Lui camminava all'indietro, trascinandosi la collega. Io ero di fronte a lui. Nell'indietreggiare lui ha urtato la coscia contro un bracciolo. Forse pensava di avere qualcuno alle spalle, ha girato la testa e ha allontanato il coltello dalla gola. Mi ha concesso una frazione di secondo, e gli sono saltato addosso". Racconta Rossi. "Li ho spinti entrambi a terra, mi sono avventato su di lui mentre tentava di accoltellarmi. Con la forza sono riuscito a disarmarlo ma mi sono procurato vari tagli alla mano. L' ho immobilizzato e legato prima con alcune cinture, poi con le manette".

Un gesto eroico che però non è stato ritenuto tale da molti. "Dopo avere immobilizzato il kazako, abbiamo deciso di proseguire per Roma. Il momento più intenso è stato quando i passeggeri sono sbarcati. Chi mi ringraziava, chi mi voleva abbracciare, un momento meraviglioso. Poi sono iniziati i problemi: un dirigente della compagnia ha chiamato l' amministratore delegato, Rocco Sabelli. Il comandante gli ha detto 'le passo il capo cabina, colui che ha immobilizzato il terrorista'". "E lei?", si domanda il giornalista. "Io sono un sindacalista, avevo incontrato Sabelli in decine di riunioni. Lui stava per ringraziarmi e io: 'Dottore, sono Ermenegildo Rossi'. A questo punto è calato il silenzio'". E Sabelli, oltre a dire "Ma tra tutti i capo cabina che ho, proprio tu stai su quel volo?" Non ha detto altro.

"L'azienda non ha fatto nulla. Zero. Se accadeva su un volo Air France o Delta facevano un film a Hollywood. In Italia hanno insabbiato tutto ed io sono rimasto solo con il dramma che avevo". Poi è arrivata la medaglia d'oro. Ma qui c'è una storia ancora più assurda: "Alitalia poteva chiedere un riconoscimento, ma non l'ha fatto. Dopo un anno e mezzo la vicenda è venuta a conoscenza del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. È stato lui a propormi e per questo lo ringrazio infinitamente. Speravo in un attestato, in un encomio da lasciare a mio figlio e invece arrivata la medaglia d' oro al merito civile, un' onorificenza pazzesca". Ma di questa onorificenza, non era stato detto nulla allo stesso interessato.

"Era fine ottobre 2017, ero da solo a casa e all'una di notte sono entrato nel sito della presidenza della Repubblica. Ho visto l' elenco degli encomi, le medaglie di bronzo, d'argento. Poi sono arrivato alle medaglie d'oro e leggo Ermenegildo Rossi. Penso: 'Non è possibile, sarà un omonimo'. Clicco. Ero io".

Ma alla consegna non c'è stata alcuna cerimonia, nessun giornalista, nessun encomio. "Non mi volevano ricevere, a un certo punto hanno detto che la persona che aveva le chiavi della cassaforte in cui era conservata la medaglia non era in ufficio. Li ho minacciati di portare lì in dieci minuti giornalisti e telecamere. Così siamo saliti, hanno recuperato le chiavi e mi hanno dato la medaglia". Ma medaglia? "In una scatolina di plastica dal colore smunto, con un nastrino rabberciato".

"Io guardo questa medaglia e provo gioia ma mi ricordo anche tutto il fardello che ho dovuto sopportare. Sa che non l' ho mai messa? Lo faccio per voi, per la prima volta. Dopo avere sventato un attentato ho combattuto un anno e mezzo con il terrore di quello che poteva accadere. Quell'uomo poteva uccidere la mia collega, c'erano 135 passeggeri a bordo, l' equipaggio... E vengo trattato così".