"Ludopatia e iperattività sessuale dopo la cura": Pfizer condannata a risarcire

Ma non solo, anche iperattività sessuale e bulimia. Così ha rovinato la vita di un 60enne

"Ludopatia e iperattività sessuale dopo la cura": Pfizer condannata a risarcire

Gli effetti collaterali di un farmaco prodotto dalla Pfizer hanno portato l’azienda farmaceutica a dover pagare ben 600mila euro per risarcire un uomo di 60 anni residente in centro Italia. Questa volta non stiamo parlando del vaccino anti-Covid, ma del “Cabaser”, usato contro il Parkinson.

Per curare il Parkinson diventa ludopatico

I suoi effetti collaterali hanno rovinato la vita di un uomo che ha iniziato a mangiare di più, essere iperattivo a livello sessuale e a indebitarsi con il gioco. “Mangiavo di più ed ero diventato ipereccitato sul piano sessuale. Poi ho cominciato a giocare..invece di lavorare guardavo il casinò on-line... poi ho cominciato il primo bonifico, poi le carte di credito... ne ho create 1802 usa e getta, che caricavo solo per giocare on-line, credevo di essere impazzito... mi chiedevo perché non riesco a fermarmi? Giocavo di giorno e di notte, mentre mia moglie dormiva” ha raccontato l’uomo. Il farmaco che doveva aiutarlo lo aveva invece fatto sprofondare nel baratro, rovinandogli la vita. Era diventato ludopatico a tal punto da indebitarsi fino a finire sul lastrico, e arrivando anche a licenziarsi.

Pfizer risarcirà con 600mila euro

Poi si è però reso conto che i problemi e i disturbi incontrollabili che aveva erano conseguenze delle cure che assumeva contro il Parkinson. La vittima decise quindi di fare causa alla multinazionale Pfizer. Adesso la corte d’appello di Milano ha confermato la decisione del Tribunale di Milano del marzo 2020 che aveva "accertato la responsabilità di Pfizer Italia nella determinazione dell'effetto collaterale della ludopatia per assunzione di Cabaser" condannando l'azienda farmaceutica che nel bugiardino non aveva inserito i rischi di reazioni avverse come ludopatia e iper-eccitazione sessuale. Secondo la sentenza, la Pfizer deve adesso risarcire la vittima con 200mila euro per danni morali e 300mila per danni economici, oltre agli interessi, arrivando a circa 600mila euro.

L’uomo è stato seguito dallo studio torinese Ambrosio e Commodo. I legali hanno spiegato: “Abbiamo combattuto una battaglia difficile portando ai giudici consulenze fatte da importanti scienziati. Gli effetti collaterali sono stati inseriti tardi. Le conclusioni del tribunale arrivano dopo due complesse perizie a cui ha partecipato attivamente anche l’azienda con propri esperti, senza però essere in grado di convincere i qualificati periti del Giudice”. Secondo quanto emerso, la Pfizer ha iniziato a mettere sul mercato il farmaco Cabaser “senza inserire nel foglietto illustrativo alcun riferimento al gioco d’azzardo, nonostante gli studi clinici, che non potevano non conoscere, indicassero sin dai primi anni 2000 elementi chiari e allarmanti su comportamenti compulsivi all’assunzione di dopamino antagonisti”. Molte prove sono state acquisite dai processi negli Stati Uniti. Pfizer si è quindi trovata a doversi confrontare a Milano con documenti riservati interni della casa madre americana. Quelli che i malati di Parkinson americani avevano usato nei loro processi che si sono conclusi con condanne e transazioni. Alla fine ci sono voluti ben 4 anni per preparare la causa.

La diagnosi di Parkinson nel 1999

Nel 1999 all’uomo, era stato diagnosticato il Parkinson e da quel momento aveva iniziato a utilizzare il farmaco incriminato. In poco tempo erano sopraggiunti gli effetti collaterali che gli hanno stravolto la vita. Era perfino arrivato a rubare 100mila euro all’azienda per cui lavorava. Soldi che adesso vuole restituire. Come ha spiegato il legale, “per sei anni è stato dichiarato invalido a causa del disturbo patologico ossessivo compulsivo dal 2001 al 2006 che infatti il tribunale ha risarcito oltre i limiti tabellari”. Infatti, la cifra del risarcimento è il doppio del massimo previsto dalle tabelle, proprio a causa della particolare sofferenza riportata dall’uomo che all’epoca dei fatti aveva solo 40 anni.

Come affermato dai magistrati d’appello di Milano, le aziende farmaceutiche devono “dimostrare la rigorosa osservanza di tutte le sperimentazioni e i protocolli previsti dalla legge prima della produzione e della commercializzazione del farmaco” e come confermato dalla Cassazione “di aver fornito un’adeguata informazione circa i suoi possibili effetti indesiderati, aggiornandola, se necessario, in relazione all’evoluzione della ricerca”. L’avvocato Bertone, che ha patrocinato la causa con l’avvocato Chiara Ghibaudo, ha spiegato che non è mai stata messa in dubbio l’efficacia del farmaco dal punto di vista medico, quanto il difetto dell’indicazione nel foglietto illustrativo delle reazioni avverse. Chi utilizza i farmaci deve sempre conoscerle in anticipo. "Quei bugiardini da anni sono stati modificati e avvisano i consumatori di non farsi sorprendere dai loro comportamenti. Le sentenze di primo e secondo grado di Milano confermano quello che ritenevamo, ossia che si sarebbe potuto e dovuto fornire queste informazioni molto prima" ha concluso l’avvocato Renato Ambrosio.

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