False cittadinanze, uomini italiani vendono paternità per 800 euro

L’intera vicenda è emersa grazie alla denuncia di una giovane albanese, costretta a prostituirsi con il ricatto di non poter più vedere la propria bambina. Le indagini degli inquirenti hanno portato a scoprire l’illecito accordo: figli di prostitute albanesi riconosciuti all’anagrafe da uomini italiani, che poi intascavano 800 euro

Denunciati dalla polizia di Piacenza due uomini italiani disposti a vendere la propria paternità per la cifra di 800 euro, affinché i figli di alcune prostitute albanesi, avuti con altri individui, potessero ottenere in questo modo la cittadinanza italiana. Agendo così, gli italiani garantivano inoltre alle madri dei piccoli la possibilità di risiedere “legalmente” sul nostro territorio.

Tutto viene scoperchiato grazie alla segnalazione di una giovane donna albanese, che decide di rompere il silenzio e denunciare alle forze dell’ordine il terribile ricatto del quale era vittima. Racconta di essere arrivata a Piacenza tempo prima per trovare un lavoro e raggiungere il proprio compagno, un connazionale padre della sua bambina. All’epoca era ancora incinta.

L’uomo, assieme ad altri complici, l’avrebbe però costretta ad entrare in un giro di prostituzione che lui stesso gestiva, e così la ragazza è stata fin da subito obbligata a vendere il proprio corpo. Quando non si trovava sui marciapiedi della zona di via Caorsana, alloggiava nell’abitazione di un’altra prostituta albanese, dove era tenuta costantemente sotto controllo.

“Ogni sera doveva portare a casa almeno duecento euro, più una percentuale sul totale delle prestazioni, perché altrimenti non le permettevano di vedere la sua bambina.”, dichiarano gli inquirenti, come riportato su “IlPiacenza”.

La giovane albanese aveva infatti partorito nel frattempo la sua bimba, che presto le era stata sottratta ed affidata alle cure di una sorta di “nutrice”. Grazie alla sua denuncia, gli inquirenti hanno potuto allontanare lei e la bambina dal terribile ambiente, collocandole in un luogo sicuro. La donna avrebbe poi continuato a rivelare tutti i dettagli dello sporco affare.

Secondo quanto riferito agli inquirenti, la figlia, in possesso della cittadinanza, era stata riconosciuta all’anagrafe da un uomo italiano che aveva dichiarato il falso presentatosi all’ufficio come padre della piccola. Si trattava di un accordo in cui lei era stata forzatamente trascinata dal suo compagno, in combutta con gli italiani.

Continuando le indagini, gli agenti hanno avuto riscontro di quanto appreso, scoprendo inoltre che anche il figlio di un’altra prostituta era stato riconosciuto all’anagrafe da un italiano in cambio di 800 euro. A ciò ha fatto seguito la decisione della procura di Piacenza di sottoporre i due italiani fino ad ora denunciati al test del Dna, che ha confermato tutto. I figli non erano loro.

I due, un 63enne cremonese ed un 48enne di Milano, sono stati inquisiti per false attestazioni.

A finire denunciati anche la stessa albanese, il suo compagno ed anche la prostituta presso la quale si trovava ospite.

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Commenti

Giorgio5819

Mar, 11/09/2018 - 08:34

Sicuramente comunisti, dementi che realizzano il criminale progetto di imbastardimento scritto dai comunisti.