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La PlayStation della Storia e il Paese reale

C'è un'Italia reale che tutti i giorni deve affrontare problemi a volte enormi e c'è un governo del reale che prova, e a volte ci riesce, a dare una mano

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C'è un'Italia reale che tutti i giorni deve affrontare problemi a volte enormi e c'è un governo del reale che prova, e a volte ci riesce, a dare una mano. Tipo ieri, quando ha deciso di mettere un po' più di liquidità nelle tasche dei lavoratori dipendenti. Poi c'è un'Italia virtuale che gioca alla PlayStation della storia, un gioco in cui Antonio Scurati prende il posto di Giacomo Matteotti, la sua complice giornalista Rai Serena Bortone di Indro Montanelli; il primo sì assassinato dai fascisti, il secondo sì censurato e addirittura gambizzato per impedirgli di esporre le sue idee.

Ogni volta che gli italiani ne hanno la possibilità, ci pensano loro a rimettere le cose al loro posto. È successo anche ieri in Basilicata, dove i cittadini hanno votato in stragrande maggioranza alle Regionali per il candidato di centrodestra, il governatore uscente Vito Bardi. In questo modo, hanno confermato per l'ennesima volta che per il Paese reale Giorgia Meloni non è il Duce, che Scurati e Bortone rappresentano poco più che loro stessi, che la retorica del 25 aprile è ormai un rito stantio, che da ininfluente sta diventando addirittura respingente.

Il problema principale della sinistra è aver perso non soltanto il senso della realtà, ma pure quello del ridicolo. Il grande Ennio Flaiano ebbe a scrivere: «Povera Italia, deve esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo». Così, dopo Soumahoro deputato, la pregiudicata per reati di violenza Ilaria Salis candidata alle elezioni europee, dopo le infinite discussioni politiche su Amadeus che lascia la Rai per fare, beato lui, ancora più soldi altrove, ora siamo ad Antonio Scurati neo martire del rigurgito fascista, quando in realtà si è trattato di una risposta stupida a una stupida provocazione.

Niente, questi insistono. Salvo poi sbattere puntualmente la testa contro il muro a ogni richiesta di conferma del proprio operato.

Non ho ben capito se ci sono o ci fanno, nel senso se credono davvero a quello che dicono (e fanno) o se fingono di crederci per disperazione. In ogni caso, non sono messi bene perché questa è di Roberto Gervaso «niente ci rende più ridicoli degli sforzi che facciamo per non sembrarlo».

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