La politica grillinizzata

Il numero delle firme sale, si moltiplica e basta poco per arrivare a cinquecentomila. Il percorso del referendum non è mai stato così rapido

La politica grillinizzata

Il numero delle firme sale, si moltiplica e basta poco per arrivare a cinquecentomila. Il percorso del referendum non è mai stato così rapido. Non importa quale sia il terreno su cui ci si muove e la profondità del quesito, l'eutanasia, la cannabis, il green pass o tutto quello che presto verrà, è chiaro che si sta viaggiando al di là di una frontiera. È la democrazia dell'istante e ci stiamo facendo i conti. Non è un imprevisto. Questa in fondo è la scommessa iniziale di Gianroberto Casaleggio. È da questo futuro remoto che vengono i Cinque Stelle. È la rete che si mangia il tempo classico della politica. Lo riduce, lo frammenta e poi lo accelera. Non c'è più spazio per gli intermediari. Niente deleghe, niente partiti, nessun Parlamento. È tutto adesso, attimo per attimo, viscerale, istintivo e presente. Il passato viene archiviato in fretta e il futuro sembra scadere nell'arco delle ventiquattro ore. Il consenso è un clic.

Il paradosso, semmai, è che proprio quando il Movimento si accartoccia in una crisi di identità, con Giuseppe Conte che si sente il capo di una succursale del Pd, la politica italiana si sta sempre più «grillinizzando». Qui non c'entrano i valori o le idee, ma le dinamiche. Come si riscrivono le leggi? Come si cambia e riforma un Paese? Come si controlla chi governa? Quale è il luogo dove si confrontano maggioranza e opposizione? Come viene selezionata una classe dirigente? L'impressione è che ci si stia avvicinando a una forma incompiuta di democrazia diretta. È qualcosa di ibrido e piuttosto confuso, che non piacerebbe probabilmente neppure a Jean Jacques Rousseau. I protagonisti sulla scena sono il governo, le masse virtuali, i leader mediatici e le procure. Il Parlamento si scolora, si fa evanescente, sonnecchia e non risponde neppure alle richieste della Corte Costituzionale sui buchi normativi. I deputati e i senatori ritrovano un quarto d'ora di centralità quando c'è da dare la fiducia, ma poi tornano a contare il tempo che manca alla pensione.

Il consenso istantaneo è una brutta illusione, perché riduce tutto a massa e potere. È un pendolo che oscilla tra populismo e autorità. È la mediazione parlamentare che invece tutela la libertà di ognuno di noi. I padri costituenti pensavano ai referendum come a uno strumento straordinario per rivedere leggi non in linea con il sentimento popolare, ma se diventano un sondaggio allora ci avviciniamo a una democrazia plebiscitaria. È un'altra storia.

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