Giorgio Conforto, la spia più sfuggente dell'intelligence italiana

Più conosciuto con il nome in codice Dario, Giorgio Conforto, presunta spia del Kgb è stato probabilmente un formidabile agente doppio, se non triplo. La sua vita rimane avvolta da un alone di mistero.

Professione 007: Giorgio Conforto

Storie incredibili, dalla seconda guerra mondiale alla Prima Repubblica, tra depistaggi, doppiogiochismo, fiumi di denaro e morti sospette. Professione 007 è la serie podcast nata dalla collaborazione tra Dark Side – storia segreta d’Italia e ilGiornale.it. Una nuova puntata qui ogni martedì alle 14.

La serata è trascorsa tranquilla, l’aria di Roma già è impregnata del sapore di un’estate ormai prossima. Due ragazze e un ragazzo sono ancora seduti attorno al tavolo. Fumano, parlano. Il ragazzo controlla l’ora, si è fatto tardi. In quel momento, la porta dell’appartamento al quarto piano di via Giulio Cesare 47, viene abbattuta con un boato. Urla, terrore, una spinta e i tre giovani finiscono a terra. I brigatisti Valerio Morucci e Adriana Faranda, latitanti, vengono portati via. La padrona di casa è l’ultima a essere trascinata fuori. Si chiama Giuliana Conforto. Processata per direttissima, viene assolta per insufficienza di prove.

Molti anni più tardi, nel 2017, viene ascoltata dalla seconda Commissione parlamentare che indaga sul caso Moro. Nel verbale, che ilGiornale.it presenta qui in anteprima, la Conforto conferma che a chiedere di dare ospitalità a Morucci e Faranda furono Franco Piperno e Lanfranco Pace, due dei leader dell’Autonomia. Quando scatta il blitz ai danni dei due brigatisti, racconta ancora la Conforto, avvisa il padre, all’epoca 71enne, che, dice, “era molto preoccupato e mi chiese cosa fosse successo”.

È il 29 maggio 1979 e su quel blitz ancora oggi non si è fatta piena luce. A quell’operazione partecipò anche il prefetto Ansoino Andreassi. Morto il 18 gennaio 2021, l’ex vice capo della Polizia all’epoca del G8 di Genova, rievocò quell’evento per la seconda Commissione Moro.

Nel verbale, qui presentato integralmente per la prima volta, Andreassi viene interrogato sui due appunti generati dal Sismi e trasmessi alla Questura di Roma riconducibili a un profilo informativo relativo a Giorgio Conforto e alla figlia Giuliana, rispondendo che “non facemmo una trasmissione ufficiale all’Autorità Giudiziaria di tali appunti, che mi dissero essere provenienti dal Sismi, in quanto io non avevo elementi per stabilirne la provenienza”.

Ammise poi che “Giuliana Conforto fosse già nota agli atti della Digos come estremista di sinistra: era una di quei fisici, tra cui Piperno e la Bozzi, che in passato si erano già evidenziati” ma aggiungendo che “il padre fosse del Kgb fu una sorpresa assoluta e sconvolgente, tanto che si temeva che potesse costituire un elemento distonico rispetto allo svolgimento del processo sul sequestro e l’omicidio Moro”.

Eppure, secondo alcune versioni, è questo l’episodio che determina il “congelamento” di Dario, nome in codice di Giorgio Conforto, padre di Giuliana, uno dei più importanti agenti del Kgb in Italia.

Il suo nome esce fuori nel 1999 dal controverso Dossier Mitrokhin. Un dossier arrivato in Italia attraverso il controspionaggio inglese, che l’avrebbe redatto sulla base di presunti documenti originali ricevuti da Vassili Mitrokhin, archivista del Kgb che avrebbe trafugato informazioni sensibili trascrivendole nell’arco della sua decennale attività ma di cui non esistono riferimenti certi, al punto che si è ipotizzato non sia neanche mai esistito. Come del resto i documenti da cui sarebbe scaturito il dossier. Nessuno li ha mai visti. A parte il controspionaggio inglese.

Sorvolando sull’autenticità e sulle finalità di questo dossier, dal rapporto contenuto al suo interno e chiamato Impendian n° 142 si apprende che l’agente Dario, classe 1908, sarebbe stato tra i più prolifici agenti segreti del Kgb in Italia dal 1932 al 1978. Nello specifico, ecco cosa si legge sul documento: “Era un avvocato che lavorava come giornalista e come funzionario agrario in Italia. Fu reclutato nel 1932 su base ideologica.

Il principale nome in codice di Conforto era Dario, ma era noto anche come Bask, Spartak, Gau, Chestnyy e Gaudemus. Nel 1937 fu infiltrato nel Partito fascista e successivamente nel Centro Anti-comunista annesso al Ministero degli Esteri italiano. Sotto la bandiera di questa organizzazione, Conforto reclutò tre dattilografe del Mae (Ministero Affari Esteri), Darya, Anna, e Marta, dalle quali ottenne regolarmente notevoli informazioni documentarie”.

Nella parte finale, il rapporto fa menzione anche della figlia di Giorgio, Giuliana, arrestata nella sua casa di viale Giulio Cesare, a Roma, dove offriva ospitalità a Valerio Morucci e Adriana Faranda in rotta con le Brigate rosse di Moretti. Nello stesso rapporto, si esclude che Dario abbia avuto un qualsivoglia ruolo nel caso Moro.

Ma facciamo un passo indietro: maggiori dettagli su Giorgio Conforto si apprendono grazie a una nota proveniente dalla Questura di Roma, datata 10 febbraio 1954, e presente negli archivi del Ministero dell’Interno. In questa nota, si legge che Conforto venne arrestato nel 1932 per attività eversiva, lo stesso anno in cui, stando al Dossier Mitrokhin, entrò neri servizi segreti russi.

Dopo questo arresto, fatto decisamente curioso, lo troviamo assunto presso il Ministero dell’Agricoltura, salvo poi essere nuovamente arrestato nel 1933, in quanto sospettato di tenere collegamenti con un’organizzazione comunista. Scarcerato dopo sei mesi e licenziato dal Ministero, venne riassunto nel 1934 – caso ancora più curioso - per ordine diretto di Mussolini. Trasferito all’Ufficio informazioni segrete del Ministero degli Affari Esteri, nel 1940 lavora per il Centro studi anticomunisti a Roma.

In stretti rapporti con Guido Leto, il capo dell’Ovra, il servizio segreto fascista, Conforto si occupa di tenere i contatti con elementi fuoriusciti dall’Unione Sovietica. Attenzionato sin dal 1946 da Federico Umberto d’Amato su suggerimento della super spia americana James Jesus Angleton, Conforto avrebbe lavorato anche per il Vaticano, anche se non restano documenti a certificare questa collaborazione, ma solo le parole rilasciate nel 1987 da D’Amato in un’intervista a Il Borghese di Mario Tedeschi.

Un agente doppio come conferma un appunto del 2000, stilato dal consulente della Commissioni Stragi Gerardo Padulo. Nella relazione, che ilGiornale.it è in grado di mostrare in anteprima, si fa cenno alla sorella di Giorgio, Silvia Conforto, il cui fascicolo contrassegnato PA, che il consulente ipotizza possa significare Patto Atlantico, è irreperibile.

Membro dal 1972 dell’Associazione nazionale del libero pensiero “Giordano Bruno”, collegata alla massoneria del Grande Oriente d’Italia, quando sua figlia verrà arrestata nel 1979, le procurerà un avvocato molto particolare: Alfonso Cascone, fonte confidenziale dell’Ufficio Affari Riservati tra gli anni ’60 e ’70.

Morto sul finire degli anni ’80, Giorgio Conforto resta una delle figure più sfuggenti dell’intelligence italiana. Presunto agente del Kgb, Dario è stato probabilmente un formidabile agente doppio, se non triplo. Peccato che probabilmente non lo sapremo mai.

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