Perché la partita sui vaccini non ha un finale scontato

Quale sarà il primo vaccino anti Covid disponibile? Il prodotto realizzato da Oxford e AstraZeneca potrebbe superare quello dell'accoppiata Pfizer-Biontech

Il vaccino contro il coronavirus realizzato dall’accoppiata Pfizer-Biontech potrebbe essere superato a pochi passi dal traguardo dal concorrente targato Oxford-AstraZeneca. La corsa degli antidoti anti Covid è ormai entrata nel vivo e, giorno dopo giorno, cresce l’attesa per sapere quale sarà il primo vaccino disponibile. Se l’annuncio del colosso statunitense, con il suo prodotto efficace nel 90% dei casi e molti Paesi in lista d’attesa, sembrava aver ormai chiuso la discussione, ecco l’inaspettato colpo di scena.

Il candidato allo studio dell’università di Oxford e dell’anglo-svedese AstraZeneca potrebbe vincere la gara rivelandosi il prodotto più economico e affidabile. Questo prodotto, infatti, dovrebbe concludere i test entro poche settimane. Si presume quindi che i risultati saranno positivi. Sia chiaro: avere la possibilità di contare su più vaccini è positivo, visto che, data l’urgenza con cui è richiesto il siero, un solo produttore non riuscirebbe mai, da solo, a soddisfare la domanda di centinaia di milioni di dosi.

Problemi logistici

Il vaccino di Pfizer è piuttosto complicato e costoso da distribuire. Come sottolinea La Stampa, stiamo parlando di un farmaco basato su una tecnologia innovativa, ovvero sulla somministrazione nei pazienti dell’Rna messaggero. Questo provoca la reazione del sistema immunitario contro le proteine spike che agganciano il virus alle cellule.

Il funzionamento tecnico dell’antidoto comporta un importante problema logistico. Il materiale genetico contenuto nel vaccino deve essere conservato a una temperatura glaciale, di -70°, ottenibile solo con frigoriferi particolari. Frigoriferi dei quali molti ospedali e case di cura sono sprovvisti. Come se non bastasse, l'antidoto Pfizer deve essere somministrato due volte in quattro settimane.

Il sorpasso di Oxford-AstraZeneca

Il professor Jonathan Stoye del centro di ricerca biomedica Francis Crick di Londra ha spiegato all'Indipendent che con il vaccino Pfizer ci sono almeno due inconvenienti. "Il primo è che richiede due iniezioni per essere pienamente efficace e il secondo è che deve essere conservato a -70 gradi. La somministrazione del vaccino sarà molto complessa per molti destinatari", ha affermato Stoye. Basti pensare ai Paesi che hanno un clima caldo e dispongono di catene del freddo poco sviluppate.

Il candidato di Oxford-AstraZeneca si basa invece su un adenovirus. Il patrimonio genetico è sostituito con la proteina spike e le dosi, a differenza di quelle di Pfizer, possono essere conservate a temperature comprese tra i 2 e gli 8 gradi. Non solo: è sufficiente una sua unica somministrazione. Per quanto riguarda i costi, una dose di Pfizer-Biontech dovrebbe aggirarsi intorno ai 35 euro contro i 4-5 euro del rivale.

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Commenti

wregrewgwerg

Dom, 15/11/2020 - 11:30

Da un lato abbiamo un vaccino prodotto da un'azienda americana fondata da tedeschi e scoperto in un laboratorio tedesco, dall'altro un vaccino prodotto da un'azienda anglo-svedese. La curiosità è che nè tedeschi, inglesi e svedesi faranno alcun vaccino contro il covid, dal momento che questi paesi produttori dei vaccini (somministrati agli italiani) non fanno mai i vaccini che producono, dal momento che sanno bene che danneggiano il sistema immunitario. Per es. i vaccini per i bambini in Europa sono obbligatori solo in Italia,Francia e nell'est Europa, e non lo sono in Germania,Inghilterra,Svezia,Spagna ecc. Curioso anche che i vaccini in Europa non sono obbligatori, cioè non fanno i vaccini, in tutti i paesi protestanti. Poi la Merkel sul vaccino anti-covid ha già detto che non è obbligatorio (per i tedeschi), e gli svedesi per il covid manco hanno fatto la quarantena e hanno puntato sull'immunità di gregge figurarsi se fanno il vaccino.