Dal rapimento alla richiesta del riscatto, fino al rilascio: ecco come è stata liberata Silvia Romano

Dopo diverse prove che attestavano che fosse ancora viva, una collaborazione con i servizi somali e turchi ha agevolato le operazioni di rilascio della cooperante rapita 17 mesi fa in Kenya

Dal rapimento alla richiesta del riscatto, fino al rilascio: ecco come è stata liberata Silvia Romano

A poche ore dalla liberazione di Silvia Romano, la cooperante milanese rapita in Kenya nel novembre del 2018, arrivano le prime informazioni legate al suo lungo sequestro, durato 17 mesi, e alle modalità del suo rilascio, con la consegna della ragazza, questa notte, in un'area a 30 chiloemtri da Mogadiscio, in Somalia. In base alle primissime informazioni, riportate da Adnkronos, le prove che la giovane fosse ancora in vita, dopo così tanto tempo, erano arrivate tramite video.

Le prove e la trattativa

Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, gli emissari dei suoi sequestratori l'avrebbero rilasciata all'alba nelle mani del "contatto", trovato dall'intelligence italiana, guidata dal generale Luciano Carta, grazie anche alla collaborazione dei colleghi somali e turchi. Ls prova in vita di Silvia sarebbe arrivata circa 20 giorni fa, al termine di una trattativa con il gruppo jihadista al Shabaab, durata per diversi mesi. Tuttavia la certezza che la cooperante stesse bene, nonostante i segni della prigionia, era arrivata già a novembre, a un anno esatto dal suo sequestro.

I sospetti sulla morte

Fino a quel momento, nessuno aveva avuto prove o certezze che, dopo il passaggio di mano dai criminali del Kenya, che l'avevano sequestrata in un villaggio a 80 chilometri di Malindi, ai fondamentalisti islamici, che l'hanno tenuta in ostaggio fino a ora, fosse sopravvissuta. Circa un anno fa, infatti, i sospetti che potesse essere morta in seguito a un'infezione, causata da alcune ferite riportate durante uno dei suoi trasferimenti da una prigione all'altra, si erano fatti più insistenti.

La trattativa e il riscatto

Sei mesi fa, dopo aver ricevuto che la cooperante lombarda era ancora aviva, era stata avviata la trattativa per il pagamento del suo riscatto. In base a quanto ricostruito, il negoziato con i sequestratori si è intensificato a metà aprile, fino al via libera che sarebbe stato ottenuto grazie all'intelligence turca. Agli agenti che già si trovavano in Africa per lavorare al caso si sono aggiunti, negli ultimi giorni, altri specialisti partiti da Roma e nella serata di ieri sarebbe avvenuto lo scambio.

Il rilascio

Silvia Romano si troverebbe "in sicurezza" da ormai diverse ore, ma l'annuncio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pubblicato questo pomeriggio su Twitter, è arrivato soltanto quando la ragazza è stata trasferita all'interno di un compound. L'incontro, infatti, avrebbe avuto anche momenti drammatici, viste le conseguenze che un'alluvione ha provocato in Somalia nelle ultime settimane.

Il ritorno in Italia

Silvia era stata rapita nel novembre del 2018 nel villaggio di Chakama, nella parte meridionale del Kenya, dove si trovava per conto della onlus italiana "Africa Milele". Dal momento della sua sparizione, le autorità italiane hanno lavorato per ricostruire la dinamica del suo sequestro, probabilmente all'inizio compiuto da un gruppo di criminali comuni (alcuni dei quali finiti a processo). L'arrivo di Silvia in Italia è atteso per domani alle 14 a Ciampino. L'aeroporto di Mogadiscio è chuso per motivi di sicurezza per l'emergenza causata dall'epidemia da coronavirus e dopo una serie di formalità e permessi sarà concesso il via libera al volo che riporterà la giovane dalla sua famiglia.

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