È rissa Toscani-Benetton: "Ora non difendo più i ponti"

Dopo le parole choc sulle vittime del ponte Morandi, il fotografo spara a zero: "Ora sono un uomo libero". Ma rimane senza lavoro

È rissa Toscani-Benetton: "Ora non difendo più i ponti"

Oliviero Toscani ne combina una in più del diavolo. Dopo aver detto in diretta a Un giorno da pecora, "Ma a chi interessa che caschi un ponte, ma smettiamola", riferendosi alle vittime morte schiacciate dal crollo del ponte Morandi e dopo aver visto il suo contratto con i Benetton stracciato, il fotografo non molla la presa.

Sembrava che il mea culpa (tardivo) lo avesse fatto rinsavire e invece... dice di essersi "liberato". Ma andiamo per gradi. Così, forse, troveremo un filo logico - se mai dovesse esserci - nel suo discorso. Lunedì è stato ospite di Un giorno da pecora e nel giustificare la sua foto con Benetton e le sardine ha spiegato: "Avevamo finito, è arrivato Benetton per un saluto e abbiamo fatto una fotoricordo che non sarebbe dovuta diventare pubblica". Quindi, la domanda scomoda (?) dei conduttori: "Le sardine hanno definito quella foto un'ingenuità...". Il riferimento, ovviamente, va al fatto che i Benetton sono al centro dell'agenda politica del governo, che a breve dovrebbe decidere se revocare o meno le concessioni autostradali ad Atlantia (società controllata dalla famiglia Benetton) dopo il crollo del ponte Morandi. Da qui è iniziata la (folle) presa di posizione di Toscani.

"Noi, come Fabrica, con Autostrade non abbiamo proprio niente da fare", ha detto sempre lunedì Oliviero Toscani, con Giorgio Lauro che ha subito sottolineato come invece Luciano Benetton abbia un rapporto diretto e importante con Autostrade. Toscani, quindi, ha tentato di giustificare l'ex collega sottolineando che "Benetton è un azionista di una società della quale la famiglia ha un 30%, magari anche lei (riferito al conduttore, ndr) se ha investito in Deutsche Bank è responsabile della caduta del ponte". Ecco, questo è il "ragionamento" che di lì a poco lo porterà a dire "ma a chi interessa che caschi un ponte, smettiamola". Una frase orribile che ha fatto infuriate tutti: politici, familiari e pure Benetton che ha deciso di rescindere il loro contratto di lavoro.

Ma all'indomani della decisione e del mea culpa di Toscani (Oliviero, infatti, si dice "molto dispiaciuto"), il "grande" fotografo torna a puntare il dito. "Mi sento benissimo, mi sono liberato della responsabilità di Autostrade allontanandomi dai Benetton - confessa all'Adnkronos -. Io ero lì per fare altre cose e c'era il problema del ponte Morandi... ora basta, non devo più difendere nessuno, solo me stesso. Sono felice, mi sono liberato. È ovvio che non intendessi dire quello che tutti hanno interpretato". Toscani, in questo contesto drammatico, dice di essersi "liberato"? Una follia.

E dopo aver parlato di liberazione, Toscani si definisce una "persona corretta e se c'è qualcosa da dire, ne parlerò personalmente con i Benetton". Ma ora che Benetton lo ha lasciato a piedi (quindi i due avranno poco di cui parlare), Oliviero non deve più "badare" a nessuno e può sparare a zero su tutti. Così torna a parlare della foto con le sardine. "È chiaro che quel giorno lì a Fabrica (il centro culturale da lui diretto e fondato da Luciano Benetton, ndr) l'interesse non era quello di discutere del ponte Morandi - continua -. Questo ovviamente non vuol dire che sono disinteressato alla tragedia, è assurdo pensarlo. Come altri cittadini, come tutti, condivido il fatto che sia tremendo quanto successo a Genova".

Toscani, quindi, non si dà la colpa per le cattiverie gratuite sputate dalla sua bocca, ma accusa la "comunicazione moderna": "Io, uomo della comunicazione colpito dalla comunicazione stessa: chi di spada ferisce, di spada perisce. La frase è stata male interpretata". Ma ora, finita questa sua pessima sceneggiata, cosa pensa di fare? Ovviamente per Toscani è "tutto passato, finito! Mi lascio alle spalle questa vicenda. Toscani non ha fatto cadere il ponte di Genova come qualcuno si diverte a ritrarmi sui social".

Certo, a Toscani basta dire di essere "dispiaciuto", di non essere stato capito per chiudere qui la vicenda. Ma lo sa che decine di famiglie a causa del suo delirio hanno dovuto rivivere quel 14 agosto del 2018? Probabilmente no, tanto che chiude il suo discorso dicendo di avere "grandi progetti in giro, finalmente mi dedicherò a quello che mi piace veramente. E non a difendere i ponti". Pura follia.