La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex ad di Eni Paolo Scaroni e per altre 7 persone in merito alla presunta maxi tangente algerina da circa 198 milioni di dollari, che sarebbe stata versata dalla controllata di Eni all’allora ministro dell’energia dell’Algeria Chekib
Khelil e al suo entourage per ottenere sette appalti petroliferi del valore di "oltre 8 miliardi di euro". La richiesta di processo riguarda anche Eni e la sua controllata Saipem, imputate in base alla legge 231 del 2001.L’inchiesta, coordinata dai pm di Milano Fabio De Pasquale, Isidoro Palma e Giordano Baggio, riguarda in particolare l’ex direttore operativo di Saipem, Pietro Varone, l’ex presidente di Saipem Algeria Tullio Orsi, l’ex direttore finanziario prima di Saipem e poi di Eni, Alessandro Bernini, l’ex presidente ed ex ad di Saipem, Pietro Tali, l’ex responsabile Eni per il Nord-Africa Antonio Vella, e poi Farid Noureddine Bedjaoui, il fiduciario di Khelil ritenuto l’intermediario tra i pubblici ufficiali in Algeria e i manager della controllata di Eni. E, infine, Samyr Ouraied, uomo di fiducia dello stesso Bedjaoui. Indagate, in qualità di persone giuridiche, Eni e Saipem.
Il reato ipotizzato è concorso in corruzione internazionale al quale si è aggiunto, a quanto si è appreso di recente per Scaroni, Varone, Bernini, Tali, Bedjaoui e Ouraied, la dichiarazione fraudolenta dei redditi mediante altri artifizi (articolo 5 del decreto legislativo 74/2000), e cioè per mezzo di false fatturazioni e falso impianto contabile.
I fatti, su cui la Procura ha raccolto tra l’altro le carte di rogatorie in Libano, Algeria, Svizzera, Lussemburgo e Hong-Kong, sarebbero avvenuti tra il 2007 fino almeno al 2010.
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