Le scarcerazioni dei boss indignano il fratello di Impastato: "Deluso dallo Stato"

Nel giorno della memoria per Peppino Impastato, il fratello Giovanni si dice indignato per la scarcerazione di alcuni illustri boss mafiosi

Quarantadue anni dopo la Sicilia ricorda Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978. Quest'anno a causa del coronavirus: niente cortei a Cinisi, niente slogan o manifestazioni. Una commemorazione virtuale, che nonostante l'emergenza sanitaria, vuole tenere vivo il ricordo di chi ha perso la vita per i princìpi della legalità, della libertà di espressione e della cultura. Per questo gli ideali perseguiti da Peppino stridono con le polemiche di queste settimane sulle scarcerazioni dei boss della criminalità organizzata. "Io sono indignato, ma davvero molto indignato - tuona all'Adnkronos Giovanni Impastato, fratello di Peppino -. Sono sempre stato un garantista ma queste scarcerazioni sono aberranti. Oggi mio fratello Peppino sarebbe estremamente deluso da questo Stato".

Nel 1977, un anno prima della sua uccisione, Peppino aveva dato vita a Terrasini a Radio Aut, dai cui microfoni denunciava gli affari criminali di Tano Badalamenti, boss di Cinisi, che aveva soprannominato "Tano Seduto". La sua era una voce scomoda, irriverente e sarcastica, ma con efficacia denunciava una società incapace di ribellarsi allo strapotere mafioso. La voce di Peppino era una voce discordante che bisognava silenziare a tutti i costi, in una Sicilia in cui il dominio della criminalità organizzata era assoluto. Ecco perché, quarantadue anni dopo, oggi più di ieri è necessario mantenere alta l'attenzione. La paura di Giovanni è quella che le scarcerazioni illustri di qeuste settimane siano una scusa per "tirarli fuori tutti, piano piano", dice Impastato. Non sarebbe giusto nei confronti di Peppino, né per tutti coloro che per lottare contro la mafia hanno sacrificato la propria vita. "In questa lista ci sono solo mafiosi e questa cosa mi insospettisce un po' - prosegue Impastato -. Questo mi dà fastidio. Sono indignato perché ci sono molti mafiosi. C'è poca speranza che si possano redimere". E alla domanda se, come dice il pentito Mutolo all'Adnkronos, dietro le scarcerazioni c'è la trattativa Stato-mafia, confessa: "non lo escludo, può anche darsi ma non lo possiamo dimostrare. In base a quello visto in Italia tutto è possibile. Infatti secondo me il decreto per riportarli in carcere è ridicolo e anche anticostituzionale. La frittata ormai è fatta. Oggi Peppino sarebbe deluso da tutto questo".

Don Ciotti ha voluto anche quest'anno ricordare che la memoria attorno alla figura di Impastato non deve essere solo retorica. "La sua è una memoria esigente - afferma il fondatore di Libera -, che non può fermarsi ai discorsi e alle celebrazioni retoriche. Tanto più che una delle grandi intuizioni di Impastato è stata usare l'arma della satira contro la mafia e contro la politica che con la mafia faceva e fa affari". Anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha voluto ricordare la figura di Peppino definendo la sua morte come: "uno dei punti più tragici e perversi della permeabilità sino alla identificazione fra istituzioni pubbliche e private e mafia che assumeva a volte anche il volto dello Stato".

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