La scuola non si ferma: in tempi di Coronavirus le lezioni si fanno a distanza

L'esempio di due scuole siciliane che sfruttano la tecnologia di Google per seguire gli studenti attraverso la didattica a distanza

In tempi di Coronavirus la didattica non si ferma e non potrebbe mai fermarsi. La scuola vuole voltare pagina: non abbandonare, ma anzi accompagnare i ragazzi in questo momento di incertezza e difficoltà. In questo periodo storico in cui l'intero Paese è semi paralizzato, il Giornale.it decide così di raccontare le storie di chi non sta fermo ad aspettare. Raccontare la #reazionecreativa alla paura di un’Italia “positiva” che reagisce e si ingegna per continuare a fare la sua parte rispettando le ordinanze ma senza restare a guardare. Oggi vogliamo raccontarvi la reazione creativa di due scuole che, nonostante il divieto fino al prossimo 3 aprile, hanno deciso migliorare la propria attività scolastica sfruttando quello che la tecnologia ci offre. A Palermo l'istituto classico e scientifico Antonio di Rudinì ha implementato la piattaforma Google Suite. Una piattaforma gratuita a disposizione di educatori e studenti che offre un ventaglio di strumenti progettati per aiutare la didattica a distanza. "Vogliamo accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita, non lasciamo nessuno indietro ma cerchiamo di sfruttare al meglio quello che ci offre la tecnologia", dice il direttore generale Nunzio Maniaci. Anche se gli studenti in classe non ci sono, le lezioni vanno avanti. Anche se lo schermo di un pc ha sostituto la lavagna, si va avanti. Lo si deve ai ragazzi che devono completare il loro percorso scolastico, lo si deve anche ai docenti che chiedono normalità. Lo si deve soprattutto al Paese che sta vivendo uno dei momenti più difficili della storia repubblicana. "Siamo stati chiamati ad utilizzare la modalità della didattica a distanza - racconta la Coordinatrice Giovanna Badalamenti -. Una modalità che abbatte lo spazio fisico dell'aula e appronta la costruzione di nuovi spazi e ambienti di apprendimento virtuali". Insomma, la scuola ai tempi del coronavirus va avanti ma i docenti avvertono: "Non è come una lezione in classe, ma in questo momento così difficile per il nostro Paese - racconta il docente di latino e greco Gabriele Giuffrè - è l'unica opportunità per tornare alla normalità".

Se Palermo lancia l'idea, Catania risponde con una tecnologia che tutti abbiamo nei nostri smartphone, ma che spesso non sfruttiamo appieno. Al Principe Umberto della città etnea, i ragazzi seguono lo stesso orario di lezione di sempre. "Alle 8,20 si inizia - spiega Gianfranco Faillaci, animatore digitale e docente di Lettere al liceo Principe Umberto - i professori si avvicendano e i ragazzi devono essere presenti, connessi online, pronti a interagire. Questo - dice il professore - anche per mantenere un calendario della normalità in un momento che di normale ha ben poco". Per fare lezione nessuno strumento particolarmente complicato. "Abbiamo pensato di usare anche whatsapp. - spiega - per facilitare tutti. All'inizio della lezione vengono inviati ai ragazzi dei documenti che possono essere degli audio, una video-lezione precedentemente registrata dal docente, dei materiali multimediali o dei testi. Poi si dà il via alle domande: i ragazzi chiedono per iscritto dei chiarimenti e il professore risponde alle domande. Oppure, chi ne ha la possibilità e la capacità tecnica, si collega in videoconferenza e, in quel caso, può interagire in maniera verbale guardando anche in faccia i ragazzi".

C'è un rischio che gli stessi docenti lanciano per le prossime settimane. "Se la situazione dovesse protrarsi - prosegue l'insegnante - bisognerà capire come gestire la situazione delle verifiche perché ovviamente il compito in classe per definizione non può essere in nessun modo sostituito da compiti fatti a casa. La didattica digitale è una risorsa ma ovviamente non si può fare tutto con la didattica digitale". E ai problemi di ordine didattico si affiancano i problemi tecnici. "Le difficoltà maggiori sono legate alle infrastrutture che dovrebbero reggere tutto. Nei primi giorni la videoconferenza era più facile. Adesso che tutta Italia è in videoconferenza è diventato più complicato". E poi, aggiunge il professore: "La didattica a distanza più funzionare per la stragrande maggioranza di noi potrebbe non funzionare per qualcuno: ci possono essere ragazzi - sottolinea - che non hanno a casa una connessione sufficientemente robusta da consentire loro di essere in classe all'orario di lezione virtuale, ci possono essere ragazzi che non hanno un telefono adeguato, un tablet o un computer. Per questo - conclude Faillaci - è necessario che le scuole si diano da fare per mettere a disposizione anche le attrezzature che spesso posseggono per venire incontro a ciascuno di questi ragazzi. Perché se lo zero virgola dal punto di vista della statistica può apparire irrilevante, dal punto di vista della didattica è invece qualcosa di estremamente rilevante, forse è la cosa più importante". Intanto si avanti, si sfrutta la tecnologia che si ha con la speranza che questo periodo finisca al più presto.

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