Se adesso ballano anche i soldi europei

Le promesse e le speranze di giugno cominciano a allontanarsi. Qualcosa sta andando storto.

Le promesse e le speranze di giugno cominciano a allontanarsi. Qualcosa sta andando storto. Si è capito che con il virus bisogna conviverci ancora un po'. Non è una sorpresa. Le crepe sono sugli aiuti. Finora ci hanno rassicurato: tranquilli, stanno arrivando i nostri. Ecco, stanno faticando a partire. Il primo passo falso è sul fronte della salute: il vaccino sperimentale presenta alcune controindicazioni non banali. Ci vorrà tempo. La medicina, d'altra parte, non fa miracoli.

L'altra sfida è dare un futuro all'economia. È la ripresa. La ricostruzione. L'impegno a dare un orizzonte alle prossime generazioni. L'Europa, con fatica, ha messo sul piatto una sorta di piano Marshall. Una linea di credito, con una parte di soldi a fondo perduto, che non si era mai vista prima nella storia dell'Europa. È il Next Generation Eu. Un punto di riferimento per i governi, soprattutto quello italiano, con altri tre progetti di finanziamento non meno importanti. Tre fondi per risolvere i problemi più urgenti: la cassa integrazione europea, gli aiuti alle piccole e medie imprese, gli investimenti nella sanità (il famoso Mes).

Non è stato facile mettere d'accordo tutti. La notizia adesso è che l'equilibrio, frutto di un compromesso fragile, sta saltando. Il motivo è che i governi dei Paesi più scettici stanno subendo il malcontento dei propri elettori.

La leva per rimettere tutto in discussione è il peccato di «sovranismo». Luigi Di Maio, ministro degli Esteri italiani, deve avere saputo qualcosa in anticipo, perché proprio ieri ha buttato lì un messaggio elettorale: non votate Salvini o la Meloni alle regionali perché potrebbero esserci ripercussioni da parte dell'Europa. Messa così è una questione molto grave. L'Unione europea non può sindacare le scelte democratiche dell'Italia. Non è un impero e neppure il centro di un sistema feudale. La minaccia di Di Maio non fa bene all'Ue. È spiccia e rozza. Solo che una cosa bisogna riconoscerla: qualcosa si sta muovendo.

Che succede? Bisogna seguire le mosse di Mark Rutte, premier olandese, che nel 2021 deve presentarsi davanti agli elettori. Le opposizioni gli rimproverano di avere avuto la mano morbida con i Paesi spreconi. Il freno di emergenza per fermare i furbi è uno strumento debole e ipotetico. Questa storia la racconta bene Angela Mauro su Huffington Post. Il sospetto è che Rutte ci stia ripensando. Ora deve trovare il modo per fare saltare il Recovery fund. Come? Non punta l'indice contro l'Italia, ma guarda a Ungheria e Polonia. L'accusa è contro i governi di Orban e Dida. Non sono in linea con il «codice Occidentale», cioè con i principi della liberal-democrazia. Il Parlamento europeo ha già aperto un contenzioso con i due premier: chi non rispetta i diritti non avrà i fondi.

L'Olanda rimette al centro del tavolo una questione lasciata da parte per raggiungere il compromesso. Di fatto l'Olanda rimette tutto in discussione. Cosa ha a che fare questo con l'Italia? Orban e Dida non accetteranno mai l'idea che il Parlamento europeo possa mettere becco negli affari interni. Non solo. Si opporranno in tutti i modi a una condanna che chiude i rubinetti del Recovery.

Il Parlamento europeo deve d'altra parte approvare gli accordi sui finanziamenti. La Germania, che guida il semestre Ue, sta facendo pressioni affinché Strasburgo si metta di traverso, ma la questione dei diritti civili rischia di scatenare un incendio. Non ci sarà spazio per il compromesso, perché a quel punto lo scontro sarà sui principi. Si andrà muro contro muro. Nessuno in Europa penserà più alla necessità di aiuti per far ripartire i Paesi messi in ginocchio dalla pandemia.

È vero. Tutti ne hanno bisogno, ma il rischio è che la questione di principio mandi in frantumi come un bicchiere di cristallo i fragili equilibri della Ue. È un gioco dove tutti perdono. Nel migliore dei casi questo pandemonio ritarderebbe parecchio l'arrivo dei soldi. Nel peggiore è la morte del Next Generation eu.

L'Olanda, a quanto pare, non ne è affatto preoccupata. Chi invece ha già ipotecato il futuro, confidando sull'arrivo di una montagna di euro, è l'Italia. Il governo Conte oltretutto ci sta mettendo del suo. Non è sfuggito al resto dell'Europa che non abbiamo uno straccio di idea su dove e come investire quel denaro. Nessuno per ora dice nulla, ma i sorrisetti si percepiscono anche da lontano.

Non è come nei film western. Le giacche blu, i nostri che devono arrivare, non si fidano di chi devono aiutare e per di più sembrano avere la pretesa di decidere chi deve governare. Rischia di diventare una brutta storia.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.