Se nel centrodestra è l'enzima Forza Italia a garantire stabilità

Domani si incontreranno e non basterà la foto con il sorriso a dire che tutto va bene.

Se nel centrodestra è l'enzima Forza Italia a garantire stabilità

Domani si incontreranno e non basterà la foto con il sorriso a dire che tutto va bene. Per capire cosa sta accadendo nel centrodestra pensate al ciclismo. È un po' quello che accade certe volte, non spesso, al Giro d'Italia. Giorgia Meloni e Matteo Salvini corrono per la stessa squadra, ma sono anche in competizione tra di loro per la vittoria finale. Nessuno dei due chiaramente vuole fare il gregario. I tempi, cioè i sondaggi, li indicano troppo vicini. La gara, però, non è adesso, ma quando ci saranno le elezioni e così ogni occasione rischia di diventare un braccio di ferro. È così che Forza Italia si ritrova a svolgere il ruolo di pietra d'angolo della coalizione. È il punto di equilibrio. Non si conta, ma si pesa.

Salvini sente come una minaccia la scelta della Meloni di stare all'opposizione. Non è la prima volta che accade: lui stava con Conte e lei no. Solo che il governo Draghi è diverso. È una maggioranza con quasi tutti dentro e i sondaggi, appunto, stanno premiando il fuori pista di Fratelli d'Italia. Il Copasir, la commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti, è diventato il terreno pubblico dello scontro. Tocca al partito della Meloni, ma Salvini per mesi ha fatto resistenza. Quando il leghista Volpi si è dimesso, l'offensiva si è spostata sul nuovo presidente. Adolfo Urso non avrebbe mai immaginato di incarnare un profilo sgradito alla Lega. Fatto sta che Salvini lo ha indicato come «amico dell'Iran». Fa affari con loro. Urso, come risposta, ha mostrato vecchie foto con Sharon e Peres. La sua nomina non è uno sgarbo verso Israele. Salvini allora ha chiesto a tutti i parlamentari del Copasir di dimettersi per ridisegnare nomi e volti della commissione. Tutto questo avvelena ogni giorno di più i rapporti tra i due alleati.

Non sono solo schermaglie. È sfiducia, reciproca. Cosa accadrà allora domani? I vertici del centrodestra si riuniscono per decidere le candidature a sindaco di Milano, Roma, Napoli, Torino. Basta ascoltare le parole di Salvini per capire che non sarà facile trovare una soluzione: «Ho tante belle idee in testa, però le porto al tavolo, altrimenti qualcuno si offende». Il qualcuno è Giorgia Meloni. Non serve neppure nominarla.

È qui che diventa importante il terzo elemento. Al tavolo ci sarà anche Antonio Tajani, come plenipotenziario di Silvio Berlusconi. Il ruolo di Forza Italia in questo caso dovrà essere molto simile a quello dei catalizzatori nei processi biologici. È insomma l'enzima del centrodestra. Non si tratta soltanto di fare da «paciere». È qualcosa di più complesso. È riuscire a dare alla coalizione una prospettiva che vada oltre la stagione che si sta vivendo. Questo non significa che Lega e Fratelli d'Italia non abbiano una visione, ma tutti e due hanno bisogno di un terzo alleato che stemperi la competizione e allarghi le prospettive. Non è un ruolo facile, perché per riuscire nell'impresa deve puntare sulla propria identità. Deve chiedersi «chi siamo» e non avere la tentazione di rincorrere gli alleati. La scelta di stare con Draghi significa incarnare le riforme previste dal Recovery plan: pubblica amministrazione, giustizia, fisco, welfare, concorrenza. È lì che il partito di Berlusconi deve riuscire a lasciare un segno. È lì che si gioca la sua partita. Non sono temi che scaldano il dibattito pubblico, ma sono quelli che segneranno il futuro dell'Italia per generazioni. Adesso si parla di sindaci, ma la vera sfida non può essere questa. Una coalizione che nasce solo per vincere le elezioni non ha futuro. È il Pd che cerca disperatamente un patto con i Cinque Stelle. È il male storico della sinistra. La grande scommessa è governare, e in Italia è sempre un'avventura.

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