"Riso soffiato". La madre killer, le sevizie e i "preliminari" sul corpo di Gabriel

Gabriel Fernandez è morto a 8 anni dopo mesi di torture, botte e sevizie: l'omicidio è costato un ergastolo alla madre e la pena di morte al compagno di lei

Screen "Aguzzini in casa" Netflix via YouTube
Screen "Aguzzini in casa" Netflix via YouTube

Seviziato per 8 mesi e infine ucciso. È la vicenda di cronaca nera che si è consumata nel 2013 a Palmdale, California: un bambino di 8 anni è giunto in pronto soccorso dopo essere stato rianimato: sul suo corpo segni indicibili di torture e dolore.

È così che se n’è andato Gabriel Fernandez, per mano, come avrebbe poi stabilito la giustizia statunitense, di sua madre Pearl Fernandez e del compagno di lei Isauro Aguirre. La vicenda è al centro della miniserie Netflix dal titolo “Aguzzini in casa: la vicenda del piccolo Gabriel Fernandez”.

Le ultime ore di Gabriel

È la sera del 22 maggio 2013 (secondo l’ora locale della California). Una donna chiama al 911 e dice: “Mio figlio non respira”. È Pearl Fernandez. Poco dopo, il suo compagno Isauro Aguirre parla con i vigili del fuoco che lo consigliano su come eseguire il massaggio cardiaco e la respirazione esterna. L’uomo aggiunge: “Oddio! Mio figlio ha 8 anni. Stava litigando con suo fratello e io l’ho trovato privo di sensi”. Ma non è accaduto questo: il figlio in questione, Gabriel, è stato picchiato, e la madre e il compagno hanno cercato sulle prime di dissimulare quanto accaduto. Il loro crimine ha creato sdegno e orrore in ogni orientamento politico statunitense.

Mentre riempivo la cartella - dice nel documentario Christen Estes, infermiera nell’area ambulanze, nel raccontare Gabriel al suo arrivo in pronto soccorso - quello che dicevano i medici mi ha scioccata. Non potevo credere che quell’elenco fosse reale”. Al bambino sono state riscontrate infatti bruciature sulla gola, escoriazione e tagli sul viso, occhi neri, tagli ovunque tra cui uno sul pene, abrasioni da trascinamento sui piedi, segni di corde attorno alle caviglie. Inoltre nel corpo del bimbo c’erano due proiettili, uno in un polmone e uno nell’inguine. Era cosparso di bruciature di sigarette, alcune quasi guarite, altre nuove, e aveva una frattura depressa del cranio.

Sembrava di toccare del riso soffiato”, ha aggiunto Estes parlando della consistenza della testa del piccolo. Che alle 14.52 del 23 maggio 2013 (ora della California) è stato dichiarato morto, nonostante lo sforzo immane e coordinato dei medici e del personale sanitario.

Quelle denunce inascoltate

Gabriel nasce il 20 febbraio 2005, ma la madre Pearl lo abbandona in ospedale. Tre giorni dopo il prozio Michael Lemos Carranza lo prende in affidamento e inizia a crescerlo con il suo compagno David Martinez. Il bambino è felice con i due uomini, ma qualcuno avanza l’accusa che possa essere stato molestato, anche se poi le accuse non sono mai state provate. Così Gabriel viene dato in affidamento ai nonni, che non vedevano di buon occhio la relazione omosessuale del prozio. Anche dai nonni comunque Gabriel vive una vita felice, e lo fa finché gli assistenti sociali non decidono che può tornare da Pearl. Gabriel confida ai parenti di aver paura del compagno della madre, e i famigliari della donna cercano di opporsi alla scelta degli assistenti sociali. Invano.

Gli abusi iniziano fin dai primi giorni della nuova convivenza di Gabriel con la madre, il compagno di lei e i due fratelli maggiori del bambino. Gabriel viene sottoposto a diverse sevizie: la madre gli spara addosso con una pistola ad aria compressa, viene costretto a bagni ghiacciati, a dormire legato, imbavagliato e bendato in una minuscola credenza ai piedi del letto della madre. I suoi denti vengono fatti saltare con una mazza. Non viene nutrito, se non con lettiera usata dal gatto. L’amore dei fratelli gli viene alienato, perché i due adulti spingono i ragazzini ad allontanarlo e maltrattarlo.

Ma qualcuno si accorge che qualcosa non va. Se ne accorge un’insegnante, che inoltra numerose segnalazioni ai servizi sociali, se ne accorge un vigilante che lavora proprio nei servizi sociali. Ma le loro denunce restano inascoltate. Pearl tra l’altro riesce a convincere la polizia che il bambino si sia inventato tutto per sfuggire a bulli più grandi. Mentre alcune vicende di cronaca restituiscono storie di bambini tolti a torto ai genitori naturali, questa racconta di una serie di presunte leggerezze ed errori nella vigilanza.

I processi

Pearl Fenandez e Isauro Aguirre

Diversi procedimenti si sono orientati sia nell’azione giudiziaria verso Pearl e Isauro, sia verso i servizi sociali. Per venire a capo di questi ultimi e scongiurare futuri avvenimenti simili, viene allertato il consiglio dei supervisori, che giunge a nuove regole da seguire in caso di violenze famigliari nei confronti dei bambini.

Due assistenti sociali, Stefanie Rodriguez e Patricia Clement, e due supervisori, Kevin Bom e Gregory Merritt, dopo essere stati licenziati, sono stati accusati di falso in atto pubblico e abuso di minore: hanno rischiato 11 anni di galera ma alla fine sono stati assolti per mancanza di prove. Nove poliziotti coinvolti sono stati sottoposti a sanzioni disciplinari per non aver creduto al bimbo.

Diversa la posizione di Pearl e Isauro. Pearl si è dichiarata colpevole e le è stato comminato l’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata. Isauro è stato condannato alla pena capitale. Su di loro è pesato il fatto che gli inquirenti hanno percepito che a entrambi non importasse nulla di Gabriel: non li hanno visti eseguire la rianimazione all’arrivo dell’ambulanza e non sono saliti sul mezzo con il bambino trasportato all’ospedale. Inoltre un presunto particolare ancor più agghiacciante pesava sul loro capo: le violenze e le sevizie su Gabriel erano forse legati al loro menage, come fosse un preliminare sessuale.

Purtroppo pene detentive e nuove regole non sono servite: il 21 giugno 2018 il piccolo Anthony Avalos, 10 anni, è stato torturato e ucciso attraverso la stessa identica dinamica dalla madre e dal compagno di lei, sebbene con moventi differenti. Nessuno è riuscito a prevenire questo crimine e salvare la vita neppure a questo secondo bambino.

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