Spaccio nel centro d'accoglienza, blitz dei Carabinieri a Licata

L'operazione dei Carabinieri, denominata "Capolinea", porta alla scoperta di sei pusher i quali usano anche il centro d'accoglienza come luogo di spaccio di sostanze stupefacenti

I controlli dei Carabinieri nel capolinea dei bus di Licata
I controlli dei Carabinieri nel capolinea dei bus di Licata

C’è anche un centro d’accoglienza tra i luoghi dello spaccio a Licata, città portuale in provincia di Agrigento interessata nelle scorse ore da un blitz dei Carabinieri contro una banda di pusher che smerciano sostanze stupefacenti anche davanti luoghi sensibili.

Tutto parte infatti dalle denunce di alcuni genitori allarmati, i quali nelle ultime settimane notano la presenza di sospetti spacciatori davanti le scuole frequentate dai propri figli. Si tratta di ragazzi molto giovani, i quali vendono la propria roba a pochi passi da zone frequentate da famiglie e da diversi adolescenti.

Scatta quindi l’indagine da parte degli uomini dell’Arma, i quali individuano un gruppo di sei giovanissimi i quali da mesi costituiscono una vera e propria banda dedita allo spaccio. Punto nevralgico è la stazione degli autobus extraurbani, non a caso l’operazione scattata alle prime luci dell’alba di questo mercoledì viene chiamata “Capolinea”.

È nello stallo riservato ai bus provenienti da Palermo che avviene la prima fase dello spaccio: all’interno di bagagli o di zaini viene infatti trasportata la droga acquistata presso il capoluogo siciliano. Filmati ed intercettazioni ambientali documentano l’arrivo dei pusher, con i loro complici ad aspettarli nel capolinea dei bus.

Poi da qui la droga prendeva varie vie, anche come detto quella di un centro d’accoglienza: all’interno della struttura dedicata ai richiedenti asilo, vengono rintracciate sostanze stupefacenti e viene documentata un’intensa attività di spaccio tra alcuni ospiti del centro.

Non a caso tra i sei ragazzi individuati come spacciatori, figurano anche extra comunitari originari del nord Africa: sono loro, assieme ad altri pusher locali, a guidare la banda di spacciatori che per mesi compie le proprie attività sotto lo sguardo incredulo di genitori e residenti.

Tutti e sei i componenti della banda sono oggetto di fermo da parte dei militari dell’Arma: devono adesso rispondere delle proprie attività illecite agli inquirenti. Il blitz di questo mercoledì è stato ordinato nella notte dalla procura della Repubblica di Agrigento, su provvedimento emesso dal Gip della città dei templi.

Secondo chi cura le indagini, il giro d’affari stimato per le attività di spaccio della banda è di circa 500mila Euro.

Al di là dell’aspetto relativo all’inchiesta, desta impressione la gravità sotto un profilo prettamente sociale dei fatti scoperti dai Carabinieri. Molti assuntori risultano infatti giovanissimi, alcuni acquistano la merce in prossimità degli orari delle lezioni scolastiche oppure in zone molto centrali, praticamente alla luce del sole.

E poi, come detto, emerge il ruolo di alcuni extra comunitari all’interno della banda e le attività portate in parte in essere dentro un centro d’accoglienza. Anche su questo gli stessi abitanti di Licata che con le loro denunce portano a galla le attività di spaccio, si interrogano e si chiedono come mai questo è potuto accadere all’interno di luoghi così sensibili. Non è la prima volta che nell'agrigentino una struttura d'accoglienza viene coinvolta da blitz antidroga, anche in altre occasioni in alcuni centri viene sequestrata droga o si procede con apposite perquisizioni da parte delle forze dell'ordine.

Sul caso nelle scorse ore interviene anche il ministro dell'interno Matteo Salvini, il quale esprime soddisfazione per gli esiti del blitz dei Carabinieri a Licata: "Grazie a forze dell’ordine e inquirenti - afferma il titolare del Viminale - lotta alla droga, al crimine e al business dell’immigrazione in ogni città. La pacchia è finita”

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