Spese pazze con i soldi di Fnm, si dimette il presidente Achille accusato di peculato e truffa

Seicentomila euro i soldi spesi per fini personali, soprattutto dai figli, tra carte di credito aziendali, auto, alberghi di lusso, bollette di telefoni cellulari, e scommesse sportive

Spese pazze con i soldi di Fnm, si dimette il presidente Achille accusato di peculato e truffa

Si è dimesso l'ingegnere Noberto Achille, presidente di Ferrovie Nord Milano. Una decisione scontata dopo l'ordinanza che lo ha raggiunto nella serata di ieri, con cui il gip Sofia Fioretta, su richiesta del pm Giovanni Polizzi, lo ha interdetto per sei mesi "dall'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese" nell'ambito dell'inchiesta che lo vede indagato per peculato e truffa aggravata ai danni della società.

Secondo gli inquirenti, Achille avrebbe causato all'azienda un danno da 600mila euro. Soldi utilizzati per fini personali, soprattutto dai suoi due figli, tra carte di credito aziendali, auto con carburante e telepass, alberghi di lusso, bollette di telefoni cellulari, pay tv e persino scommesse sportive.

Il vice presidente Luigi Cardinetti ha assunto la rappresentanza della società che ribadisce, si legge nella nota diffusa da Fnm, "la correttezza dei propri bilanci". E "nel rinnovare la piena collaborazione all'autorità inquirente", sottolinea "di aver dato mandato già da tempo a un avvocato penalista affinché tuteli, anche giudizialmente, i propri interessi". Fnm aggiunge che "il presidente del collegio sindacale (Carlo Alberto Belloni, ndr), nell'ambito dell'indagine, è stato raggiunto da un avviso di garanzia". Belloni è, infatti, indagato per tentato favoreggiamento nell'ipotesi che abbia "omesso di assolvere agli obblighi di controllo conseguenti al ruolo rivestito" e "adottato condotte attive finalizzate a nascondere le distrazioni di beni riconducibili al predetto Achille".

Achille, 71 anni, da 17 era a capo della holding partecipata per il 57,5 per cento dalla regione Lombardia, e per il 14,7 da Ferrovie dello Stato, con 300 milioni di fatturato l'anno e 4mila dipendenti, tra il 2008 e 2014 avrebbe speso circa 110mila euro tra"pasti non di lavoro, abbonamento per la pay tv, abiti, scommesse sportive, materiale elettronico". Avrebbe inoltre "ceduto alla moglie e a un figlio due schede telefoniche intestate alla società, che ne sosteneva i costi per 125mila euro".

Non solo. Uno dei figli avrebbe avuto in uso due auto aziendali, tra cui una Bmw serie 5 con annessi telepass e carburante, tutto pagato dall'azienda per un costo complessivo di 220mila euro circa. Il giovane avrebbe collezionato contravvenzioni al codice della strada per 124mila euro. Non finisce qui. Achille avrebbe "chiesto il rimborso in contanti di spese effettuate utilizzando la carta di credito aziendale per 22mila euro circa".

Dalle intercettazioni raccolte dagli investigatori fino a poco tempo fa emerge che queste prassi sarebbero da ricondurre più che altro al comportamento dei figli a cui il padre non ha saputo mettere un freno. Situazione che Achille aveva inziato ad affrontare dopo l'avvio dell'indagine. Tra l'altro il 71nne aveva già espresso all'azienda la volontà di non ricandidarsi a fine mese, allo scadere del mandato, ma anche la volontà di far fronte ai rimborsi di gran parte delle spese che gli vengono contestate.

È prevedibile che la sua difesa, rappresentata dall'avvocato Gianluca Maris, punterà a discutere la qualificazione giuridica dei fatti contestati. Per i magistrati si tratta di peculato, che si può configurare solo se si consideri pubblica Fnm, ma non è esclusa l'appropriazione indebita, nel caso in cui si consideri privata la società quotata in borsa e a capitale misto.

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