La strana sentenza Abu Omar: il Sismi non c’entra, ma i suoi agenti vanno processati

La strana sentenza Abu Omar: il Sismi non c’entra, ma i suoi agenti vanno processati

La strana sentenza Abu Omar: il Sismi non c’entra, ma i suoi agenti vanno processati

Per Nicolò Pollari, Marco Mancini e gli altri uomini del Sismi - il nostro servizio segreto militare, oggi ribattezzato Aise - la sentenza della Cassazione del settembre scorso fu una doccia fredda: usciti indenni dai processi di primo e secondo grado per il rapimento da parte della Cia di Abu Omar, imam della moschea milanese di via Quaranta, gli 007 italiani videro annullati i loro proscioglimenti. Il nuovo processo d’appello si dovrebbe tenere la prossima primavera, a oltre dieci anni di distanza del rapimento del predicatore integralista. Per quali motivi la Cassazione avesse deciso di riportare Mancini & C. sul banco degli imputati, si contava di capirlo una volta depositate le motivazioni.
Ed eccole, le motivazioni. Che però non chiariscono del tutto il percorso logico seguito dal massimo organo giudicante. La stessa Cassazione, infatti, scrive che «non è vero, almeno per quel che emerge dagli atti e dalle due sentenze di merito, che l’operazione Abu Omar fosse stata autorizzata dal governo italiano, non solo perchè il rapimento non sarebbe mai stato autorizzabile per la legge italiana, ma anche perché sia il presidente del Consiglio dei ministri in una nota ufficiale, sia l’allora direttore del Sismi, avevano escluso ogni coinvolgimento delle istituzioni». «Siffatta affermazione - aggiunge la sentenza - fino ad oggi non ha ricevuto smentite».
Il Sismi in quanto tale, dunque, non c’entra, come più volte sostenuto dal suo ex capo Nicolò Pollari, e non c’entra nemmeno il governo Berlusconi in carica all’epoca. Il processo però va comunque rifatto per stabilire se singoli funzionari del nostro servizio segreto abbiano a titolo personale, magari solo per ottenere una «raccomandazione», cooperato con gli americani: come per esempio, ricordano i giudici, fece il carabiniere del Ros Luciano Pironi, finora unico reo confesso della vicenda. E per verificare le responsabilità dei nostri 007 va ridotto l’ambito di applicazione del segreto di Stato che sia il governo Prodi che quello Berlusconi avevano imposto sulla vicenda, e che venne confermato dalla Corte Costituzionale.
Per i giudici di primo e secondo grado, quel segreto copriva integralmente la vicenda e rendeva impossibile ricostruire le responsabilità di questo o quell’agente segreto. Invece la Cassazione afferma che il segreto non può cancellare i reati eventualmente commessi: «appare del tutto erronea l’affermazione del tribunale sostanzialmente avallata dal giudice di appello, secondo cui le modalità di apposizione del segreto avrebbero garantito agli agenti del Sismi di godere di una immunità di tipo assoluto a livello processuale e sostanziale». Infatti «è possibile per gli agenti dei servizi godere della non punibilità soltanto in precedenza di due presupposti, ovvero l’esplicita autorizzazione della condotta illegale e l’indispensabilità della stessa per conseguire le finalità istituzionali».
Insomma, agli agenti del Sismi e al loro ex direttore toccherà affrontare un nuovo processo e rischiare nuovamente le pesanti condanne che la Procura di Milano aveva invocato per loro. E questo nonostante la Corte Costituzionale avesse stabilito che, in nome dell’interesse inviolabile della sicurezza dello Stato, i rapporti tra i nostri segreti e quelli alleati fosse interamente coperto dal segreto. Che il rapimento(o meglio la «rendition») di Abu Omar rientrasse appieno in questa sfera era stato ritenuto pacifico da giudici del tribunale e della Corte d’appello di Milano non sospettabili di simpatie per il Sismi. Ora la Cassazione interpreta a modo suo la decisione della Corte Costituzionale. E dà il via a un processo che potrebbe avere ripercussioni rilevanti sui rapporti in tema di intelligence tra Italia e Stati Uniti.

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