"Quel tampone? Una trappola": ora il pediatra finisce indagato

Un pediatra avrebbe effettutato tamponi privatamente facendoli pagare ai pazienti 50 euro, senza però essere regolarmente accreditato. La Asl ha aperto un'indagine sul caso

"Quel tampone? Una trappola": ora il pediatra finisce indagato

Tamponi a tutti, al costo di 50 euro cadauno e senza nessuna autorizzazione. É successo a Rignano sull’Arno, un piccolo Comune della città metropolitana fiorentina. A compiere l’illecito sarebbe stato un pediatra che, in piena emergenza sanitaria, avrebbe fornito ai residenti della cittadella l’alternativa veloce ai tamponi antigienici rapidi della’Azienda Sanitaria Locale. Nessuna lista di attesa, bastava recarsi del medico e, in 15 minuti, ecco il risultato del test. A patto che si pagasse una fattura di 50 euro.

Tutto regolare (sebbene sul prezzo vi siano dei dubbi), se solo il medico fosse stato accreditato per eseguire tamponi privatamente. E invece, senza nessuna autorizzazione, il dottore dei bambini, non solo avrebbe fatto tamponi rapidi anche agli adulti, ma avrebbe persino inserito i risultati sul portale ufficiale del Comune.

A far scattare l’allarme è stato Daniele Lorenzini, da nove anni primo cittadino del comune in provincia di Firenze, ma medico di professione. “Sono venute da me due persone adulte, a cui era stato chiesto un tampone rapido dalla propria azienda per poter continuare a lavorare e sono inciampati nella trappola del medico. Gli ha chiesto 50 euro a tampone”, ci spiega il sindaco, mostrandoci la fattura che gli è stata fornita dalle due “vittime”.

Le regole per i medici di famiglia riguardo i test del Covid19 sono semplici e chiare. Si possono effettuare tamponi antigienici rapidi ai propri assistiti, ma a titolo gratuito e con richiesta dell’Asl. Mentre per l’attività svolta privatamente è necessario essere un ente accreditato. “La cosa che mi lascia più amareggiato - ci spiega ancora Lorenzini - è che in un momento come questo in cui le persone non hanno i soldi per fare la spesa si chiedano 50 euro per un tampone che al medico sarà costato intorno ai 10 euro. É inaccettabile”. Sul punto si è espresso anche il segretario provinciale della Fimmg, Vittorio Boscherini che ha puntualizzato alcune questioni: "Al di là di considerazioni etiche sull’opportunità di farli a pagamento – spiega – i medici di famiglia convenzionati possono effettuare i test antigenici rapidi in libera professione, tuttavia, questi test non possono essere utilizzati per le necessità istituzionali dei cittadini, tantomeno registrati sul sistema informatico Sispc, perché per farlo da liberi profesionisti, occorre l’autorizzazione e l’accreditamento". In ogni caso, questi test, in base al contratto nazionale e all’accordo raggiunto con Governo e Regione "non possono essere effettuati a pagamento ai propri assistiti, pena la decadenza della convenzione con l’Asl".

Sembra essere d’accordo con lui la Asl Toscana Centro che nei giorni scorsi ha avviato un’indagine per fare chiarezza sul caso. Sì, perché potrebbero essere molte le persone che per scampare alle famigerate liste d’attesa dell’azienda sanitaria hanno accettato il compromesso poco economico del medico. “Ha fatto i tamponi a mio moglie e a mia figlia, abbiamo speso 50 euro a tampone”, ci spiega un residente di Rignano sulla’Arno, che ammette di aver cercato il medico personalmente perché aveva urgenza del test e di non essere un suo paziente.

"I tamponi vengono forniti ai medici dalle Asl gratuitamente per alcune tipologie di intervento, non possono certo essere fatti a tappeto e il medico percepisce dall’azienda sanitaria 18 euro se esegue il test fuori dal proprio ambulatorio e 12 euro se invece viene fatto all’interno", specifica in un'intervista al Giornale.it , Daniele Lorenzini. Se il medico sotto indagine avesse utilizzato proprio i tamponi ricevuti dall’Asl per effettuarli privatamente con un compenso nettamente più alto, si tratterebbe senza ombra di dubbio di un utilizzo improprio di materiale prezioso in tempo di pandemia e non sembrerebbe assurdo pensare che l’intento fosse quello di lucrare su un dramma di portata mondiale.

Se invece i tamponi utilizzati dal medico non fossero i medesimi ecco che allora sorgerebbe un'ulteriore domanda. Dove erano stati acquistati i test antigienici rapidi? Era materiale certificato? La risposta arriverà, con ogni probabilità, nel momento in cui la Asl terminerà gli accertamenti sul caso. Nel frattempo il medico finito sotto indagine - e che siamo riusciti a raggiungere telefonicamente - ci ha spiegato di non voler rilasciare dichiarazioni, di essere stato consigliato così e non voler dar adito ad una polemica per lui insensata. Sostenendo per di più che “50 euro non sono certo un costo speculativo”. Il medico ci ha confermato che presenterà all’Asl la documentazione, che, al momento, ha interrotto la presunta attività illecita e garantisce “da parte mia non ci saranno più fraintendimenti”. E noi speriamo che sia davvero così.

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